16. 05. 2021 Ultimo Aggiornamento 15. 05. 2021

Il mistero del male. Benedetto XVI e la fine dei tempi

“Il mistero del male. Benedetto XVI e la fine dei tempi” di Giorgio Agamben, Edizioni Laterza, Bari, 2013, pp.68, euro 7,00

Recensione di Roberto Tomei

Ne avevamo viste tante, ma le dimissioni di un papa mai. Non almeno in tempi recenti, visto che per trovare un precedente si deve risalire al “gran rifiuto” di Celestino V, un evento - come si sa - coevo a Dante Alighieri. Ed è singolare che il frate della Maiella e Papa Ratzinger abbiano usato quasi le stesse parole per motivare l’abdicazione al soglio pontificio.

Il libro analizza la decisione di Papa Benedetto - subito definita per niente vile, anzi coraggiosa- sotto un duplice profilo: “nel contesto teologico ed ecclesiale che le è proprio”, da un lato, e per le conseguenze che se ne possono trarre “per una analisi della situazione politica delle democrazie in cui viviamo”, dall'altro.

Sotto il primo profilo, l’autore sottolinea il debito di Ratzinger nei confronti di Ticonio (autore di un prezioso Liber regularum) e della sua teoria del corpo bipartito della Chiesa, l’essere cioè questa - sono parole del giovane Ratzinge r- “fino al Giudizio universale, insieme Chiesa di Cristo e Chiesa dell’Anticristo”, onde quest’ultimo “cresce in essa e con essa fino alla grande discessio, che verrà introdotta dalla revelatio definitiva”.

In tale contesto, l’abdicazione di Benedetto XVI nasce dalla consapevolezza dell’esistenza del conflitto tra le componenti del corpo bipartito, conflitto che dilania la Chiesa e non può essere rinviato alla fine dei tempi, col rischio del prevalere delle forze del male su quelle del bene. Da qui la scelta dirompente, affinché la Chiesa sopravviva, di riportare alla luce il mistero escatologico, dato che solo così essa “potrà ritrovare la giusta relazione con la fine dei tempi”.

Ma l’esemplarità del gesto di papa Ratzinger non rimanda a un problema solo della Chiesa in quanto mette a fuoco, come si è iniziato a dire sopra, il tema della giustizia, proprio di ogni società. Qui Agamben rileva che anche il corpo della nostra società è bipartito, “forse ancora più gravemente” di quello della Chiesa.

E se la nostra società sta attraversando una crisi profonda è perché” non mette in discussione soltanto la legalità delle istituzioni, ma anche la loro legittimità; non soltanto… le regole e le modalità di esercizio del potere, ma il principio stesso che le fonda e legittima”.

Non è possibile, perciò, percorrere scorciatoie, cercando di assicurare attraverso il diritto positivo la legittimità del potere, poiché le istituzioni restano vive solo se entrambi i principi agiscono insieme senza pretendere di coincidere.

Una società, insomma, può funzionare”solo se la giustizia (che corrisponde, nella Chiesa, all’escatologia) non resta una mera idea, del tutto inerte e impotente di fronte al diritto e all’economia”. (Roberto Tomei)

Nusja e Virgjer

Nusja e Virgjer di Sonia Topazio, Botimet Dudaj Ed., Tirana, pp.170, 500 lek

Recensione di Roberto Tomei

Il racconto, scritto da Sonia Topazio, per ora pubblicato solo in lingua albanese, è incentrato su una storia d’amore nella declinante dittatura di Ceausescu, ed è ambientato tra Italia e Romania.

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La ricchezza di pochi avvantaggia tutti. Falso!

di Roberto Tomei

Una delle giustificazioni fondamentali dell’economia di libero mercato è che “il perseguimento del profitto individuale fornisce anche il meccanismo migliore per il perseguimento del bene comune”. Sennonché tale “certezza” è stata incontrovertibilmente smentita. Stando all’opinione degli esperti, infatti, nel duemila il 10% dei ricchi deteneva l’85% della ricchezza mondiale totale e negli anni successivi non solo le diseguaglianze tra gli uomini sono andate crescendo, ma la povertà si è diffusa in vaste aree del pianeta.

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Da un libro di Annalisa Chirico, il dramma tutto italiano dei condannati preventivi

“Condannati preventivi. Le manette facili di uno Stato fuorilegge” di Annalisa Chirico pp. 161 - Editore Rubettino, euro 10,00

Recensione di Roberto Tomei

Come insegnano i processualisti, per tutta la durata del processo, l'incolpato di un reato è nient'altro che un imputato. Diventa colpevole soltanto allorché interviene la sentenza definitiva di condanna passata in giudicato.

