25. 02. 2021 Ultimo Aggiornamento 24. 02. 2021

Sul deposito nazionale dei rifiuti radioattivi: fuori dal coro

Categoria: Il Foglietto

Intervengo sulla base di quanto ho vissuto in qualità di direttore dell'ANPA (Agenzia Nazionale per la Protezione dell'Ambiente, oggi ISPRA), autorità nazionale per la sicurezza nucleare e per la radioprotezione e per l'esperienza maturata nella Commissione Nazionale per le Valutazioni dell'Impatto Ambientale ove fui istruttore di procedure di smantellamento di due centrali nucleari italiane. E per avere partecipato a Euratom e all'Agenzia Atomica dell'ONU.

Penso che non sia ammissibile ogni presa di posizione contraria all'ubicazione del deposito, che sia aprioristica e non motivata.No a spinte populistiche e di convenienza politica.

Lo dico per essere stato oppositore del nucleare e so di essere impopolare, ma la penso così.

Intanto, perché la Direttiva Europea Euratom 2011/70 stabilisce che ciascun Paese ha la responsabilità di sistemare i propri rifiuti radioattivi entro i propri confini nazionali. I depositi nazionali in Europa sono 19. Ma anche soprattutto per questioni etiche: NOI abbiamo prodotto quei rifiuti e continueremo a produrli (es. nel campo della medicina, della ricerca, della sicurezza aerea, ferroviaria per le gamma-grafie per la verifica della perfezione delle saldature, per la più perfetta misura delle lamine sottili e tanto altro ancora...) E NOI DOBBIAMO GESTIRLI, responsabilmente.

Vogliamo forse correre il rischio di perderne il controllo, come avviene da anni nel campo delle materie plastiche e dei rifiuti elettronici con cui stiamo creando gigantesche colline artificiali inquinantissime e omicide in Africa?? O spedirle in Russia in siti già contaminati, densamente abitati ove vigono cautele non paragonabili alle nostre?

Dobbiamo gestirli anche perché sappiamo gestirli: abbiamo professionalità, capacità, tecnologie adeguate e un'opinione pubblica vigile in grado di imporre massima sicurezza e precauzione. Occorre però un processo partecipato e trasparentissimo. L'aderenza, per esempio, ai criteri fissati nella Guida Tecnica n. 29, dell'ISPRA, pubblicata nel 2014 (e sottoposta a review nell'ambito dell'Agenzia Atomica Internazionale dell'ONU - IAEA) dev'essere pubblica, oggettiva, misurata e verificabile.

La scelta del sito non può essere inquinata dalle opportunità politiche, ma essere oggettivamente la migliore possibile. La Guida - tengo a rendere noto - è basata anche su 8 disposizioni di legge in materia ambientale che ne coprono tutti i settori e le matrici che interessano la biosfera: biodiversità, aree protette, acqua, aria e suolo.

Tra i criteri di esclusione non c'è solo l'esistenza di aree protette, ma anche le aree esterne, vicine ad esse o di collegamento ecologico.

Sarà uno strumento per il processo indispensabile per scartare, MOTIVATAMENTE, 66 dei siti potenzialmente presi in considerazione e individuare quello unico definitivo.

Cose che non mi convincono e che vanno corrette:

1) Una questione di tanto interesse nazionale non può essere delegata a SOGIN ma deve vedere in prima fila il governo a partire dai ministri per l'ambiente e per lo sviluppo economico che appaiono defilati;

2) La consultazione pubblica avviata è monca: gli atti e i progetti sono consultabili presso le sedi delle centrali nucleari e della stessa SOGIN, mentre dovrebbero essere messi on-line, munite anche di una sintesi non tecnica, accessibili a TUTTI I CITTADINI;

3) La previsione del confinamento geologico per i rifiuti ad alta attività è da scartare a priori; al suo posto prevedere l'interim storage, vale a dire soluzioni - ancorché costose - che siano rimovibili nei decenni e secoli che verranno.

L'isolamento geologico ha già fallito in Germania in ben due occasioni (in miniere di salgemma) mentre esistono contenitori (cosiddetti Casks) per lo stoccaggio in sicurezza, rimovibili se in futuro ci dovessero essere soluzioni migliori.

Mi convince, invece, la realizzazione del Parco Tecnologico annesso al deposito nazionale: che il deposito non sia un oggetto cimiteriale, gravato da perenne sospetto di nocività, ma un luogo vivo, frequentato da ricercatori, in cui abitino i gestori (secondo me, devono andarci ad abitare anche coloro che hanno progettato e realizzato il deposito) con le proprie famiglie, a testimonianza dell'inesistenza di pericoli. Ci vedrei (come proposi all'epoca ai diversi tavoli nazionali in cui si discuteva della questione), anche il "museo nazionale dell'energia", dalla scoperta del fuoco, passando per la ruota idraulica, fino ai pannelli fotovoltaici, solare termodinamico e l'era dell'idrogeno..., che potrebbe essere centro di documentazione e ricerca per un futuro sostenibile e de-nuclearizzato.

P.S. Il futuro deposito sarà oggetto di due procedure di valutazione: quella di compatibilità radiologica e la V.I.A. Nazionale, anch'essa con ulteriore consultazione pubblica. C'è da lavorare molto per parteciparvi, da cittadini responsabili e protagonisti.

Giovanni Damiani
già direttore dell'ANPA - Agenzia Nazionale per la Protezione dell'Ambiente, ora ISPRA


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