24. 10. 2020 Ultimo Aggiornamento 23. 10. 2020

La ricchezza di pochi avvantaggia tutti. Falso!

di Roberto Tomei

Una delle giustificazioni fondamentali dell’economia di libero mercato è che “il perseguimento del profitto individuale fornisce anche il meccanismo migliore per il perseguimento del bene comune”. Sennonché tale “certezza” è stata incontrovertibilmente smentita. Stando all’opinione degli esperti, infatti, nel duemila il 10% dei ricchi deteneva l’85% della ricchezza mondiale totale e negli anni successivi non solo le diseguaglianze tra gli uomini sono andate crescendo, ma la povertà si è diffusa in vaste aree del pianeta.

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Da un libro di Annalisa Chirico, il dramma tutto italiano dei condannati preventivi

“Condannati preventivi. Le manette facili di uno Stato fuorilegge” di Annalisa Chirico pp. 161 - Editore Rubettino, euro 10,00

Recensione di Roberto Tomei

Come insegnano i processualisti, per tutta la durata del processo, l'incolpato di un reato è nient'altro che un imputato. Diventa colpevole soltanto allorché interviene la sentenza definitiva di condanna passata in giudicato.

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Il potere che frena

Il potere che frena di Massimo Cacciari, Edizioni Adelphi, Milano, 2013, pp.211, euro 13,00.

Recensione di Roberto Tomei

L’incipit della riflessione di Cacciari è un passo della Seconda lettera ai Tessalonicesi, che la tradizione attribuisce a san Paolo, nel quale compare la figura del katechon, ossia un qualcosa o un qualcuno che contiene-trattiene-frena il definitivo trionfo dello Spirito dell’empietà, ritardando con ciò stesso il suo annientamento per la forza del soffio della bocca del Signore.

Il testo di san Paolo, oltre ad aver assunto un immenso valore nella tradizione teologica (come si vede anche dall’antologia dei suoi passi più significativi, che opportunamente correda il volume), è stato oggetto, ben al di là di questa, di una riflessione generale sulla “teologia politica”(in particolare nell’opera di Carl Schmitt), ossia sulle forme in cui idee e simboli escatologico-apocalittici si sono venuti secolarizzando nella storia politica dell’Occidente, fino all’attuale oblio della loro origine.

In un dialogo serrato con la predetta tradizione(da Agostino a Dostoevskij), soprattutto con l’opera di Carl Schmitt, rispetto alla quale si pone in “divergente accordo”,Cacciari, dopo aver sviscerato la relazione tra katechon , impero e Chiesa, conclude rilevando l’”apocalittica” aporia di un katechon che vuole contenere in sé il mondo, dato che non può darsi nomos del mondo. Viceversa, egli sottolinea come esistano soltanto” forze, potenze decisive che operano sul piano globale e producono in base alle norme interne al loro funzionamento”, dunque intolleranti di ogni katechon.

In definitiva, secondo Cacciari, ciò che la crisi permanente oggi ragionevolmente consente di affermare è che dalle trasformazioni indotte da queste forze non emergeranno nuove potenze catecontiche, ma forse soltanto “grandi spazi” in competizione, con élites tra loro in conflitto, ma tutte accomunate dall’insofferenza verso qualsiasi potenza trascenda il loro stesso movimento. Occorre, perciò, prendere atto che Prometeo si è ritirato e che per il nostro globo scorazza Epimeteo, “scoperchiando sempre nuovi vasi di Pandora”. (Roberto Tomei)

La pazienza del nulla

La pazienza del nulla, di Arturo Paoli., edizioni Chiarelettere, Milano, 2012,
pp.111,euro 8,00

