25. 05. 2017 Ultimo Aggiornamento 25. 05. 2017

Nuovo Testo Unico del pubblico impiego: il Consiglio di Stato vede più ombre che luci

Categoria: Editoriali

Nei giorni scorsi, la Commissione speciale del Consiglio di Stato (d’ora in avanti, CdS) ha espresso il previsto parere n. 916/2017 (Pres. ed Est. Luigi Carbone) sullo schema di decreto legislativo contenente il nuovo testo unico del pubblico impiego, che consta di 25 articoli ed è suddiviso in 9 capi.

Ebbene, quella che segue è di tale parere una sintesi fedele, sicché chi avrà la pazienza di leggerla scoprirà che il CdS ha ravvisato in quello schema più ombre che luci, in definitiva rilasciando quello che potremmo definire un parere “condizionato”, denso com’è di auspici, perplessità, osservazioni, rilievi, segnalazioni e raccomandazioni, di cui non potranno non tener conto il Parlamento prima, nell’emanazione dei pareri di competenza, e il Governo dopo, al momento di approvare il decreto. Questa che di primo acchito si appalesa come una precisazione superflua, in realtà si è resa necessaria, dopo che la grande stampa nazionale, già nei titoli, ha diffuso del parere stesso una versione che definire sbilanciata a favore del Governo è troppo poco. Rebus sic stantibus, per Il Foglietto è un motivo in più per rendere, ancora una volta e come sempre, un vero servizio pubblico.

Tra i rilievi di carattere generale, ci sono innanzitutto quello della mancata attuazione di talune parti della delega, sicché il CdS auspica un completo esercizio della stessa per non lasciare incompiuto e lacunoso il disegno riformatore del Governo, e quello del non pieno esercizio di alcuni principi della delega e il rinvio a “Linee guida”, alle quali non è ammissibile affidare in toto la regolamentazione di dettaglio delle procedure concorsuali, onde anche qui occorre un intervento chiarificatore del governo per fugare ogni dubbio sulla natura di tali Linee guida, fermo restando che le stesse non possono introdurre parte della disciplina delegata al di fuori del controllo del Parlamento.

Sul piano procedimentale, il CdS raccomanda di non trascurare il coinvolgimento delle Regioni, così da assicurare l’uniformità delle procedure concorsuali sull’intero territorio nazionale. In particolare, risulta alquanto timido l’esercizio della delega in alcuni settori, come per la valorizzazione del titolo di dottore di ricerca, lasciata alla facoltà delle amministrazioni. Da ultimo, il CdS avverte che il mancato esercizio della delega non consentirà l’esercizio della stessa per l’adozione di ulteriori decreti integrativi e correttivi. Il CdS giudica altresì necessario un adeguato intervento normativo per il raccordo della emananda disciplina con le recenti riforme del lavoro privato (leggi Fornero e Jobs Act) e suggerisce al Governo, da un lato, di istituire una cabina di regia per monitorare il processo attuativo della riforma, dall’altro, di effettuare un limitato investimento finanziario sulle nuove misure, per garantirne l’efficacia.

Passando all’analisi delle principali tematiche oggetto dello schema di decreto, il CdS auspica anzitutto che in tema di lavoro alle dipendenze della P. A. la legge definisca in modo sistematico e organico i rapporti tra legge e autonomia collettiva. Nel rimettere alla contrattazione integrativa la gestione della fase distributiva delle risorse nell’ambito delle fasce predeterminate dalla legge, il CdS segnala comunque la necessità di specificare i criteri di determinazione dell’ammontare complessivo delle risorse annualmente destinate al trattamento accessorio del personale, chiarendo congiuntamente le specifiche voci oggetto di esclusione per i comparti Regioni e Enti locali e Sanità. In ogni caso, il CdS raccomanda al Governo di evitare che “le finalità di semplificazione della disciplina del rapporto privato alle dipendenze della P. A. possano, di fatto, limitare gli spazi e le funzioni dell’autonomia collettiva”.

