Categoria: L'angolo di Boschi

di Enzo Boschi*

Il prestigioso giornale abruzzese Il Centro ha pubblicato il 14 marzo un articolo dal titolo "Lo sciame sismico fu sottovalutato", affermazione di uno dei testimoni del processo che si è svolto a L'Aquila per il terremoto del 6 aprile 2009, che si concluse con una sentenza di quasi mille pagine e una condanna a sei anni di reclusione e ad altro per i sette imputati.

L'articolo citato non rivela niente di nuovo. Il titolo, correttamente virgolettato dal giornale, rappresenta un'ulteriore evidenza che un gruppo eterogeneo di persone sta cercando, con finalità e interessi anche diversissimi, di far sedimentare l'idea della nostra colpevolezza in vista dell'Appello, che probabilmente si celebrerà in ottobre.

E' comunque ben noto e facilmente verificabile che non abbiamo mai sottovalutato neanche la scossa più piccola, non solo in Abruzzo ma in tutto il territorio nazionale.

Abbiamo costruito un'estesa rete sismica al massimo della tecnologie disponibili, in grado di registrare eventi talmente lievi che neanche le persone più sensibili riescono ad avvertire, pur trovandosi in prossimità dell'epicentro.

Tutto può essere utile per capire la dinamica delle zone sismiche peraltro monitorate 24 ore su 24 per tutti i giorni dell'anno ormai da una trentina d'anni. E tutto viene registrato, analizzato e archiviato, in maniera adeguata e rigorosa. Quest'attività ha portato a un grande sviluppo nella conoscenza della sismicità italiana e a quantificare in modo rigoroso la pericolosità sismica del nostro Paese.

Una decina di anni fa si è arrivati alla redazione di una mappa sismica di tutto il territorio nazionale. La mappa e' stata ufficializzata dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. In essa l'elevata pericolosità sismica dell'Aquilano appare in tutta evidenza.

La nostra attenzione alla sequenza aquilana, che cominciò nel gennaio 2009 (non nel giugno 2008, come più volte è riportato nella sentenza e dai media) e che culminò nel terremoto del 6 aprile, è verificabile per esempio dai due comunicati (non rituali e non richiesti) inviati dall'Ingv alla Protezione Civile il 17 febbraio e il 12 marzo 2009. Non solo: alla riunione della Commissione Grandi Rischi del 31 marzo 2009 fu presentata una relazione dettagliata sulle sequenze sismiche di L'Aquila e di Sulmona che all'epoca erano in atto e una serie di mappe sulla pericolosità sismica e sulle faglie attive nelle zone interessate dalle scosse.

Relazione e mappe preparate appositamente per quella riunione.

Per essere sicuro di rispondere completamente ad ogni eventuale domanda, mi feci accompagnare da Giulio Selvaggi, che allora dirigeva il Centro Nazionale Terremoti dell'Ingv e che considero uno dei migliori sismologi sperimentali al mondo.

Da coloro che presiedevano la riunione ci fu chiesto esclusivamente se i terremoti sono prevedibili. Rispondemmo decisamente di no e cercammo anche di spiegare il perché.

Se avessi voluto "sottovalutare lo sciame sismico" non sarei andato a L'Aquila il 31 marzo 2009, visto che assolutamente nessuno poteva obbligarmi** e che le riunioni della Grandi Rischi tradizionalmente si tengono a Roma per ragioni di ovvia opportunità. Oppure me ne sarei andato subito dopo aver scoperto che inspiegabilmente non era presente chi aveva indetto la riunione. Addirittura mancava il numero legale previsto dal regolamento della Commissione.

Sono rimasto per spirito di servizio e per rispetto ai numerosi personaggi presenti, molti dei quali incontrati per la prima volta in quell'occasione.

Non determinai certo io gli argomenti, lo svolgimento e la durata della riunione, che fu interrotta per tenere una conferenza stampa alla quale non fummo invitati e non partecipammo.
Conferenza stampa di cui seppi casualmente solo molti giorni dopo il terremoto!

Durante il processo, il Sindaco Cialente testimoniò che in seguito al mio intervento si preoccupò tanto da prendere misure importanti: chiusura di scuole e richiesta dello stato di emergenza, come riportato a piena pagina da Il Centro del 2 aprile 2009.

Mesi dopo il terremoto, Selvaggi ed io fornimmo tutte le informazioni in nostro possesso sulla vicenda ai due gentilissimi poliziotti che svolgevano le indagini. E rispondemmo in maniera esaustiva a tutte le richieste di spiegazioni, come gli stessi poliziotti riconobbero.

