30. 10. 2020 Ultimo Aggiornamento 29. 10. 2020

Nel “Ddl concorrenza”, approvato dal Senato, non c’è una sola norma a favore dei consumatori

Il Ddl sulla concorrenza procede speditamente ed è stato di recente licenziato dal Senato, mentre quello sulla class action è bloccato da due anni al Senato, per espresso veto di Confindustria.

Si tratta di un coacervo di norme tutte contrarie agli interessi dei cittadini che, se approvato senza sostanziali modifiche anche dalla Camera dei Deputati, stravolgerà in peggio le regole del mercato e la vita degli italiani.

Ma vediamo quali sono i suoi "pilastri".

Marketing selvaggio - Una norma peggiorativa rispetto a quella fondata sul previo consenso dell’interessato, che riporta al far west delle molestie telefoniche. L’esatto contrario di quanto richiesto dalla civiltà giuridica, che impone il diritto alla privacy e l’eventuale iscrizione delle numerazioni non presenti negli elenchi telefonici, quindi dei cellulari e numeri riservati, nel Registro delle opposizioni, per tutti i cittadini che non vogliono essere disturbati da telefonate pubblicitarie, ad ogni ora del giorno e della notte. Comportamento inaccettabile, già sanzionato dall’Antitrust per pratiche commerciali scorrette.

Codice delle assicurazioni - La riforma dell’art. 138 del Codice delle Assicurazioni, che norma il risarcimento dei danni da macrolesioni, sulla carta sancisce l’obiettivo del “risarcimento integrale”, nella realtà, per assecondare la lobby delle assicurazioni, addossa agli assicurati la lotta alle frodi riducendone le tutele, senza alcuna garanzia ai danneggiati gravi, che si vedranno dimezzare i risarcimenti fino al 50%  rispetto agli standard attuali, previsti da consolidate sentenze di Cassazione e dalle cosiddette “tabelle milanesi”, che quantificano i danni biologici e morali.

Telefonia -  Tornano le penali (mascherate) per chi disdice un contratto di telefonia, con la beffa incorporata per il recesso, così cancellando il decreto Bersani del 2007, che aveva vietato di imporre qualsiasi tipo di spesa al consumatore che chiude il rapporto con un operatore. Il Ddl concorrenza non parla di penali ma prevede la possibilità di far pagare le “spese relative al recesso o al trasferimento dell’utenza ad altro operatore”, con l’unico paletto che devono essere “commisurate al valore del contratto e ai costi reali sopportati dall’azienda, ovvero ai costi sostenuti per dismettere la linea telefonica o trasferire il servizio, e comunque rese note al consumatore al momento della pubblicizzazione dell’offerta e in fase di sottoscrizione del contratto, nonché comunicate, in via generale, all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni”.

Energia e poste - Prorogata da luglio 2018 a luglio 2019 la fine del mercato tutelato dell'energia elettrica e del gas, e di 3 mesi (da giugno 2017 e settembre 2017) quella sul monopolio di Poste per l’invio di multe e notifiche. Già oggi i prezzi di luce e gas sono tra i più alti d’Europa, le bollette sono nebulose e non è chiaro cosa si stia pagando, la trasparenza nelle offerte è scarsa, frequenti le pratiche commerciali scorrette, col risultato che (dati Aeegsi) le tariffe del mercato libero sono più care del 15-20%. “Dal 2012 – dice l’Autorità – i vantaggi delle privatizzazioni sono andati alle aziende che acquistano grandi partite di elettricità/gas (‘energy-intensive’), che possono contrattare prezzi più vantaggiosi, mentre non è così per le famiglie e per le Pmi, che hanno più convenienza a restare sotto la tutela”. L’abbandono obbligato della maggior tutela porterà un rincaro delle bollette della luce del 20%, circa 42 euro, di 68 euro per il gas, con l’unico effetto di aggiustare i conti delle imprese a spese dei consumatori domestici e delle piccolissime imprese.

Adusbef e Federconsumatori, chiedono che queste norme assurde e vessatorie, approvate al Senato, possano essere radicalmente modificate, nella direzione auspicata, dalla Camera dei Deputati.

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Presidente di Adusbef


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