Categoria: Recensioni

Come ogni anno, la Mostra del Cinema di Venezia finisce e, subito dopo, iniziano le polemiche.

Perché non ha vinto quel film? Perché quell’altro titolo non era in concorso? Perché non sono venuti questi attori? Tante domande superficiali fatte, con presunzione, da giornalisti e addetti ai lavori interessati solo a distruggere ogni cosa.

Soprattutto sui premi, in questi giorni, si sono scatenate critiche pretestuose di chi, non avendo visto il film vincitore di Lav Diaz, si sente in dovere, comunque, di imporre le sue idee programmatiche e le sue “soluzioni”.

Certo, anche noi avremmo voluto vedere un altro Leone d’oro (Jackie di Pablo Larrain è un capolavoro, che meritava ben altra considerazione, Une vie di Stephane Brizè è un film in costume di una lucidità terribilmente attuale) ma non possiamo non dire che la giuria presieduta da Sam Mendes abbia fatto delle scelte coraggiose, riservandoci molte sorprese.

Leone d’Oro per il Miglior Film: The Woman Who Left di Lav Diaz

Premiare una pellicola di quasi quattro ore è davvero un’operazione culturale audace. Il film di Lav Diaz, cineasta filippino già premiato a Locarno e Berlino e famoso per le sue opere-fiume (alcune raggiungono, addirittura, la durata di otto ore) è una pellicola impegnativa ma dal grande fascino.

Il viaggio della protagonista, una donna alla ricerca di giustizia, è un’odissea placida nelle Filippine di Diaz. Una terra che, sotto lo sguardo del regista, sembra appartenere ad una dimensione distaccata e lunare.

Leone d’Argento Gran Premio della Giuria: Tom Ford per Nocturnal Animals

Tom Ford è uno stilista e questa sua estraneità nel mondo del Cinema è riscontrabile nel suo sguardo autoriale. Talmente interessato a calcare il pedale sugli aspetti più estetici e visivi (guardando spesso più alla forma che alla sostanza), Ford si conferma regista dalla personalità marcata ma troppo auto-referenziale e innamorato delle proprie visioni.

Il film, pur appesantito da questa ossessione per il fotogramma perfetto, ha, però, la fortuna di appoggiarsi sulla storia bellissima di Austin Wright.

Leone d’Argento per la Migliore Regia: ex aequo Amat Escalante per La Región Salvaje e Andrey Konchalovsky per Paradise

Un premio ex-aequo che premia un venerato maestro e un giovane talento. Se il Leone a Konchalovsky per il suo Paradise, interessante ma non riuscito dramma sull’olocausto, è un riconoscimento a un cineasta dalla carriera variegata e (quasi) sempre controcorrente, il premio a Escalante risponde al desiderio di sostenere un promettente autore acclamato da tutti.

E’ un peccato, quindi, che il suo La Ragion Salvaje sia un grottesco e confuso film pieno di simbolismi scontati.

Coppa Volpi per la Migliore Interpretazione Maschile: Oscar Martinez per El Ciudadano Ilustre di Mariano Cohn e Gastón Duprat

La commedia amara dei due registi argentini, il racconto del terribile ritorno a casa, in un villaggio a 100 km da Buenos Aires, di uno scrittore Premio Nobel, deve moltissimo al suo protagonista. Oscar Martinez, con un’interpretazione ironica ma misurata, regge sulle spalle tutta l’opera, rendendo più che digeribile l’onesto lavoro di Cohn e Duprat.

Coppa Volpi per la Migliore Interpretazione Femminile: Emma Stone per La La Land di Damien Chazelle

Probabilmente, il premio doveva essere attribuito alla grandissima prova, camaleontica, di Natalie Portman in Jackie. Sta di fatto che la Coppa Volpi a Emma Stone non può non rallegrarci.

La Stone (già lanciata agli Oscar, a questo punto?) è talmente brava nei panni solari di un’attrice in cerca di fama, che ha illuminato (insieme al suo compagno di set Ryan Gosling) per giorni i nostri ricordi veneziani.

Migliore Sceneggiatura: Noah Oppenheim per Jackie di Pablo Larraín

Siamo chiari: Jackie ha una sceneggiatura perfetta. Purtroppo il premio al lavoro del bravo Oppenheim ci sembra più un contentino che un sincero apprezzamento. Parliamo forse perché innamorati dell’opera di Larrain, ma il film su Jackie Kennedy meritava, davvero, il riconoscimento più ambito.

E’ incredibile come i principali festival continuino a non voler riconoscere, a pieno, l’immenso talento del regista cileno. Quando arriverà un premio davvero importante?

Premio Marcello Mastroianni a un giovane attore o attrice emergente: Paula Beer per Frantz di François Ozon

Il film di Ozon è un delicato e fin troppo calibrato melò dal sapore antico. Un bianco e nero elegantissimo, uno stile misurato e interpretazioni impeccabili non sono però gli aspetti più convincenti della pellicola. Frantz, infatti, brilla dell’interpretazione della sua giovanissima e splendida protagonista.

Premiare come miglior attrice emergente Paula Beer, speriamo, sia di buon auspicio per una grande carriera.

Premio Speciale della Giuria: The Bad Batch di Ana Lily Amirpour

Il premio speciale della Giuria, di solito, è un riconoscimento per quei giovani e lanciati autori che, pur non meritando un premio pesante, vogliono essere “incoraggiati” dalla giuria. The Bad Batch, probabilmente, non è all’altezza dell’esordio di Ana Lily Amirpour.

Al netto delle presunzioni registiche e delle ottuse derive di genere, però, il film conferma il talento di una cineasta da cui ci aspettiamo qualcosa di più convincente.

luca marchetti ridottoQuesto indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
critico cinematografico

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