Categoria: L'angolo di Boschi

Ho letto, su un portale istituzionale, un comunicato congiunto del Commissario per il terremoto dell’Emilia-Romagna, del Dipartimento della Protezione Civile e del Ministero dello Sviluppo economico, datato 11 aprile.

 

Il documento parla del rapporto della Commissione, chiamata Ichese, istituita dalla Regione Emilia-Romagna in seguito alle scosse sismiche che colpirono la Bassa provocando 27 vittime e un diffuso danneggiamento.

Il rapporto Ichese è stato consegnato alla Regione in febbraio ma solo il 12 aprile noi cittadini italiani ne siamo stati informati, grazie alla rivista americana Science che, non è dato sapere come, è riuscita a consultarlo.

Sembra che gli esperti della Commissione siano giunti alla conclusione che "non si può escludere" che estrazioni petrolifere abbiano causato la scossa del 20 maggio che poi, a sua volta, avrebbe determinato la seconda, quella del 29 maggio, che provocò il maggior numero di vittime.

A mio avviso, una conclusione di questo tipo non è decorosa per una Commissione scientifica fatta, secondo certi giornali, di luminari. Quindi prima di formulare un giudizio netto è bene attendere il testo ufficiale, se sarà reso disponibile.

Non voglio pensare che questo ritardo sia dovuto al fatto che si sta concordando ancora il testo del rapporto, perché a pensar male si fa peccato.

Il fatto che già si sia stabilito che un'altra Commissione sarà necessaria per approfondire quanto fatto dalla prima, non fa comunque ben pensare. E non se ne può escludere a questo punto, per induzione, una terza. Sempre di luminari.

Spero che mi si possa perdonare, ma i luminari me li immagino tutti ricoperti di piccole lampadine intermittenti, come gli alberi di Natale di una volta.

Mi sto convincendo comunque che si è fatto in modo di far avere la notizia a Science per vedere "l'effetto che fa" e che le cose raccontate siano sostanzialmente corrette.

Ovviamente e giustamente, la conclusione capziosa della Commissione, così come è riportata da Science, sta scatenando un gran putiferio fra la gente dei Comuni particolarmente colpiti, ai quali, bisogna riconoscerlo, sono  state raccontate balle di ogni tipo e fatte promesse che non sono state mantenute.

Non a caso si stanno organizzando in maniera più che decisa per ottenere chiarezza da parte della Regione.

Non si può non osservare che la cosa è stata gestita in maniera dilettantesca a tutti i livelli, da tutti gli attori di questa vicenda e che ha ormai assunto toni grotteschi.

Nel comunicato citato all'inizio ci si impegna a rendere disponibile il rapporto Ichese in forma integrale ma non subito, e a finanziare "un'attività di monitoraggio altamente tecnologico per l'acquisizione di un modello dettagliato del sottosuolo".

Ottimo proposito, anche se non si capisce come questo "sistema altamente tecnologico" potrà chiarire che cosa è successo in Emilia nei mesi immediatamente precedenti le scosse di due anni fa e, in particolare, nei giorni o nelle ore immediatamente dopo la prima.

Il modello rappresenterà al più la situazione attuale della crosta della zona e non quella prima della scossa ormai irreversibilmente modificata.

La "teoria" Ichese è che la zona fosse a un passo dal terremoto; in altre parole, che bastasse una piccola quantità di energia per arrivare all'innesco della frattura (un terremoto altro non è che una frattura che si propaga nelle rocce crostali).

Le operazioni di estrazione avrebbero fornito la "goccia che ha fatto traboccare il vaso".

Non c'è bisogno di essere grandi esperti per capire che un ragionamento simile non ha alcun fondamento. Prima di tutto perché nessuno sa descrivere su basi fisiche lo stato della zona sismogenetica quando è in prossimità della frattura e sopratutto nessuno sa stabilire operativamente che cosa si intende per prossimità.

Inoltre, ammesso che le operazioni di estrazione possano realmente influire sullo stato di stress della zona epicentrale, è da dimostrare che facciano anticipare l'evento: potrebbero benissimo averlo fatto ritardare!

Sarebbe poco elegante e molto presuntuoso da parte mia invitare i luminari a studiare un po' di meccanica dei continui, riflettere sul principio di conservazione dell'energia (vale anche per i geologi) e ripassare un testo qualsiasi di Sismologia elementare. Sarebbe poco elegante e non lo faccio a costo di apparire ipocrita.