Recensione di Roberto Tomei

Nato a Lucca nel 1912, Paoli partecipa alla Resistenza dal 1943 ed è attivo nel proteggere gli ebrei perseguitati dai nazisti, ciò che gli varrà la menzione nel Muro d'Onore dei Giusti a Yad Vashem.
Nel 1940 diventa presbitero e svolge il suo ministero a Lucca fino al 1949. La sua vita si complica con il trasferimento a Roma, perché all'Azione Cattolica, di cui viene nominato vice assistente, si scontra con l'allora presidente nazionale, Luigi Gedda. Dimesso dall'incarico, viene nominato cappellano degli emigranti in Argentina.
La sua vita cambia radicalmente dopo un incontro fortuito, con Jean Saphores, missionario appartenente all'Ordine dei Piccoli Fratelli di Charles de Foucauld, di cui presto entra a far parte, vivendo il noviziato nel deserto del Sahara.
Si trasferisce poi in Argentina, Brasile e Venezuela, lottando sempre a fianco degli ultimi. Nel 2002 è rientrato in Italia, nella sua Lucca, dove ha creato una residenza aperta alla riflessione di singoli e gruppi sul fenomeno religioso.
Nel libro che qui si presenta, Paoli ci fa scoprire Dio nel deserto, lì dove regnano silenzio e vuoto, condizioni ottimali per una feconda contemplazione.
Come sottolineato dallo stesso Paoli, "il deserto è la cornice del nulla. Per scoprire valori allo stato nascente bisogna accettare di essere respinti lì dove nascono le cose. Bisogna avere la pazienza del nulla, non scacciarlo come un demonio, non affrontarlo col nostro coraggio, ma rispettarlo nella sua
qualità di nulla".
Mentre tutti i testi percorrono il sacro, introducendo, passo dopo passo, una "presenza" mai vissuta, ma offerta in una confezione già data e astratta, Paoli rovescia la prospettiva e ci porge una teologia dell'"assenza".

Ma l'importanza di Arturo Paoli nel panorama del cattolicesimo del Novecento non si coglie appieno se si dimentica di citare un altro suo libro fondamentale, ossia il Dialogo della liberazione, che sarà materia prima utilizzata da Gustavo Gutierrez per elaborare la teologia della liberazione,
che si propose come "una liberazione intesa non più soltanto in senso escatologico, ma anche politico, economico e culturale". Sappiamo tutti come andò a finire. La teoria e la prassi della teologia della liberazione furono accusate di contiguità con il marxismo e disconosciute dalla Santa Sede a seguito delle istruzioni Libertatis Nuntius, emanate dalla Congregazione per la dottrina della fede (Prefetto cardinale Joseph Ratzinger) il 6 agosto 1984.
(Roberto Tomei)

Avanti! – Un giornale un’epoca

Avanti! – Un giornale un’epoca di Ugo Intini, Ponte Sisto Editore, 2013, pp. 750, euro 30,00

Recensione di Sonia Topazio

L’autore, esponente storico del Partito Socialista Italiano, ex direttore del  quotidiano Avanti!, ricostruisce le tappe di un cammino costellato di uomini, fucina di idee moderne, che hanno fatto l’Italia: Bissolati, Turati, Gramsci, Mussolini, Nenni, Pertini, Craxi.

Scrive l’autore: “Io racconto la storia di un secolo (1896-1993), di quando i Partiti avevano la P maiuscola, perché purtroppo una generazione si è dimenticata di cosa era la politica vera e i Partiti veri. Penso che per questo Napolitano mi abbia incoraggiato” .

Attraverso le pagine del libro, si comprendono i fatti salienti della Bella Italia, dalle organizzazioni delle prime Croci Rosse, dei forni cooperativi, delle Case del popolo, dei primi scioperi. Si racconta della collaborazione tra cattolici e socialisti e dell’epoca del positivismo, passando poi per le primissime inchieste di controinformazione.

Si mette a confronto il caso Frezzi del 1897 con il caso Pinelli del 1969.

Ugo Intini descrive gli ambienti del massimalismo socialista, che produssero da una parte il comunismo, dall’altra il fascismo di Mussolini. Riporta pagine che spiegano come dal socialismo internazionalista sia nato il socialismo nazionalista, ovvero il fascismo e, in Germania, il nazionalsocialismo.

Si raccontano, inoltre, gli avvenimenti su Aldo Moro, le Formazioni Comuniste Combattenti , fino ad arrivare al giovane Bettino Craxi.

Un libro che per mole e minuzia di dettagli, anche inediti, si offre all’attenzione di tutti, ma in particolare a ricercatori e studiosi di storia.

