Categoria: L'angolo di Boschi

La replica della commissione

In riferimento all’articolo di E. Boschi apparso sul Foglietto del 18 Febbraio, la Commissione per le Abilitazioni Scientifiche Nazionali del Settore 04/A4 (Geofisica), rinviando alle sedi competenti la tutela del proprio lavoro e della propria immagine, fa presente quanto segue.

Lo scritto di Boschi rivela innanzitutto una evidente incomprensione delle normative di legge che regolamentano la materia delle abilitazioni.

In merito alla candidatura per l'abilitazione a professore ordinario del Prof. Alfe (attualmente professore ordinario di Fisica presso l’University College di Londra), i componenti della Commissione 04/A4 - Geofisica hanno espresso un giudizio eccellente sul curriculum del candidato, rilevandone tuttavia la limitata pertinenza con il settore concorsuale stesso. Non a caso, il Prof. Alfe è stato abilitato a professore ordinario in un settore concorsuale differente, e cioè quello di Fisica Teorica della Materia (02/B2).

Altre osservazioni inconsistenti giungono riguardo all’utilizzo (definito “grottesco”) dei parametri bibliometrici. Diciamo brevemente che i parametri bibliometrici, opportunamente introdotti dalla normativa, forniscono elementi oggettivi utili alla valutazione di un ricercatore. Tuttavia, come espressamente indicato dalla normativa e come stabilito in sede di definizione dei criteri di valutazione da parte della Commissione stessa, i predetti parametri devono essere utilizzati tenendo conto delle molteplici e importanti limitazioni che li affliggono, limitazioni largamente note sia alla Comunità scientifica più qualificata che al Legislatore.

Per come sono definiti, i parametri bibliometrici:

a) non tengono conto del numero di coautori, non considerano cioè se i lavori del candidato sono "ad autore singolo" oppure "a dieci autori" oppure ancora “a venti autori”;

b) non tengono conto in alcun modo del contributo del candidato nei lavori "a più autori";

c) non tengono conto del valore delle riviste sulle quali sono pubblicati i lavori del candidato, al di là del fatto che vengono considerati solo lavori pubblicati su riviste indicizzate (ma l'indicizzazione vale come soglia minima di qualità, dal momento che risultano indicizzate anche riviste molto poco quotate con Fattori di Impatto prossimi a zero);

d) non tengono conto dell'effettivo livello di originalità dei lavori;

e) non tengono conto del grado di pertinenza dei lavori con il settore concorsuale, come peraltro evidenziato nel caso prima discusso.

Lo stesso “numero delle citazioni ricevute” dai lavori del candidato è potenzialmente soggetto a limiti di obiettività rappresentati dal fatto che tale parametro, come usato nel caso ASN, comprende al suo interno anche le “autocitazioni”. Infine, l’H-index costituisce una sorta di sintesi del numero delle pubblicazioni e del numero di citazioni.  Peraltro, le specifiche modalità di calcolo adottate per gli stessi parametri bibliometrici (con le loro normalizzazioni) sono al momento oggetto di critiche da più parti.

Boschi sottovaluta - o peggio ancora ignora - i rischi lampanti di un improvvido utilizzo aritmetico dei parametri bibliometrici, suscettibile di penalizzare candidati validi e di promuovere candidati meno validi o poco pertinenti al settore concorsuale.

Anche per cautela contro tali rischi il legislatore richiede alle Commissioni un’ampia ed articolata gamma di valutazioni sul curriculum dei candidati, prevedendo chiaramente l'integrazione dei valori numerici dei parametri bibliometrici con i giudizi.

I membri della Commissione rinviano a sedi più opportune ulteriori considerazioni sull’articolo in argomento, osservando che i tratti demagogici dell’articolo di Boschi ed il suo peculiare status rispetto ai lavori della Commissione che ha valutato, fra gli altri, un suo stretto congiunto si commentano da soli.

La Commissione per le Abilitazioni Scientifiche Nazionali del Settore 04/A4

 

La controreplica di Boschi*

Rispondo volentieri alla lettera stizzita, incongrua e minacciosa dei Commissari del concorso 04/A4.

