24. 10. 2020 Ultimo Aggiornamento 24. 10. 2020

Decreto salva-banche: 130 mila piccoli azionisti sul lastrico

Il sistema bancario italiano, tra i più vessatori, opachi e costosi, che applica costi di gestione dei conti correnti pari ad una media annua di 318 euro, contro 114 nella Ue, tutelato in maniera aperta ed immorale dalla Banca d’Italia, che per interi decenni ne ha propagandato e garantito la solidità, si è svegliato bruscamente domenica 22 novembre 2015, con il Governo che ha emanato – sotto diretta dettatura – uno sconsiderato decreto legge (D.Lgs. n. 180/2015) in vigore dal giorno dopo, per il salvataggio delle prime (e non certo ultime) quattro banche italiane, che ha gettato sul lastrico, (bruciando i risparmi di una vita, a volte di 2 generazioni), almeno 130.000 azionisti di Banca delle Marche, Banca Popolare dell'Etruria e del Lazio, Cassa di Risparmio di Ferrara, Cassa di Risparmio della Provincia di Chieti.

Le quattro banche hanno riaperto immediatamente il giorno dopo coi nomi di: Nuova Banca delle Marche; Nuova Banca Popolare dell'Etruria e del Lazio; Nuova Cassa di Risparmio di Ferrara; Nuova Cassa di Risparmio della Provincia di Chieti; interamente possedute dal Fondo di Risoluzione istituito dal D.Lgs. n. 180/2015 gestito dalla Banca d’Italia (ove sono anche temporaneamente istituite le rispettive sedi legali), finanziato nominalmente da Intesa Sanpaolo, Unicredit e Ubi Banca, ma realmente protette dalle garanzie statali di Cassa Depositi e Prestiti, che potranno detrarre fiscalmente le perdite.

In poche parole, il salvataggio delle quattro banche, peraltro evitabile dato che lo stato di crisi era ben noto da tempo anche alle Autorità di Vigilanza, si è potuto ottenere grazie al bagno di sangue degli azionisti e degli obbligazionisti subordinati, soprattutto quelli di minoranza che erano all’oscuro di tutto e non hanno potuto fare nulla per evitare il danno.

Secondo prudenziali stime, 130.000 piccoli azionisti e 20.000 bond holders sottoscrittori di obbligazioni subordinate di Banca Marche, CariFerrara, Banca Etruria e del Lazio, CariChieti (oltre alle Fondazioni bancarie), potrebbero aver perso oltre 1,2 miliardi di euro dal decreto salvabanche, con pochissime possibilità di recuperare qualche briciola.

I sottoscrittori di bond subordinati delle quattro banche hanno perso quasi 800 milioni di euro, contribuendo così al 30% della copertura dei 2,6 miliardi di perdite totali, mentre 133.000 azionisti (60 mila di Banca Etruria; 44 mila  di Banca Marche, 22 mila quelli di CariFerrara, 6.000 di CariChieti) hanno subito un brusco risveglio con i loro titoli trasformati in carta straccia.

Anche le Fondazioni bancarie  hanno subito un azzeramento superiore a 400 milioni di euro, con la classifica guidata da Banca Marche (262 milioni di euro bruciati), 95 milioni attribuite alla  Fondazioni Cassa Risparmio di Pesaro;  82 alla Cassa di Risparmio di Macerata; 63 milioni alla CariJesi; 22 alla Cassa di Risparmio di Fano; mentre CariChieti ha visto azzerare 78 milioni di euro di patrimonio; la Cassa di Risparmio di Ferrara 74 milioni.

Poiché non è sconosciuta l’abitudine del ceto bancario di effettuare una continua pressione sia sui clienti benestanti per l’acquisto di azioni ed obbligazioni della banca, che di subordinare la concessione di facilitazioni all’acquisto di detti prodotti, collocando prodotti “avariati” con ricchi incentivi sul mercato, da terzi emittenti dietro il pagamento di importanti commissioni, Adusbef e Federconsumatori stanno raccogliendo le deleghe per azioni risarcitorie contro i responsabili dei dissesti e la Banca d’Italia, che non è riuscita a prevenire crac bancari e mala gestio del credito e del risparmio, già a tutti noti da tempo, eccetto che alla distratta vigilanza.

L’ufficio legale col vicepresidente vicario, avv. Antonio Tanza, sta valutando la fattibilità delle seguenti azioni:

1)      Esposto penale per la verifica di eventuali responsabilità che hanno determinato il dissesto ed il conseguente azzeramento dei capitali;
2)      Azione civile per l’accertamento delle eventuali responsabilità dell’emittente e degli organi di vigilanza;
3)      Azione civile individuale contro la banca negoziatrice per l’omissione di informazioni sugli strumenti finanziari venduti;
4)      Incostituzionalità del provvedimento legislativo, per aperta violazione art. 47 ed altri Cost.

Centotrentamila risparmiatori di CariChieti, CariFerrara, Banca Marche, Banca Popolare Etruria, hanno  così sperimentato sulla propria pelle lo sciagurato (quanto anticipato) meccanismo del bail-in, ideato dalla tecnocrazia europea e dai cleptocrati Bce, per salvare le banche in crisi la cui lampante omessa vigilanza delle contigue autorità di controllo, configura un vero e proprio esproprio criminale del risparmio, in aperta violazione dell’art.47 della Costituzione.

Su www.adusbef.it maggiori informazioni sulle predette iniziative a tutela dei risparmiatori danneggiati.

lannutti ridottoQuesto indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Presidente di Adusbef


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