Il CdS guarda, invece, con favore al superamento del meccanismo della pianta organica, sostituito dal piano triennale di fabbisogno, da adottarsi, previa informativa sindacale se prevista, da parte delle singole amministrazioni col solo limite del rispetto dei vincoli di spesa e di finanza pubblica (che per anni hanno determinato il blocco del turn over), sicché anche qui si raccomanda, da un lato, un attento monitoraggio al fine di assicurarne il corretto funzionamento (anche tenuto conto che ora non è più necessaria la previa autorizzazione della Funzione Pubblica) e, dall’altro, il rispetto degli obblighi di informazione da parte di ciascuna amministrazione nel comunicare i dati relativi ai fabbisogni, evitando in ogni caso politiche assunzionali che compromettano gli equilibri di finanza pubblica. Resta da chiarire quali concrete modalità e misure correttive “possano incidere anche sui rapporti di lavoro eventualmente già instaurati, mentre per altro verso il meccanismo de quo non è previsto per le Regioni e il Servizio sanitario nazionale, onde tale lacuna va senz’altro colmata.

Lo schema di decreto si muove anche sul versante della disciplina dei concorsi pubblici e su quello della regolamentazione del cosiddetto lavoro flessibile, tematiche sulle quali il CdS svolge osservazioni critiche in ordine all’ammissibilità dell’affidamento a Linee guida da emanarsi dalla Funzione Pubblica della disciplina dello svolgimento delle prove concorsuali e della valutazione dei titoli. Quanto ai concorsi, il CdS ritiene auspicabile introdurre misure di semplificazione in tema di verifica dei titoli di partecipazione dei candidati, che andrebbe effettuata solo dopo le prove scritte, nei confronti di coloro che abbiano partecipato a tutte le prove e da parte di una commissione diversa da quella esaminatrice.

Quanto al lavoro flessibile, per il CdS occorre inserirlo in un quadro omogeneo, mancando ancora una puntuale regolamentazione delle singole tipologie contrattuali. Collegata alla tematica del lavoro flessibile è quella del superamento (=assunzione) del precariato, mediante assunzioni dirette ovvero attraverso procedure concorsuali riservate, ferma restando la sostenibilità finanziaria e col divieto per le amministrazioni a instaurare ulteriori rapporti di lavoro flessibile. Al riguardo, il CdS rileva che la previsione di assunzioni dirette costituisce eccezione al principio del concorso pubblico, sicché è da ammettere solo per straordinarie esigenze di pubblico interesse, profilo sul quale deve essere effettuata una specifica attività di monitoraggio da parte della Funzione pubblica, così da “evitare che la norma finalizzata all’eliminazione del precariato si trasformi in una surrettizia e inammissibile sanatoria generale, dovendosi qui ribadire che nessuna sanzione risulta espressamente apprestata in caso di uso anomalo dello strumento della stabilizzazione”.

Quanto, invece, alle procedure concorsuali riservate, il CdS osserva che se esse, da un lato, in un qualche modo osservano il principio del concorso, dall’altro possono dar luogo “a una discriminazione a rovescio rispetto al personale che sarà assunto con contratti flessibili senza poter contare su strumenti di flessibilizzazione, potendo pertanto godere solo della tutela risarcitoria e non della conversione del rapporto da tempo determinato a tempo indeterminato”.

Anche per le nuove disposizioni sui disabili il CdS raccomanda “un miglior raccordo della nuova disciplina con il ruolo e le funzioni riconosciuti all’Inail per il perseguimento di tali fondamentali finalità”, segnalando che la legge delega ha ricevuto solo parziale attuazione specialmente in materia di inadempienze da parte del responsabile dei processi di inserimento dei disabili.

Lo schema di decreto tocca anche il delicato argomento dei procedimenti disciplinari a carico dei dipendenti (vedere articolo del Foglietto a parte) e delle visite fiscali. Per tale ultima materia, il CdS esprime apprezzamento, dato che la riforma concentra in capo all’Inps la funzione di verifica, superando il precedente dualismo accertativo con le Asl. rimodellando il procedimento, modificando la regolamentazione delle visite fiscali e introducendo, come norma di chiusura del sistema, la previsione della tutela reale contro il licenziamento (anche) disciplinare dichiarato nullo o annullato.

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