20. 10. 2018 Ultimo Aggiornamento 18. 10. 2018

Sintomi di declino: da Macalube 2014 a Solfatara 2017

Categoria: L'angolo di Boschi

La terribile tragedia che si è verificata alla Solfatara il 12 settembre 2017 - una voragine apertasi improvvisamente ha inghiottito un bambino e i genitori che hanno cercato di salvarlo - mi ha fatto tornare in mente un’altra tragedia: l’esplosione di un vulcanello nella riserva delle Macalube di Aragona, vicino ad Agrigento, il 27 settembre 2014: due fratellini furono sommersi dal fango, sotto gli occhi del padre.

Dal punto di vista geofisico, i due fenomeni sono molto diversi, ma molto simili le reazioni dei presidenti che nelle due circostanze erano alla guida dell’INGV, cioè dell’organo dello Stato che ha come compito fondamentale e qualificante la difesa dei cittadini dalle calamità naturali.

Il presidente INGV 2014, intervistato da Giovanni Caprara del Corriere della Sera, ebbe a fare dichiarazioni - a mio avviso - destituite di fondamento: “Fuoriesce acqua calda che risalendo in superficie trascina vari materiali ... di solito dura pochi minuti e invece in questo caso si è protratta per circa mezz'ora ... Negli ultimi anni si è notata un'intensificazione del fenomeno ... L'unica maniera per riuscire a cogliere segnali sarebbe quella di verificare eventuali microsismi a livello locale ... Purtroppo non si è fatto molto per l'inadeguatezza dei finanziamenti. Per questo la zona dove è avvenuto il disastro non è monitorata".

Sulla questione della Solfatara, da un’intervista che il presidente INGV 2018 ha rilasciato al Corriere del Mezzogiorno del 1º marzo scorso, si viene a sapere (riassumendo) che: “L’Istituto non è tenuto al monitoraggio di superficie; le anomalie gravimetriche sono state comunicate regolarmente al DPC alla fine del gennaio 2017; le tecniche di misura usate non consentono di individuare cavità in prossimità della superficie; il monitoraggio della formazione di cavità in prossimità della superficie non spetta all’INGV, avendo solo il mandato di sorveglianza del rischio eruttivo; la tragedia è un evento di cui non c’era memoria e quindi era del tutto inatteso per la comunità scientifica nazionale e internazionale”.

Un altro aspetto che accomuna le due disgrazie è che per l’esplosione in località Macalube è stato condannato un funzionario di Legambiente, che curava la zona attorno al vulcanello; per la Solfatara è indagato il gestore del luogo. Come se queste persone potessero disporre della strumentazione necessaria, farla funzionare e interpretare i dati che produce. Probabilmente, come tutti, entrambi contavano sull’INGV, che monitora il territorio nazionale.

Il presidente 2014 mandò una lettera di protesta al Corriere della Sera contro Caprara. Io la lessi sul sito dell’Istituto. Appare azzardato pensare che Giovanni Caprara, uno di migliori giornalisti scientifici che scrive per il giornale più importante del Paese, abbia travisato le parole dell’intervistato. Comunque, salvo prova contraria, tale lettera non venne pubblicata dal Corriere.

Singolare il linguaggio e gli argomenti usati nella predetta lettera. Caprara avrebbe addirittura "espunto" un "passaggio essenziale" cioè che due ricercatori "erano già sul posto per effettuare (non definite, ndr) misure"... dopo che la tragedia era avvenuta.

Ancor più stupore suscitano le dichiarazioni fatte alla stampa dal presidente 2018. Si sfferma, infatti che già nel gennaio 2017 (la disgrazia è del settembre successivo, ndr) il Dipartimento della Protezione Civile era stato informato delle anomalie gravimetriche, cioè di situazioni potenzialmente pericolose. Quindi, la protezione Civile sapeva? Aggiunge, poi, considerazioni contraddittorie. Mi riferisco, in particolare, a: “il monitoraggio della formazione di cavità in prossimità della superficie non spetta all’INGV”. E a chi spetta, allora?

Il 21 febbraio 2018, una decina di giorni prima dell’intervista al Corriere del Mezzogiorno, sul sito dell’INGV appare un comunicato stampa, che celebra la firma di un protocollo di collaborazione tra INGV e il Commissario Straordinario per la bonifica delle discariche abusive della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Le tecniche usate consistono nel verificare che cosa c’è o non c’è nei primi metri del sottosuolo.

Con quelle tecniche è facile individuare cavità e andrebbero usate prioritariamente per impedire la perdita di vite umane in un luogo passato al livello giallo di allerta.

