Categoria: Il Foglietto

Fosso Grande, corso d'acqua perenne che segna il confine tra i territori di Pescara e quello di Spoltore. Totò avrebbe detto che la pubblica amministrazione è "pertinace"!

Fosso Grande si dispiega per circa 7 chilometri (e non la metà, come dicono taluni progettisti di scempi ambientali). Nasce in località "Barco" (termine che designa un luogo di sosta per le greggi transumanti lungo i tratturi, "per 6/8 ore onde far ingrassar le terre") e la sua scaturigine è adibita a fontana storica che contribuii a restaurare (nelle foto, in alto, la fonte antichissima restaurata e le cannelle da cui origina il fosso).

Lungo il suo percorso si trovano frassini (Fraxinus excelsior o frassino maggiore, a distribuzione nord nel nostro Paese), frassino ossifillo (Fraxinus oxycarpa, o frassino meridionale per il suo areale di distribuzione): qui presenti entrambi, spontanei, con individui puri ed altri ibridi fra i due. Lo scoprii nel 1982 e lo studiammo a lungo con il prof. Pirone, botanico (nella foto, sotto, uno dei grandi esemplari).

In passato, il fosso, prima della confluenza col Pescara, dava origine ad un laghetto con fondo di ghiaietto e con sponde di sabbia fine. Era la piscina naturale della zona, tanto che lo chiamavano "maraone", un sostitutivo del mare. In tanti hanno imparato a nuotare in quelle acque limpide e ricchissime di pesci e di anguille. La risalita del fosso era come visitare l'Amazzonia e ragazzi lo facevano il lunedì di Pasqua.

Poi realizzarono sul fosso una gigantesca discarica puzzolente, inquinante e che s'incendiava spesso. La più grande e pericolosa della Regione, ma riuscii a metterla in sicurezza, bonificarla e farla forestare quando vissi l'esperienza di assessore regionale all'Ecologia.

Purtroppo, la parte terminale del fosso è stata tombata: le acque sono incanalate in una strozzatura scatolare in cemento, le sponde cementificate, il laghetto soppresso, e adesso ove scorreva l'acqua c'è una strada sullo scatolare.

Quando piove intensamente, lo scatolare in cemento non riesce a contenere la portata e l'intorno si allaga con danni consistenti alle abitazioni e alla automobili. Qualsiasi persona di buon senso direbbe che bisogna rimuovere quella strozzatura di cemento, autentica ostruzione... Ma non così i nostri cari dis-amministratori e progettisti di cui si servono.

Preferiscono dare la colpa agli alberi presenti a monte e ne prevedono, per la seconda volta, l'eliminazione. Tra togliere gli alberi e togliere il cemento la loro scelta è eliminare la natura. L'hanno già fatto una volta e non hanno ottenuto alcun risultato… adesso lo rifanno di nuovo (da cui "pertinace"). Così otterranno un brillante risultato: le acque saranno velocizzate verso la strozzatura cementizia e l'esondazione e i danni saranno favoriti!! Amplificati.

Questi signori che ci amministrano ignorano l'abc di come ci si rapporta a un corso d'acqua (uno degli ultimi non completamente distrutti e intubati), non hanno idea della Direttiva Quadro sulle Acque (60/2000/CE), del testo Unico Ambientale e ignorano l'articolo 9 della Costituzione Repubblicana che osa stabilire la tutela del Paesaggio.

Un posto ove si sono salvate emergenze archeologiche, un bene culturale e qualità naturalistiche è preso d'assalto e con i soldi dei contribuenti, senza peraltro risolvere i problemi.

Giovanni Damiani
già Direttore Tecnico presso ARTA Abruzzo
https://www.facebook.com/giovanni.damiani.980

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