La lettura dell'articolo del 14 marzo scorso apparso su Il Centro ha ancora una volta evidenziato che dopo il terremoto del 2009, come sempre succede dopo un terremoto importante, molti sono diventati sismologi bravissimi: avrebbero saputo cosa fare e cosa dire se si fossero trovati al nostro posto! Addirittura c'è chi è arrivato a sostenere che la mancata utilizzazione di strumenti da lui stesso prodotti è stata causa della tragedia!

I dati misurati e registrati dalla rete, per impedire vergognose speculazioni di questo tipo e per consentire la partecipazione più ampia possibile agli studi sulla sismicità italiana, erano e sono accessibili a tutti i ricercatori ed esperti in tempo reale. Tutti sono pertanto in grado di seguire l'attività sismica (esattamente come la seguono gli operatori Ingv) dell'intero territorio nazionale: chi è pagato dallo Stato per occuparsi di terremoti lo dovrebbe fare sistematicamente.

Perché allora questi esperti non hanno mostrato le loro "eccezionali" capacità post-sisma PRIMA del terremoto, avvertendoci e consigliandoci opportunamente? Ci chiamavano continuamente per i motivi più disparati ... che poco avevano a che fare con la scienza.

Ribaltare in prospettiva rassicurante verità scientifiche, come l'imprevedibilità dei terremoti e la scarsa probabilità del verificarsi di eventi di un certa entità, presuppone scarsissima competenza di chi lo propone e mostra propositi inconfessabili, visto che spesso la narrazione dei fatti varia secondo le circostanze.

Ricordo, non incidentalmente, che si può verificare se chi si propone come esperto lo sia veramente o se banalmente ci si trovi di fronte a un millantatore in cerca di visibilità e magari di combinare qualche affare lucroso, anche se di basso livello. Esistono numerosi episodi che dimostrano l'asserto.

Se comunque si ritiene che siano state fatte sottovalutazioni, si dica chi le ha fatte, come sono state fatte, in quale circostanza sono state fatte e in che cosa consistono. È un dovere ineludibile!
In una vicenda così delicata, non si può procedere per antipatie, per acrimonie personali, per dedicarsi a piccole vendette sulla base di teoremi senza fondamento.

Sfido chiunque a trovare nella stampa, in archivi di qualunque mezzo di informazione o in qualunque altro luogo o circostanza, mie parole rassicuranti o di sottovalutazione della pericolosità sismica abruzzese.

Inoltre, nella circostanza della riunione del 31 marzo 2009, come peraltro in nessun'altra circostanza, nessuno fu autorizzato a riportare o a interpretare il nostro pensiero. Si tenga a mente, al riguardo, che nessuna deliberazione venne presa alla fine della riunione.

Il terremoto del 6 aprile ha provocato un dolore immenso in tanta gente. È doveroso con serenità arrivare alla comprensione di ciò che è veramente successo, analizzando con cura avvenimenti e responsabilità, senza preconcetti per il bene di tutti.

Creare dal niente mostri o capri espiatori non serve certo a fare giustizia. Spero si sia notato, specialmente negli ultimi due o tre anni, che alcune decine di sciami sismici si sono verificati sulle zone più pericolose del nostro Paese. Per fortuna in nessuno di essi si è manifestata una scossa disastrosa.

Questo dimostra, se ce ne fosse ancora bisogno, che una sequenza sismica non consente di prevedere terremoti, di fare valutazioni statistiche utilizzabili in termini di Protezione Civile e nemmeno di esprimere un qualunque parere sulle possibili evoluzioni della zona in esame. E tutti si guardano bene, dopo la sentenza aquilana, dal fare affermazioni di sorta!

L'unica difesa possibile è mettersi nelle condizioni di vivere in edifici in grado di sostenere le scosse, come si è fatto in tutti i Paesi sismici sviluppati. Ma costruire case sicure, imporre il rispetto delle leggi e fare adeguati e continui controlli non è certo compito dei sismologi.

Il dovere dei sismologi nei confronti della società si è di fatto compiuto con la pubblicazione della Mappa di pericolosità sismica sulla Gazzetta Ufficiale e con la diffusione della stessa fra gli addetti ai lavori e i comuni cittadini.

Adesso sono altri che devono intervenire affinché per ogni scossa, anche modesta, non si creino situazioni indegne di un Paese civile.

*Geofisico

**Nessuno poteva obbligarmi perché ero solo un volontario per la Protezione Civile: dalla Protezione Civile non ho mai ricevuto un compenso e nemmeno un rimborso spese. La mia carriera si è completamene sviluppata indipendentemente dalla Protezione Civile. Quando cominciai a collaborare, nel 1982, ero già da anni professore ordinario e membro di prestigiose accademie. Lo stesso può dirsi per Selvaggi. Degli altri non so.

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