19. 11. 2019 Ultimo Aggiornamento 05. 11. 2019

Terremoti, bugie e videotapes

Categoria: L'angolo di Boschi

A distanza di cinque anni dal terremoto di L'Aquila del 6 aprile 2009, c'è chi continua a sostenere che nella riunione della Commissione Grandi Rischi del 31 marzo 2009 avrei escluso la possibilità di un terremoto e che, addirittura, avrei invitato gli Aquilani a starsene in casa.

Mi si accusa anche di aver abdicato alla scienza per le pressioni del potere politico. La cosa viene scritta e detta senza che nessuno si preoccupi di andare a verificare come stanno veramente le cose. Avrei addirittura "previsto" che non si sarebbe verificato alcun terremoto. E ciò in contraddizione con me stesso visto che, allo stesso tempo, mi si riconosce di aver sempre dichiarato che i terremoti non si possono prevedere.

È ovvio che se non si può prevedere quando vengono, non si può prevedere neanche quando non vengono. Immaginare poi che un sismologo italiano, anche mediocre, possa escludere un terremoto in Abruzzo è privo di senso.

Ribadisco che né prima né dopo la riunione del 31 marzo 2009 ho fatto dichiarazioni di sorta a giornali o a televisioni, né ho partecipato a conferenze stampa. Qualunque cosa avessi detto sarebbe senz'altro venuta fuori: tutto quanto è stato dichiarato al di fuori della riunione non è in alcun modo a me ascrivibile.

Parlando del terremoto di L'Aquila e del processo, tutti dicono di volere soltanto che sia fatta chiarezza e giustizia. Credo che per farla, se la si volesse veramente fare, la cosa migliore sarebbe andare a "vedere le carte".

A questo scopo, credo sia utile leggere sia alcuni stralci del verbale della testimonianza resa al processo dal Sindaco di L'Aquila, Massimo Cialente, che la prima pagina e l'articolo all'interno de Il Centro del 2 aprile 2009, il principale giornale abruzzese.

Il giornale è del 2 aprile ma, ovviamente, è stato scritto il giorno prima, ovvero quello successivo alla riunione della Commissione Grandi Rischi, tenutasi fra le 18:30 e le 19.30 del 31 marzo.

Volutamente ho fotografato le pagine della testimonianza direttamente dagli atti processuali e de Il Centro in forma cartacea, per non espormi ad alcun sospetto di contraffazione.

La deposizione del Sindaco è importante per due motivi. Il primo è che, secondo le norme vigenti, il Sindaco stesso è la massima autorità di Protezione Civile nel suo Comune. Il secondo è che questa testimonianza è stata ignorata dal Giudice.

Il Sindaco afferma, infatti:

-Non restò minimamente tranquillizzato dalla riunione. Cita le mie parole, facendo espressamente il mio nome, sulla possibilità, anche a breve termine, di un forte terremoto, in una delle zone a più elevato rischio sismico del Paese. " ... questo è il territorio più sismico d'Italia, uno dei più sismici. Può essere questa sera, domani, fra un anno..." [1, 2, 3, 4, 5,8, 9, 12, 13].
Chi dice che avrei escluso una forte scossa mente e lo fa per ragioni incomprensibili. Nemmeno il Giudice, a onor del vero, mi accusa di questo nella sentenza.
-Durante la riunione non si parlò dello "scarico di energia", che attraverso tante piccole scosse impedirebbe la scossa forte o comunque il Sindaco non ricorda affermazioni di questo tipo.
- Giuliani, il tecnico che misurava il radon come indicatore di terremoti in arrivo, e con il quale il Sindaco era in costante rapporto, non lo informò della imminenza di una forte scossa anzi lo tranquillizzò poche ore prima del terremoto[6, 7];
-Sullo "scarico di energia", che impedirebbe scosse forti il sindaco dice: " ... questa cosa era la nostra consolazione di tutti da settimane (quindi da ben prima della riunione del 31 marzo, nda). C'era questa leggenda metropolitana ..." [10, 11].

Il Sindaco Cialente, per le dichiarazioni rese in sede di interrogatorio, non è stato indagato nè tantomeno processato per falsa testimonianza. Non è stato neanche accusato di diffamazione. Il Giudice ne ha ignorato le dichiarazioni ma nella sua lunghissima sentenza non le contesta. Quindi l'alta pericolosità sismica aquilana e la possibilità di forti scosse, anche a breve termine, era stata ben rappresentata nella riunione della Grandi Rischi e ben capita da colui che ha la responsabilità della sicurezza dei suoi amministrati.

Cialente non cita le numerose e dettagliate mappe sismiche appositamente preparate per mostrarle nella riunione del 31 marzo. Anche il PM e il Giudice le ignorano ma sono reperibili agli atti del processo di primo grado. Esse dimostrano che da parte mia, di Giulio Selvaggi, direttore del Centro Nazionale Terremoti dell'INGV, e da parte dell'Istituto che allora presiedevo non ci fu alcun comportamento omissivo.

Per essere sicuro di poter rispondere adeguatamente ad ogni eventuale domanda, mi ero fatto appunto accompagnare da Selvaggi, che è indubbiamente uno dei migliori esperti della sismicità italiana. Selvaggi alla riunione distribuì un rapporto completo sulla sequenza in atto preparato, con grande impegno, espressamente per la Grandi Rischi.

Durante la riunione si parlò quasi esclusivamente di previsione di terremoti. Io dissi che la previsione non è possibile e cercai di spiegarne il perché in modo divulgativo, visto che molti dei presenti non erano esperti. Tra l'altro, affermai che una sequenza di tante piccole scosse anche prolungata nel tempo non può essere considerata come preliminare a un forte terremoto. Affermazione che ripeterei anche oggi, confortato se non altro dal fatto che in Italia dal 2009 ad oggi si sono avute alcune decine di sequenze, anche con molti più eventi di quella aquilana, senza che si concludessero con una scossa violenta.