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Il potere che frena

Il potere che frena di Massimo Cacciari, Edizioni Adelphi, Milano, 2013, pp.211, euro 13,00.

Recensione di Roberto Tomei

L’incipit della riflessione di Cacciari è un passo della Seconda lettera ai Tessalonicesi, che la tradizione attribuisce a san Paolo, nel quale compare la figura del katechon, ossia un qualcosa o un qualcuno che contiene-trattiene-frena il definitivo trionfo dello Spirito dell’empietà, ritardando con ciò stesso il suo annientamento per la forza del soffio della bocca del Signore.

Il testo di san Paolo, oltre ad aver assunto un immenso valore nella tradizione teologica (come si vede anche dall’antologia dei suoi passi più significativi, che opportunamente correda il volume), è stato oggetto, ben al di là di questa, di una riflessione generale sulla “teologia politica”(in particolare nell’opera di Carl Schmitt), ossia sulle forme in cui idee e simboli escatologico-apocalittici si sono venuti secolarizzando nella storia politica dell’Occidente, fino all’attuale oblio della loro origine.

In un dialogo serrato con la predetta tradizione(da Agostino a Dostoevskij), soprattutto con l’opera di Carl Schmitt, rispetto alla quale si pone in “divergente accordo”,Cacciari, dopo aver sviscerato la relazione tra katechon , impero e Chiesa, conclude rilevando l’”apocalittica” aporia di un katechon che vuole contenere in sé il mondo, dato che non può darsi nomos del mondo. Viceversa, egli sottolinea come esistano soltanto” forze, potenze decisive che operano sul piano globale e producono in base alle norme interne al loro funzionamento”, dunque intolleranti di ogni katechon.

In definitiva, secondo Cacciari, ciò che la crisi permanente oggi ragionevolmente consente di affermare è che dalle trasformazioni indotte da queste forze non emergeranno nuove potenze catecontiche, ma forse soltanto “grandi spazi” in competizione, con élites tra loro in conflitto, ma tutte accomunate dall’insofferenza verso qualsiasi potenza trascenda il loro stesso movimento. Occorre, perciò, prendere atto che Prometeo si è ritirato e che per il nostro globo scorazza Epimeteo, “scoperchiando sempre nuovi vasi di Pandora”. (Roberto Tomei)

La pazienza del nulla

La pazienza del nulla, di Arturo Paoli., edizioni Chiarelettere, Milano, 2012,
pp.111,euro 8,00

Recensione di Roberto Tomei

Nato a Lucca nel 1912, Paoli partecipa alla Resistenza dal 1943 ed è attivo nel proteggere gli ebrei perseguitati dai nazisti, ciò che gli varrà la menzione nel Muro d'Onore dei Giusti a Yad Vashem.
Nel 1940 diventa presbitero e svolge il suo ministero a Lucca fino al 1949. La sua vita si complica con il trasferimento a Roma, perché all'Azione Cattolica, di cui viene nominato vice assistente, si scontra con l'allora presidente nazionale, Luigi Gedda. Dimesso dall'incarico, viene nominato cappellano degli emigranti in Argentina.
La sua vita cambia radicalmente dopo un incontro fortuito, con Jean Saphores, missionario appartenente all'Ordine dei Piccoli Fratelli di Charles de Foucauld, di cui presto entra a far parte, vivendo il noviziato nel deserto del Sahara.
Si trasferisce poi in Argentina, Brasile e Venezuela, lottando sempre a fianco degli ultimi. Nel 2002 è rientrato in Italia, nella sua Lucca, dove ha creato una residenza aperta alla riflessione di singoli e gruppi sul fenomeno religioso.
Nel libro che qui si presenta, Paoli ci fa scoprire Dio nel deserto, lì dove regnano silenzio e vuoto, condizioni ottimali per una feconda contemplazione.
Come sottolineato dallo stesso Paoli, "il deserto è la cornice del nulla. Per scoprire valori allo stato nascente bisogna accettare di essere respinti lì dove nascono le cose. Bisogna avere la pazienza del nulla, non scacciarlo come un demonio, non affrontarlo col nostro coraggio, ma rispettarlo nella sua
qualità di nulla".
Mentre tutti i testi percorrono il sacro, introducendo, passo dopo passo, una "presenza" mai vissuta, ma offerta in una confezione già data e astratta, Paoli rovescia la prospettiva e ci porge una teologia dell'"assenza".