Principe di questo mondo

Principe di questo mondo di Tullio Gregory, editore Laterza, Bari, 2013, pp.80, euro 12,00

Recensione di Roberto Tomei

L'autore descrive in queste pagine l'ascesa e il successo di Satana dalle origini alle soglie dell'Illuminismo.

Apprendiamo così che il demonio è ovunque, in ogni momento della nostra vita, e fa di tutto per cercare di sottrarci a Dio e arruolarci fra i suoi sudditi.

Vittime del demonio sono tutti gli uomini, ma soprattutto coloro che sono più fortificati nella vita spirituale, come santi ed eremiti, che col demonio stesso vivono in una lotta estenuante e continua.

Insieme al buon angelo custode ogni uomo ha presso di sé un angelo malvagio. Satana tenta persino il Cristo e continuerà sulla strada di far perdere gli uomini fino alla sua definitiva sconfitta nei tempi apocalittici.

La demonologia, del resto, risolve il problema centrale nell'esperienza religiosa della presenza del male, che altrimenti sarebbe difficile da spiegare in un universo creato da Dio.

La fenomenologia della presenza del demonio nella storia cristiana è un elemento essenziale della spiritualità medievale ma anche di quella della prima età moderna, tanto che tutta l'esistenza del cristiano è rappresentata come un continuo scontro con i diavoli, presenza ubiqua nella vita di ogni giorno.

Caratteristica che accompagna il diavolo è, poi, il colore nero, la sua nigredo, un elemento che accompagna tutta la tradizione esegetica e iconografica, tanto da far coincidere "la rappresentazione luce-tenebre con un serpeggiante razzismo e con il rifiuto e la demonizzazione del diverso".

Oltre che negli scrittori dei primi secoli, Gregory ci ricorda come il tema del diavolo continui ad agitare anche la filosofia moderna, ma cominci già a declinare lungo il Seicento, quando Cyrano de Bergerac si permetterà di sostenere che il degno posto delle dottrine demonologiche è nella Gazzetta degli sciocchi.

Il perché di una scelta

una sceltaIl perché di una scelta, di Joseph M. Kraus, edizioni Moralia, Roma, 2013, pp.121, euro 6,0

 

Recensione di Roberto Tomei

 

Joseph M. Kraus è lo pseudonimo di un giornalista tedesco, collaboratore delle più importanti testate del suo Paese, che grazie alla sua conoscenza del mondo cattolico è stato accreditato presso la Santa Sede dal 1998.

 

Nel volume che qui si segnala all'attenzione dei lettori, egli raccoglie le testimonianze e le parole di Papa Benedetto XVI (nome che si riallaccia a quello di Benedetto XI, che guidò la Chiesa in un periodo travagliato a causa del primo conflitto mondiale) che spiegano le motivazioni della sua scelta di lasciare il ministero petrino.

 

Un gesto che ha sorpreso tutti e il cui significato Kraus cerca di rendere chiaro, ripercorrendo gli otto anni del magistero di Ratzinger attraverso i suoi discorsi, le encicliche e i libri.

 

Scorrono così nelle brevi ma profonde pagine dell'autore gli anni del pontificato del pastore tedesco, nei quali egli si troverà ad affrontare momenti difficili, bui per la Chiesa, ma lo farà sempre con serenità e spirito di servizio, come si conviene a chi è chiamato a ricoprire il ruolo di guida del gregge di Dio.

Ma, come Ratzinger stesso ebbe a dire, per governare la barca di Pietro è necessario avere un vigore che negli ultimi mesi gli era venuto a mancare.

 

Consapevole di questa situazione, con straordinaria umiltà decise di lasciare il suo alto magistero.

 

Il libro cerca di far comprendere come questa scelta non sia stata legata ad avvenimenti sociali o politici. (Roberto Tomei).

 

 

A caccia del bosone di Higgs

A caccia del bosone di Higgs, di Luciano Maiani e Romeo Bassoli, 2013, Ed. Mondadori Università, pp. 198, euro 17

Recensione di Roberto Tomei

Nel luglio 2012 veniva confermata sperimentalmente, presso i laboratori del Cern di Ginevra, l'esistenza del "bosone di Higgs", la più piccola di tutte le particelle subatomiche fino ad ora scoperte, teorizzata da Peter Higgs fin dal lontano 1964 e divulgata al mondo come "la particella di Dio".