Non parlai della qualità degli edifici, non avendone le competenze.

Ciò che dissi è riportato molto succintamente nel verbale della riunione, che vidi e firmai come atto dovuto dopo il terremoto.

Il verbale era stato preparato da funzionari della Protezione Civile sulla base di appunti presi durante la riunione e poi rielaborati senza che noi ne fossimo informati. Nessuna deliberazione venne presa alla fine della riunione, contrariamente alla prassi seguita dalla Grandi Rischi da quando fu costituita agli inizi degli anni '80.

Che la questione delle tante piccole scosse come elemento rassicurante fosse considerata seriamente anche dai vertici della Protezione Civile lo scoprirò solo con il rinvio a giudizio e dalla pubblicazione, avvenuta successivamente, della intercettazione di una telefonata.

Tutt'ora non riesco a capacitarmi di come sia stato possibile un fatto simile: che sia stata fatta una affermazione priva di qualunque supporto scientifico.

Dalle foto si vede chiaramente che il quotidiano Il Centro dà grande spazio alla richiesta di stato di emergenza da parte del Sindaco, avanzata proprio il giorno successivo alla riunione della Commissione Grandi Rischi: un'intera pagina e la parte centrale della prima pagina del 2 aprile.

In una intervista, rilasciata a una TV immediatamente dopo la sua testimonianza, Cialente esplicitamente afferma che la richiesta dello stato di emergenza era conseguenza di quanto appreso durante la riunione della Grandi Rischi. Penso che una richiesta siffatta possa definirsi più che un allarme. Una presa di posizione talmente drammatica da parte della massima autorità di Protezione Civile della città non può assolutamente essere considerata tranquillizzante ma, al contrario, estremamente preoccupante.

Per quel che ne so, non si è mai chiarito perché quella richiesta, una vera e propria invocazione di aiuto, non venne ascoltata. Una richiesta simile per il capoluogo della Regione a maggior pericolosità sismica d'Europa è un fatto straordinario, rarissimo e di rilevanza assoluta sotto diversi punti di vista. Alla luce del terremoto che colpirà la città sei giorni dopo, essa non può certamente essere dimenticata o sottaciuta.

Nella pagina de Il Centro, sempre del 2 aprile 2009, c'è un ottimo articolo di Giustino Parisse, che fornisce informazioni corrette e utilissime su come comportarsi in caso di forti terremoti.

Può sembrare incredibile, ma Giulio Selvaggi ed io dal momento della sentenza abbiamo cercato di trovare, mettendoci nei panni del Giudice, una giustificazione della condanna che ci è stata inflitta per dare un senso a quanto ci sta capitando.

Penso che, purtroppo, possa succedere a tutti di provocare involontariamente un disastro: un incendio, un grave incidente stradale ... Si ricostruisce l'accaduto, si riconoscono le responsabilità, se ne paga il fio e si cerca di ricominciare.

Ma qual è la nostra colpa?

Se oggi ci chiamassero a esprimere un parere in una zona ad alta pericolosità, dove è in atto una sequenza sismica, per il bene delle persone, al massimo potremmo suggerire di verificare la stabilità degli edifici. Anzi, visto che questo lo diciamo dal terremoto irpino del 1980 e che a partire da allora sono stati creati assessorati alla Protezione Civile in tutte le Regioni, tutte le Province e tutti i Comuni si potrebbe dare per scontata la verifica del patrimonio edilizio e la costruzione di edifici sicuri. Dovrebbe essere un impegno costante e organizzato. E ripeterlo ancora non dovrebbe essere più necessario.

Non c'e certo bisogno di fare ulteriori complesse analisi di rischio perché sono state fatte da anni e sono disponibili per tutto il territorio nazionale, anche se non sono state prese in considerazione e non hanno mai avuto conseguenze pratiche. Misure operative di precauzione riguardano poteri e competenze, che certamente esulano dai compiti e dai doveri dei sismologi.

Infine, è ormai largamente noto che la pericolosità sismica di tutto il Paese, punto per punto, Comune per Comune, è pubblicata addirittura sulla Gazzetta Ufficiale, a partire dal 2004.

Di quale omissione possiamo allora esser accusati? E di che cosa può essere accusato Selvaggi, che portai con me proprio per essere sicuro di dare il massimo della informazione, che la moderna sismologia può fornire?

Giulio ed io andammo a L'Aquila non per rispondere a imposizioni o ordini, che nessuno può darci, ma, come sempre, volontariamente per rispondere al nostro dovere di sismologi, fortemente impegnati in un Paese fortemente sismico. Giulio non era neanche invitato.

E teniamo sempre a ricordare che noi dalla Protezione Civile non abbiamo mai ricevuto neanche un piccolo rimborso spese e nessun particolare vantaggio. E forse siamo i soli a poter dir questo.

Qualcuno, infine, dovrebbe spiegare e spiegarci perché il giorno della riunione della Commissione Grandi Rischi, il 31 marzo del 2009, si fece in modo che non venissimo mai a contatto con i mezzi di informazione! Si fece in modo che venissimo ripresi solo all'inizio della riunione, come se fossimo animali esposti allo zoo.

Ce ne siamo resi conto a posteriori come, sempre a posteriori, abbiamo capito tante altre cose, quasi incredibili.

Giudici e PM potranno anche condannarci ma mai, assolutamente mai, riusciranno a dimostrare un nostro comportamento minimamente omissivo!

*Geofisico


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