In tutta questa storia si deve tener sempre presente che stiamo parlando di due scosse di magnitudo 6 e non di scosse di magnitudo attorno a 3, tipiche della sismicità indotta, che sono in termini di energia alcune decine di migliaia di volte più piccole. Scosse indotte di piccola entità hanno consentito a taluni di atteggiarsi ad esperti, ma con esiti a dir poco ridicoli.

Probabilmente si intende potenziare il sistema di monitoraggio in Emilia tanto per far qualcosa, per spendere un po' di soldi e per far piacere a qualcuno. Può anche andar bene. Si tenga presente però che quello che è successo nel 2012 è ovviamente irripetibile e anche se, migliorando le misure, si potranno fare ipotesi e discussioni più sofisticate, non si potrà mai rispondere su basi scientifiche al quesito posto. A meno di non poter ritornare indietro nel tempo, come succede nei film di fantascienza, per iniziare a monitorare tutto il sistema molti mesi prima del terremoto. E non è assolutamente detto che anche in questo caso sarebbe possibile trovare una risposta univoca.

Non posso dimenticare in questo contesto che nel 2008 proposi un sistema di monitoraggio completo e complesso, incoraggiato in questo dalla Presidenza del Consiglio, dal Ministero dello Sviluppo Economico e dal Ministero dell'Ambiente. Se fosse stato in funzione, molte questioni sarebbero state risolte. Purtroppo fu osteggiato in tutti i modi possibili e immaginabili e bloccato.

Di questo ho già parlato nel Foglietto, ma ne riparlerò ancora per mostrare fino a che livelli di ottusa mediocrità possano giungere personaggi del mondo accademico che, forse obnubilati da meschini interessi personali, arrivano a impedire lo sviluppo della  ricerca avanzata.

"Ci sarà pure un Giudice a Berlino!"

Tornando a oggi, sempre secondo il Ministero dello Sviluppo Economico, un nutrito gruppo di persone di varie Istituzioni sta  lavorando "approfonditamente" alla definizione delle linee guida per risolvere il dilemma. Sembra che adesso tutto verrà reso pubblico e in molti siano impazienti di imparare! Saranno certamente linee guida che lasceranno il segno nello sviluppo dell'osservazione dei fenomeni naturali.

Solo una cosa è certa: tutto  questo fa distogliere l'attenzione dei cittadini da quanto è successo nel 2012. Fa distogliere l'attenzione, in particolare, da due problemi ben definiti:

- Perché non vennero date indicazioni tempestive subito dopo la prima scossa? Se l'allora Presidente Monti lanciò inutilmente l'allarme una settimana DOPO la seconda scossa, il 5 giugno, perché non lo fece subito dopo la prima, il 20 maggio, che indubbiamente aveva modificato la situazione dinamica della zona sismogenetica molto di più di quanto non potesse fare l'estrazione petrolifera, se non altro per l'enorme quantità di energia in gioco?

In ogni caso azioni cautelari dopo la prima scossa si potevano e si dovevano dare!

Si è sempre fatto! Si sarebbero potute salvare vite umane.

Perché non lo si è fatto?

- Perché la Regione non ha recepito tempestivamente le indicazioni pubblicate nella Gazzetta Ufficiale (Mappa di Pericolosità Sismica) a partire dal 2004 per mettere in sicurezza almeno gli edifici pubblici, chiudere gli edifici fatiscenti e obbligare a realizzare le nuove costruzioni secondo le regole antisismiche? I moderni capannoni, costruiti meglio, per esempio non sarebbero crollati. La situazione sarebbe tornata rapidamente alla normalità e non ci sarebbero stati tutti questi strascichi. Perché non lo si è fatto?

È del tutto evidente che si è cercato e si cerca in ogni modo di sviare l'attenzione dai veri aspetti critici dell'accaduto, perché, forse, si teme di doverne rispondere a vari livelli.

In Italia, dopo ogni terremoto, il Potere si ostina a cercare colpevoli: veri e propri capri espiatori. Come racconta benissimo Voltaire in Candide, quando si trova a Lisbona dopo il famoso terremoto.

In Emilia si è tentato di tutto. Si è affermato:

."la zona non era classificata sismica"... ma c'è la mappa di pericolosità ufficiale ... e poi la classificazione è compito della Regione ...

."la mappa sottovaluta"... e invece sopravvaluta ...

."si faceva il fracking di nascosto"... ma non ci sono scisti ...

."a Rivara si depositava il gas"... niente gas, solo un progetto da completare…

Non ci si vuol rassegnare insomma all'idea che dai terremoti ci si difende solo costruendo bene nei luoghi giusti. E che tutte le informazioni necessarie per farlo sono disponibili. Sono gli edifici mal costruiti che provocano vittime! Il terremoto è un fenomeno del tutto naturale, una caratteristica fondamentale del Pianeta dove viviamo.