Una scoperta che costituisce un fondamentale passo avanti nella fisica delle particelle e nella conferma del modello standard dell'universo, in direzione di quella Teoria del Tutto, la teoria unificata delle forze, che la fisica insegue da decenni.

Per giungere alla prima conferma sperimentale sono stati necessari quasi 50 anni di ricerche teoriche e la costruzione della macchina più grande del mondo, l'LHC, Large Hadron Collider, un anello lungo 27 chilometri situato a 100 metri di profondità nel territorio di Ginevra. Una sfida sul cui successo, all'inizio, pochi avrebbero scommesso e che si accompagna alla storia stessa del Cern, il Consiglio Europeo per la Ricerca Nucleare di cui Luciano Maiani è stato direttore per cinque anni.

Sul filo dei ricordi personali, ma con l'obiettività che caratterizza l'attitudine imprescindibile dello scienziato, Maiani ci racconta tutta la gamma di illusioni e disillusioni, entusiasmi e momenti di disperazione, snodi teorici e rapporti personali che hanno consentito di realizzare e far funzionare questo macchina unica al mondo.

Forza senza legittimità

Forza senza legittimità, di Piero Ignazi, editore Laterza, Bari, 2012, pp. 138, euro 14,00

Recensione di Roberto Tomei

In un contesto, come quello occidentale, che sin dall'antica Grecia ha sempre ricercato la composizione dei contrari, identificando nell'unità armoniosa il fondamento del vivere comune, il partito (dal latino partire, che significa dividere), in quanto espressione di una sola parte, non ha mai goduto di buona fama.

Lunga e tortuosa è stata perciò la strada che i partiti hanno dovuto percorrere per trovare un riconoscimento vasto e senza contrasti.

La piena conquista della legittimità è avvenuta, si può dire, soltanto di recente, sul finire dell'Ottocento, culminando poi con la definitiva consacrazione nelle costituzioni (nella nostra, nell'art.49).

L'età dell'oro dei partiti è stata senza dubbio il Novecento, in particolare i due decenni postbellici , quando - spiega l'autore - essi raggiungono "il vertice della loro forza e legittimità".

E' in questo periodo che, nella mentalità collettiva, democrazia coincide con politica multipartitica, tanto che perfino nell'Europa dell'Est i partiti comunisti consentono il permanere di partiti ancillari.

La trasformazione avviene negli anni Sessanta, quando il modello del partito di massa viene sostituito dal partito "pigliatutto", che tuttavia gode ancora di credito presso l'opinione pubblica, nel senso che questa continua a delegare interamente ai partiti la sua rappresentanza, pur lamentandone la progressiva perdita di passione ideologica.

Un ulteriore passaggio si registra a partire dagli anni Ottanta e continua a svilupparsi con moto accelerato.

I partiti tendono ora a instaurare un rapporto simbiotico con lo Stato, di cui diventano parassiti: da un lato, lasciano deperire il rapporto col territorio, spostando risorse e attenzione al centro (sia  "quartieri generali" che assemblee elettive); dal'altro, adottano un atteggiamento clientelare e colonizzatore nei confronti della società, a sua volta trasformatasi, indebolendo così la capacità dei partiti di farsi portavoce delle istanze delle categorie.

Rinchiusi nella loro cittadella, i partiti hanno pensato bene di "rivolgersi" allo stato, ottenendo un generoso finanziamento pubblico, grazie al quale sopravvivere e, soprattutto, disporre di risorse per affrontare le elezioni.

Organizzazioni ormai piene di rughe, si appalesano sempre più incapaci di suscitare adesioni  entusiastiche e disinteressate, mentre la loro debole legittimità "si ribalta sulla rappresentanza", dando spazio a una delega diretta e individuale, "affidata a un capo, un leader, un duce", il bonapartismo presentandosi ora nelle vesti del populismo, vera anima del sentimento antipartitico.

Con Annibale alle porte, sembra proprio che ora si voglia tentare di fare marcia indietro, riducendo il finanziamento pubblico. Se accadrà veramente, sicuramente i partiti ne guadagneranno in legittimità. (Roberto Tomei).

 

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