Al comunicato stampa sono associate tre foto. Nella prima, si può vedere l’ottimo tecnologo Marco Marchetti - è il primo a sinistra - che negli anni ‘90, o forse prima, iniziò questa attività basata su sofisticate tecniche geofisiche, fortemente incoraggiato in questo dall’Istituto quando ancora si chiamava ING.

Da un punto di vista strettamente geofisico, come ho già detto, la tragedia delle Macalube non ha niente a che vedere con quella della Solfatara. I due eventi sono però legati - a mio avviso - dalla causa ultima che li ha determinati.

Qualcuno, forse, considera il ruolo di vertice dell’INGV come un riconoscimento, un titolo accademico di cui fregiarsi senza tener conto della particolare natura dell’Istituto, che nasce e prospera parallelamente alla Protezione Civile. Quando, nel 1980, si verificò il terremoto dell’Irpinia, la Protezione Civile non esisteva e c’era chi suggeriva di cancellare l’ING (Istituto Nazionale di Geofisica), facendolo tornare al CNR, malgrado fosse stato fondato - pensato indipendente da CNR e Università - da Guglielmo Marconi, presidente dello stesso CNR e Premio Nobel per la Fisica.

Le scelte drastiche di vita e di lavoro fatte dai pochi ricercatori che nel 1982 lavoravano in via Ruggero Bonghi hanno determinato lo splendido sviluppo di un’istituzione scientifica, adesso molto ben finanziata, e, fino a sette-otto anni fa anni, la migliore in assoluto in Italia. Nel mondo: la migliore in Vulcanologia e sempre fra le prime tre, in Sismologia.

Adesso si assiste a una regressione. Gradualmente, si ridimensionano compiti e responsabilità; altri enti occupano campi che indiscutibilmente una volta erano terreno esclusivo dell’INGV. Addirittura, sembra si stia sviluppando un modo di operare tipico delle Università, dove ognuno è legalmente libero di fare quello che più gli aggrada.

Gli stessi ricercatori e tecnologi che, con impegno encomiabile e impressionante energia, contribuirono a un vero e proprio miracolo a cui, nel lontano 1982, nessuno credeva, sembrano subire rassegnati il declino. Divisi, incapaci di collaborare, invecchiati, forse ormai solo in attesa della pensione.

Ma la difesa dai terremoti e dalle eruzioni vulcaniche resta irrinunciabile in un Paese come il nostro. Sarà necessario ripensare tutto l’ambiente, tenendo conto dei tanti recenti sviluppi tecnologici e delle tante istituzioni che sempre più numerose si occupano professionalmente della questione ambientale.

Post scriptum

Nell'ultimo mio articolo per Il Foglietto, apparso on line il 15 marzo scorso, avevo scritto che - sicuramente a causa della mia scarsa dimestichezza con il web -  sulla pagina “Amministrazione Trasparente INGV”, presente il 12 marzo nel sito dell'ente, non ero riuscito a reperire l’ammontare preciso dell’emolumento annuo percepito dalla Direttrice generale. Il giorno successivo (16 marzo), però, ho deciso di ripetere la stessa identica operazione e, con mia grande meraviglia, ho trovato quello che cercavo, senza alcuna difficoltà.

Evidentemente, dopo la pubblicazione del mio articolo, una manina giudiziosa aveva inserito il dato fino ad allora mancante.

Ebbene, gli emolumenti spettanti alla Direttrice potrebbero raggiungere complessivamente 173.959,00 € annui lordi. Tale cifra è la somma della retribuzione fondamentale (97.730,00 €), della retribuzione di posizione, pari al 60% della retribuzione fondamentale (58.638,00 €) e della retribuzione di risultato, da attribuirsi in relazione ai risultati conseguiti nella gestione, fino ad un massimo del 30% della retribuzione di posizione, pari a 17.591,00 €. Non è dato sapere se quest’ultimo emolumento variabile sia stato fino ad ora quantificato dall’Organismo indipendente di valutazione (Oiv) e deliberato dal cda dell’ente. Di sicuro - probabilmente per colpa mia - non sono riuscito a trovarne traccia sul sito dell'ente.

Solo per inciso, da un articolo apparso a marzo 2015 su money.it, rilevo che, convertendo dollari in euro, tale retribuzione complessiva è di gran lunga superiore a quella percepita dal Presidente del Consiglio italiano (101mila €), dal Presidente della Russia (111mila €) e di poco inferiore a quella della Cancelliera Angela Merkel (190.417,50 €). Inoltre, è quasi il doppio di quella che, solo con il nuovo contratto di lavoro (rinnovato di recente, dopo 10 anni di blocco), percepirà un dirigente di ricerca, con 30 anni e più di anzianità.

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Geofisico dell’Accademia del Lincei
Medaglia d’Oro per la cultura del Presidente della Repubblica


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