Mi ha sorpreso il riferimento a mio figlio Lapo, che ha partecipato al concorso come è suo pieno e insopprimibile diritto. I miei parenti, vicini e lontani, potevano partecipare senza incorrere in conflitti di alcun genere: non faccio parte della Commissione e non ho influito nella sua composizione. Esprimo sul suo operato i giudizi che ritengo di dover manifestare, con o senza congiunti fra i concorrenti.

Non rinuncio all'occasione che mi si offre per dare sfogo al mio orgoglio paterno: Lapo Boschi, PhD presso l'Harvard University, è di ruolo alla Pierre et Marie Curie Université a Parigi. Ed è risultato idoneo all'unanimità in questo concorso.

Sono i membri della Commissione che non devono avere legami di parentela con i candidati. E, sopratutto, non devono coltivare o aver coltivato con loro alcun rapporto di affari, o di qualunque attività che determini lucro. I rapporti di natura commerciale, in questo contesto, sarebbero infatti altamente disonorevoli per il buon nome dell'Università come istituzione e tali da inficiare qualunque giudizio, sul piano etico e non solo.

 

Ho citato la  bocciatura di Dario Alfe perché è il caso più rappresentativo del metodo con cui sono stati formulati i giudizi sui candidati. Direi "emblematico", se l'aggettivo non fosse ormai abusato. Anche "eclatante", benché desueto, sarebbe adatto. Caso di cui peraltro si è occupato nei giorni scorsi Il Corriere della Sera e oggi Il Fatto Quotidiano.

Non ho mai avuto alcun tipo si rapporto con Alfe. Le mie valutazioni riguardano esclusivamente la ricerca geofisica e i suoi possibili sviluppi.

I commissari giustificano la bocciatura di Alfe dicendo che ha ottenuto l'idoneità in altro raggruppamento disciplinare. Potevano però essere conseguite più idoneità. Alfe avrebbe così avuto più possibilità di scelta e senza togliere alcunché a nessuno.

Trovo errato che i suoi risultati non siano stati consideranti rilevanti per la Geofisica.

Se è successo sulla base dei criteri prestabiliti dalla Commissione, ne consegue che tali criteri sono inadeguati: mostrano una visione tendenzialmente naturalistico-descrittiva, che  rinuncia ai recenti sviluppi della conoscenza della materia alle alte pressioni e alte temperature, tipiche dell'interno della Terra.

 

Patetica, poi, la lezioncina sull'indice H di cui sottovaluterei, anzi ignorerei, i "rischi lampanti di un uso improvvido".

Nel sito del Miur, dove sono apparsi i risultati dei lavori della Commissione, i parametri bibliometrici sono in bella mostra: numero delle pubblicazioni, numero delle citazioni, H-index.

Dopo aver fatto accurati conteggi si è provveduto a normalizzarli: un lavoro da certosino, che certamente qualcuno ha dovuto svolgere con grande attenzione. Un lavoro che si è poi rivelato una perdita di tempo, visto che addirittura si arriva a definire i risultati potenzialmente fuorvianti. Fuorvianti perché in contraddizione con risultati determinati da altre considerazioni?

 

Si può tentare di rigirare la frittata come meglio si crede: resta il fatto indiscutibile e indiscusso che ricercatori di altissimo livello e sempre richiesti da molte Università per tenere corsi di Geofisica sono stati ingiustamente umiliati.

Ricercatori che hanno contribuito a creare e sviluppare il miglior ente di ricerca italiano e fra i due o tre migliori istituti al mondo che si occupano di Geofisica secondo agenzie di rating specializzate, nazionali e internazionali.

Questo è il motivo per cui ho scritto l'articolo del 18 febbraio e del quale certamente non mi pento.

Mi domando: è sensato che un numero non indifferente di Università abbia affidato corsi di insegnamento a persone che poi esponenti di altre Università, anche se estratti a sorte, definiscono non idonee a tenere gli stessi corsi?

La mia è una questione sensata o sono "demagogico", come gli ineffabili Commissari mi definiscono?

Non ho, infine, alcuna remora ad affermare che a molti dei bocciati sono estremamente affezionato, proprio come si può essere affezionati a dei figli.

Anche questo mi verrà rinfacciato?

*Geofisico

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