Categoria: L'angolo di Boschi

di Enzo Boschi*

L'anno in cui presi la maturità, in primavera, il mio liceo organizzò una gita a Bologna. Lo scopo era vedere l'Autostrada del Sole, che era stata aperta da poco, e che  a quei tempi non era ancora molto frequentata, tanto che ci fermavamo nei posti più impensati per ammirare i numerosi ponti, tutti diversi l'uno dall'altro. Il professore di Storia dell'Arte li descriveva come opere d'arte moderna. Ma fu Bologna, che vedevo per la prima volta, che mi procurò una grande emozione.

Arrivammo nel primo pomeriggio. Era una giornata luminosa: le varie tonalità' di giallo dei muri, l'ombra dei portici, la gente sorridente ...

Il giorno dopo, tornato a casa ad Arezzo, annunciai ai miei che sarei andato a studiare a Bologna. Avrei voluto iscrivermi a Ingegneria Meccanica ma un incidente con la Lambretta mi impediva di disegnare.

Bisognava superare ben due esami di disegno per laurearsi in Ingegneria. Io stavo addirittura imparando a scrivere con la sinistra. Mi iscrissi a Fisica perché mi avevano detto che per un fisico era facile trovare lavoro come insegnante.

I primi tre anni furono piacevoli e non troppo faticosi. L'Università dell'epoca era quella che poi venne definita d'elite, nel senso che ci si poteva iscrivere solo con la maturità liceale. Frequentarla era molto meno impegnativo dell'andare al Liceo.

Gli studenti erano pochi, meno di un decimo di quelli di adesso, ed erano i "padroni" della città. Il divertimento finì il quarto anno con due corsi: quello di Fisica Teorica e quello di Fisica Superiore.

Il primo, durissimo, tenuto da Bruno Ferretti, un ex allievo di Fermi, sulla cosiddetta seconda quantizzazione.

Il secondo una specie di incubo. I primi tre giorni della settimana, dalle tre alle sette del pomeriggio: elettrodinamica quantistica, particelle elementari, ricostruzione logica degli esperimenti fondamentali...Tutto raccontato come se fossimo già esperti del settore.

Il docente era un giovane Antonino Zichichi con tanti capelli nerissimi. Non era ancora una star televisiva: era dedito in maniera maniacale solo alla ricerca e a Erice, dov'era nato.

Nello stesso periodo, infatti, stava creando il Centro Ettore Majorana. Con Zichichi cominciai anche la tesi, che avrebbe dovuto portare ad una spiegazione ragionevole della non-esistenza delle "correnti leptoniche neutre". Un'esperienza dalla quale mi sono ripreso solo dopo molti anni. Credo di portarne ancora i segni.

La cosa funzionava così: scrivevo qualcosa e la consegnavo a Zichichi, poco prima che partisse per uno dei suoi viaggi ad Erice. Anche se non l'ha mai ammesso, a quei tempi egli aveva paura dell'aereo e, per arrivare a Erice, passava circa due giorni in treno.

Per ammazzare il tempo leggeva le tesi, almeno questo diceva. La mia non andava mai bene, malgrado cercassi spiegazioni sempre più fantasiose.

Non riuscii mai a trovarne una accettabile, anzi a un certo punto cominciai a elaborare l'idea che queste correnti esistessero ma che fossero introvabili a causa di una maledizione. Intanto il tempo passava ma a Bologna, in quel periodo, passava molto piacevolmente.

Mi informavo periodicamente sulla possibilità di essere assunto come supplente nei Licei, senza successo. Al massimo facevo lezioni private.

Comunque, circa tre anni dopo, riuscii a laurearmi. Dopo la laurea un altro prestigioso professore di Fisica delle Particelle, Giampiero Puppi, decise che a Bologna era necessario sviluppare la Geofisica per ragioni culturali ma anche per ampliare la possibilità di lavoro dei fisici.

Mi offrì un posto di assistente incaricato, a condizione che cambiassi completamente campo.

A quei tempi i "Baroni" avevano il potere di fare con grande semplicità operazioni del genere.

Mi dette una settimana di tempo per decidere. Accettai dopo meno di dieci secondi con grandissima gioia, anche perché avevo ormai capito che per fare l'insegnante liceale avrei dovuto lasciare Bologna.

Puppi mi disse che dovevo trovare il modo di imparare la Geofisica, quella della Terra Solida (quella Fluida l'aveva affidata a un altro). Da solo, perché a Bologna nessuno se ne occupava e se ne era mai occupato.

Non riuscii a trovare neanche un libro di testo. Per fortuna, in biblioteca trovai la collezione completa del Journal of Geophysical Research.

Feci una breve lista degli autori degli articoli che mi sembrarono più interessanti. Tutti di Università americane. Scrissi a tutti una lettera "strappalacrime" chiedendo consigli e aiuto.

Furono tutti molto gentili e mi arrivò molto materiale.

Keiti Aki, un sismologo giapponese che lavorava negli USA, mi mandò una copia delle sue dispense che, qualche anno dopo, diventeranno uno dei primi testi di sismologia moderna, ancora oggi considerato un classico.

Così mi feci un'idea della disciplina: quanto bastava per andare all'estero per qualche anno conoscendo, se non altro, il significato dei termini tecnici.

Passai molto tempo a Cambridge, UK, e al CNRS a Parigi, per imparare il mestiere.

Insomma, alla fine andò tutto bene.

Una decina di anni dopo essermi laureato furono anche scoperte le "correnti leptoniche neutre"!

Che cosa siano queste correnti non me lo ricordo più con precisione e non ne parlo per non espormi a brutte figure ma, grazie all'impossibilità di dimostrarne l'esistenza, mi sono ritrovato a studiare la Terra.

Un'attività di gran lunga più affascinante di quella tipica del fisico delle particelle, Bosone di Higgs compreso.

Con la Geofisica ho visto luoghi e assistito a fenomeni che voi umani ...

*Geofisico

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