Categoria: Il Foglietto

Québec portoIl nostro pregevole editorialista Massimiliano (Max) Stucchi, che salutiamo e ringraziamo molto, anche quest’anno ha deciso di farci una sorpresa, inviandoci dal Canada, dove si trova da qualche settimana, alcuni articoli. Il primo racconta quel che colà accade in tempo di Covid e non solo. (red.)

Pochi giorni prima di Natale, come conseguenza dell’aumento considerevole dei contagi, François Legault (foto sotto), primo ministro del Québec (il Canada è uno Stato federale, ogni “Provincia” ha parlamento e governo, e la responsabilità quasi totale sulla sanità), ha annunciato alcune restrizioni: a partire dal 26 dicembre non più di 6 persone assieme (o due bolle familiari) nei festeggiamenti, riduzioni negli accessi ai ristoranti, cinema, teatri ecc.

Gli ospiti delle case di riposo non hanno potuto recarsi a casa per le festività. Le operazioni chirurgiche non essenziali sono rinviate. Forte invito a fare la terza dose (fino a un mese fa riservata però solo agli ultra sessantenni), forte invito ai canadesi a non andare all’estero per le vacanze e ai NoVax a non uscire di casa. In caso di malattia, autoisolarsi e cercare di fare dei test presso i centri preposti (lunghe code): quelli rapidi, distribuiti tramite le farmacie, scarseggiano. Il tutto in una conferenza stampa esemplare: parole forti, chiare pronunciate con modo di fare educato e convincente. Il primo ministro ci ha messo la faccia, come in tutte queste occasioni, lasciando poi la parola al direttore della sanità e al ministro della salute. L’unica mancanza della conferenza stampa – a mio avviso – è stata l’assenza di qualche indicazione su quali settori di attività hanno maggiormente contribuito all’impennata. Come da noi, del resto. Geograficamente, il tasso maggiore è ovviamente a Montréal e dintorni.

La sensazione è che queste misure siano destinate a essere rinforzate con l’anno nuovo. Il numero di contagi in Québec, con una popolazione di poco inferiore a quella della Lombardia, è cresciuto esponenzialmente in pochi giorni, doppiando i massimi della prima ondata; e siccome la capacità operativa non supera i 50.000 test al giorno, si deve pensare che i casi reali siano più di quelli “ufficiali”, attorno ai 10.000. La sanità pubblica (ospedali) non è ben messa; i posti letto, già limitati, sono occupati già al 50%, quasi 5000 addetti sono assenti o perché malati, o in quarantena, o imboscati. La maggior parte dei ricoverati non era vaccinata, nonostante il tasso totale sia elevato, di poco inferiore a quello italiano. L’impressione è che il sistema sia stato preso un po’ alla sprovvista. Nelle altre provincie, in particolare nell’Ontario, i contagi sono cresciuti ma non altrettanto velocemente.

Ero arrivato a metà novembre senza grossi problemi (si cominciava appena a parlare di Omicron); controllo dei due pass vaccinali, controllo del test pre-imbarco, controllo della App “ArriveCan” obbligatoria. Qualche test rapido a campione. Il giorno dopo ho potuto far “tradurre” senza problemi il mio green pass in quello locale, cosa che mi ha consentito di entrare in ristoranti, cinema, treni e musei senza problemi (i controlli sono rigorosi).

Due settimane dopo accompagnando una persona a fare la terza dose ho potuto riceverla anche io (!) Il tutto in una atmosfera rilassata e organizzata.

In generale la maggior parte degli abitanti segue le raccomandazioni del governo. Per strada quasi tutti portano la mascherina anche se non è obbligatoria: serve anche a ripararsi dal freddo.
Sul treno per Québec ti raccomandano di rimetterla dopo ogni sorso di caffè, anche per evitare che qualcuno si compri una dose da cinema di pop corn e in questo modo si faccia tutto il viaggio senza.

Il treno non è un mezzo popolare qui, anche per la velocità non competitiva e i ritardi (linee a un solo binario); ViaRail ti offre il 50% di sconto sul prossimo viaggio in caso di ritardo di più di 60 minuti. Ma il viaggio è comodo e permette di osservare i paesaggi innevati.

Québec, capitale dello Stato omonimo, fondata nel 1608 da Samuel de Champlain, conserva un centro storico di tipo europeo circondato da mura, l’unico dell’America settentrionale.

Il freddo è maggiore che a Montréal ma nonostante questo la città vecchia, piena di negozi, caffè e pub, è animata anche di sera. C’è un “bello” diffuso, nelle insegne, le vetrine, gli orologi meccanici, gli addobbi natalizi e anche nelle costruzioni.

Un piccolo ferry porta in 10 minuti sulla sponda sud del San Lorenzo, che di solito ghiaccia in gennaio e febbraio, favorendo l’attraversamento a piedi. Nel ferry sono in mostra dipinti e disegni di giovani studenti.

Da Québec alla foce del fiume ci sono ancora più di 1000 km. L’inverno qui e molte delle attività che non immaginiamo sono raccontate in modo esemplare in un programma della francese TV5 (due ore di puro spettacolo, senza pubblicità).
 
Fra queste attività, gare di barche sul ghiaccio, rompighiaccio in servizio tutto l’inverno per favorire l’arrivo di cargo, le capanne mobili che vengono installate al centro – ghiacciato - del fiume Saguenay per consentire agli appassionati di pescare facendo il classico buco nel ghiaccio (massimo 5 pesci al giorno). Il Saguenay affluisce da nord nel San Lorenzo: santuario degli ultimi beluga in via di estinzione e zona sismica: probabilmente in questa zona si è originato il terremoto molto forte del 1663, sentito fino a New York, riportato anche in quel capolavoro dei cataloghi sismici che è ”Terra Tremante, ecc….” di Marcello Bonito, pubblicato a Napoli nel 1691.

(1 - segue)

Massimiliano Stucchi
Sismologo, già dirigente di ricerca e direttore della Sezione di Milano dell’INGV
Fondatore e curatore del blog terremotiegrandirischi.com
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

I cookie ci aiutano a fornirti i nostri servizi. Utilizzando i nostri servizi, accetti le nostre modalità d'uso dei cookie. Per saperne di più