I terremoti sono la manifestazione di una grande energia che sostiene le montagne, che mantiene in essere le fosse oceaniche, che fornisce magma alle centinaia di vulcani attivi che rinnovano continuamente crosta e atmosfera ... che insomma consentono lo sviluppo e il permanere della vita di miliardi e miliardi di esseri viventi.

Non so quanto stia costando e quanto costerà tutta questa sceneggiata emiliana. Non so quanto sia apprezzata da coloro che ancora vivono in condizioni disagiate a due anni dal terremoto nella Regione da tutti considerata, da me per primo, all'avanguardia nella prevenzione.

Che cosa ci sta succedendo? Imbonitori, guaritori, indovini, mercanti loschi stanno prendendo il sopravvento?

Torniamo ad essere un Paese serio: quello di Galileo, di Fermi, di Natta, di Olivetti ... Non ci vuole molto!

*Geofisico

P.S.

Si acclude un comunicato stampa del Ministero dello Sviluppo Economico, concernente la Commissione Ichese. Molto istruttivo ...

AGGIORNAMENTO DELLE ORE 17 DEL 15 APRILE 2014

 

Stamani, quando Il Foglietto era già uscito, è stato pubblicato per intero il Rapporto Ichese.

Sono riuscito a sfogliarlo solo a metà pomeriggio. Mi sono giunte anche altre informazioni che, purtroppo non ho potuto verificare integralmente.

Il 10 aprile, il Presidente dell'Ingv, probabilmente informato che stava per uscire l'articolo di Science, indirizzò un messaggio a tutti i ricercatori, affermando che l'Istituto avrebbe fatto una dichiarazione sulla questione soltanto dopo la pubblicazione integrale del Rapporto. Finora non mi risulta che sia stata pubblicata una dichiarazione di tal genere.

Nel messaggio era anche scritto che "I ricercatori che vogliano rilasciare interviste sul tema possono farlo solo ed esclusivamente a titolo personale accertandosi che la testata giornalistica riporti questa dicitura". In parole povere: un invito a stare zitti.

Tutto questo è sgradevole perché all'Ingv lavora, anche se non a livelli apicali, un discreto numero di ricercatori di livello mondiale che si occupano di Fisica della Sorgente Sismica. Mi piacerebbe conoscere la loro opinione ma non li cerco per non creare loro imbarazzo.

Comunque tutto questo è curioso. Abbiamo il più grande Istituto europeo di geofisica, che nel passato ha avuto giudizi estremamente prestigiosi da agenzie di valutazione nazionali e internazionali e che è indubbiamente il miglior conoscitore della sismicità italiana, ciononostante quando ci si trova di fronte a un problema delicato e di interesse nazionale ci si rivolge a un gruppo di persone, certamente responsabili, che, pur con tutto il rispetto, non possono però essere considerate all'avanguardia nella moderna sismologia.

Eppure l'Ingv è un ente di ricerca la cui indipendenza culturale è sancita dalla nostra Carta Costituzionale proprio a garanzia dei cittadini.

È incomprensibile, pertanto, questo silenzio e il non aver fatto sedute pubbliche della Commissione, in piena e totale trasparenza, come la serietà del problema richiede.

Se tutto è stato tenuto segreto ci sarà stata una ragione...anche se a pensar male... Ho sfogliato il Rapporto. È molto prolisso, a mio avviso inutilmente. La sensazione che ne ho ricavato è che non si voglia prendere alcuna posizione definita. Non si capisce se per paura delle conseguenze o per scarsa conoscenza dei temi trattati.

Molte delle cose ipotizzate nel testo non possono essere confermate sperimentalmente, quindi molti ragionamenti rimangono nell'ambito della pura speculazione: si ha l'impressione che si voglia mostrare sopratutto una completa erudizione per paura di critiche.

Durante le vacanze pasquali ne farò una lettura più approfondita, sperando di ricredermi. Al momento mi dispiace di non essere riuscito a capire come si spiega che la prima scossa, quella del 20 maggio, sia decisamente più lontana dal Cavone, cioè dalla sorgente dell'innesco, della seconda, che è avvenuta una decina di giorni dopo, il 29 maggio 2012. Nella mia logica, forse un po' naïf, dovrebbe essersi verificato l'opposto visto che la seconda zona epicentrale è molto vicina alla zona di estrazione del petrolio.

Studierò ancora di più per capire l'arcano: magari banalmente ho una mappa del luogo sbagliata!

Enzo Boschi - Geofisico

 

 

 

 

 

 

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