Categoria: Il Foglietto

Corpo estraneo. La mia vita tra arte, musica e teatro, edito da Baldini+Castoldi, pp. 240, euro 18, è il titolo dell’autobiografia di Simona Marchini, che da alcune settimane si può acquistare in libreria.

Recensione di Roberto Gramiccia

A partire dalla piacevolezza di una lettura agevole e avvincente, ci sono molte ragioni per affrettarsi a comprarla, cercherò di indicarne le principali. Simona Marchini è una donna di parte, antifascista e di formazione comunista. Il padre, Alvaro, è stato un imprenditore di successo ma è stato anche un gappista e un comunista della prima ora. Il suo nome - molti lo sanno e lo ricordano per questo - è legato alla storia di Botteghe oscure, del PCI e di quella cerchia di intellettuali che, attorno a questo Partito, dal dopoguerra in poi, tessero la trama di un milieu culturale che finì per assorbire le energie migliori del tempo: gli scrittori, gli artisti, i musicisti, i filosofi, la gente di cinema e quella di teatro.

Una donna di parte, dunque, ma c’è da dire che, sin dal titolo, questa lunga conversazione confidenziale di Simona con il lettore - perché di questo si tratta - si pone come l’elogio di ciò che gli antichi Greci ritenevano il presupposto di ogni felicità: il metron. Si tratta di un metodo, ma anche di un fine, che racconta come alla radice della nostra cultura sia ritenuta importante la “misura”, l’ironia, l’auto-ironia, il rifiuto di ogni volgarità settaria che ostacoli l’onesta ricerca della verità e - lungo questo viaggio - la valorizzazione della kalokagathia, cioè di quella virtù che fa del bello e del buono due facce di un’unica medaglia.

Misura, tatto, gentilezza, ironia, senso dell’umorismo, compassione umana e amore per la giustizia sono le qualità che la prosa di questa artista e intellettuale rivela non solo nella forma, evidentemente, ma soprattutto nella sostanza. Sino al punto di definirsi “Corpo estraneo”, rispetto a un mondo astratto di “arrivati” e di vincenti. Fino al punto da confessare nelle ultime righe della sua bella e avvincente autobiografia: «Forse ho semplicemente 'studiato da professionista'».

L’esatto contrario della sfrontatezza oggi tanto di moda: una severità auto-giudicante talmente rigorosa da non voler proceduralmente esibire una verità che, invece, a chi la conosce appare evidentissima. Simona Marchini è stata ed è una grandissima professionista. Lo è stata nel mondo dell’arte, nella gestione illuminata e generosa de La Nuova Pesa, la galleria, ormai storicizzata, lasciatale dal padre; lo è stata come regista di opere liriche; lo è stata come attrice di irresistibile comicità - chi non la ricorda nei panni di Iside Martufoni in A tutto gag o in quelli della indimenticabile moglie di Roby in Quelli della Notte; lo è stata come curatrice del Festival di Todi e animatrice di quello di Spoleto, e come splendida, infaticabile sostenitrice dell’Unicef e di ogni altra impresa di carattere pedagogico che ha deciso di appoggiare; lo è oggi come scrittrice raffinata. Ma il metron consiglia a Simona la prudenza e lei, nonostante i molti successi, ancora non smette di studiare “da professionista”.

Vissuta fra arte, musica, teatro e anche tanta televisione, Simona Marchini molto ha imparato e si pone davanti al mondo, classicamente, come “chi sa di non sapere” mai abbastanza. Molti sono stati i suoi affetti e i suoi amori dentro la famiglia – il padre, la madre, la figlia Roberta, il nipote Shane e la sorella, tutti amatissimi, e fuori di essa. Due matrimoni, quello calabrese con Roberto Paolopoli e quello napoletano con Ciccio Cordova. Acerbo il primo, passionale e coinvolgente il secondo che significò, inevitabilmente, l’esperienza di una coabitazione affettiva con un mondo – quello del calcio – che trasudava romanità e romanismo.

Non è avara Simona nella narrazione di altri amori, quello precocissimo e ingenuo (finito male) per Renzo Vespignani ad esempio, grande artista troppo poco ricordato; o quello fondativo, maturo, elettivo, travolgente per Pierluigi Samaritani, superbo regista e scenografo, gloria internazionale dell’Opera, scomparso prematuramente.

Così come, nella parte del libro dal titolo Un capitolo fra Roma e Mosca, Simona racconta del fascinoso Direttore della Compagnia di danza popolare dell’URSS, Igor Moiséjev, attraverso il quale conosce e - oggi - descrive la civiltà di un popolo e di una nazione nella quale la cultura è considerata patrimonio collettivo, con punte di raffinatezza sconosciute nel mondo cosiddetto occidentale. Da notare, a questo proposito, l’indipendenza di giudizio di Simona nel riferire di un mondo, quello sovietico, generalmente descritto come arretrato e asservito alla presunta dittatura comunista. Ben altra fu la complessità alla quale attinse un’esperienza che nella Rivoluzione d’Ottobre trovò la sua matrice, rappresentando una svolta a dir poco epocale nella storia non solo di un grande paese ma della intera umanità.

Molti altri sono i cammei che Simona Marchini regala al lettore, nello scorrere di pagine che parlano di gioie e di successi ma anche di dolori profondi. Come fu quello per la morte del padre adorato e del suo amore forse più grande, Pierluigi Samaritani. Uno in particolare risalta e si imprime nella memoria: quello di un grande maestro di cui tutti abbiamo pianto la scomparsa: Jannis Kounellis. Un rapporto di stima e di affetto reciproco che si concretizzò in una delle mostre più speciali, fra le tante realizzate alla Nuova Pesa, anche grazie all’aiuto di una figura minuta e silenziosa che le è stata accanto operosamente per molti anni, Enrica Petrarulo.

Fu una mostra la cui realizzazione conobbe non pochi problemi, la risoluzione dei quali (anche un po’ rocambolesca, come si apprenderà leggendo le pagine che il libro le dedica) ci regalò un’occasione più unica che rara: vedere insieme due artisti che hanno fatto la storia: Kounellis, appunto, e Rebecca Horn. Ma lungo è l’elenco dei volti che sfilano e non solo nell’ultimo capitolo, non a caso intitolato La meraviglia delle meraviglie: gli amici: Gigi Proietti (“una storia a parte”), Bernardo Bertolucci, Ettore Scola, Giorgio De Chirico, Gino De Dominicis, Antonello Trombadori, Oscar Luigi Scalfaro, Dacia Maraini, Renzo Arbore e tanti altri ancora.

Una vita intensa quella di Simona Marchini e molto ben spesa, mettendo in pratica i principi che furono della sua famiglia e che lei ha rispettato e inverato non senza, però, umanizzarli e condividerli, con una profonda e naturale empatia, a vantaggio dei molti che hanno avuto la fortuna di incontrarla. Una vita ancora vibrante di energia e di futuro, come le pagine del suo libro dimostrano ampiamente.

Roberto Gramiccia
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