Ma l'importanza di Arturo Paoli nel panorama del cattolicesimo del Novecento non si coglie appieno se si dimentica di citare un altro suo libro fondamentale, ossia il Dialogo della liberazione, che sarà materia prima utilizzata da Gustavo Gutierrez per elaborare la teologia della liberazione,
che si propose come "una liberazione intesa non più soltanto in senso escatologico, ma anche politico, economico e culturale". Sappiamo tutti come andò a finire. La teoria e la prassi della teologia della liberazione furono accusate di contiguità con il marxismo e disconosciute dalla Santa Sede a seguito delle istruzioni Libertatis Nuntius, emanate dalla Congregazione per la dottrina della fede (Prefetto cardinale Joseph Ratzinger) il 6 agosto 1984.
(Roberto Tomei)

Avanti! – Un giornale un’epoca

Avanti! – Un giornale un’epoca di Ugo Intini, Ponte Sisto Editore, 2013, pp. 750, euro 30,00

Recensione di Sonia Topazio

L’autore, esponente storico del Partito Socialista Italiano, ex direttore del  quotidiano Avanti!, ricostruisce le tappe di un cammino costellato di uomini, fucina di idee moderne, che hanno fatto l’Italia: Bissolati, Turati, Gramsci, Mussolini, Nenni, Pertini, Craxi.

Scrive l’autore: “Io racconto la storia di un secolo (1896-1993), di quando i Partiti avevano la P maiuscola, perché purtroppo una generazione si è dimenticata di cosa era la politica vera e i Partiti veri. Penso che per questo Napolitano mi abbia incoraggiato” .

Attraverso le pagine del libro, si comprendono i fatti salienti della Bella Italia, dalle organizzazioni delle prime Croci Rosse, dei forni cooperativi, delle Case del popolo, dei primi scioperi. Si racconta della collaborazione tra cattolici e socialisti e dell’epoca del positivismo, passando poi per le primissime inchieste di controinformazione.

Si mette a confronto il caso Frezzi del 1897 con il caso Pinelli del 1969.

Ugo Intini descrive gli ambienti del massimalismo socialista, che produssero da una parte il comunismo, dall’altra il fascismo di Mussolini. Riporta pagine che spiegano come dal socialismo internazionalista sia nato il socialismo nazionalista, ovvero il fascismo e, in Germania, il nazionalsocialismo.

Si raccontano, inoltre, gli avvenimenti su Aldo Moro, le Formazioni Comuniste Combattenti , fino ad arrivare al giovane Bettino Craxi.

Un libro che per mole e minuzia di dettagli, anche inediti, si offre all’attenzione di tutti, ma in particolare a ricercatori e studiosi di storia.

Principe di questo mondo

Principe di questo mondo di Tullio Gregory, editore Laterza, Bari, 2013, pp.80, euro 12,00

Recensione di Roberto Tomei

L'autore descrive in queste pagine l'ascesa e il successo di Satana dalle origini alle soglie dell'Illuminismo.

Apprendiamo così che il demonio è ovunque, in ogni momento della nostra vita, e fa di tutto per cercare di sottrarci a Dio e arruolarci fra i suoi sudditi.

Vittime del demonio sono tutti gli uomini, ma soprattutto coloro che sono più fortificati nella vita spirituale, come santi ed eremiti, che col demonio stesso vivono in una lotta estenuante e continua.

Insieme al buon angelo custode ogni uomo ha presso di sé un angelo malvagio. Satana tenta persino il Cristo e continuerà sulla strada di far perdere gli uomini fino alla sua definitiva sconfitta nei tempi apocalittici.

La demonologia, del resto, risolve il problema centrale nell'esperienza religiosa della presenza del male, che altrimenti sarebbe difficile da spiegare in un universo creato da Dio.

La fenomenologia della presenza del demonio nella storia cristiana è un elemento essenziale della spiritualità medievale ma anche di quella della prima età moderna, tanto che tutta l'esistenza del cristiano è rappresentata come un continuo scontro con i diavoli, presenza ubiqua nella vita di ogni giorno.

Caratteristica che accompagna il diavolo è, poi, il colore nero, la sua nigredo, un elemento che accompagna tutta la tradizione esegetica e iconografica, tanto da far coincidere "la rappresentazione luce-tenebre con un serpeggiante razzismo e con il rifiuto e la demonizzazione del diverso".

Oltre che negli scrittori dei primi secoli, Gregory ci ricorda come il tema del diavolo continui ad agitare anche la filosofia moderna, ma cominci già a declinare lungo il Seicento, quando Cyrano de Bergerac si permetterà di sostenere che il degno posto delle dottrine demonologiche è nella Gazzetta degli sciocchi.

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