23. 10. 2017 Ultimo Aggiornamento 20. 10. 2017

Scandali nelle università: non è solo una questione di "deficit etico"

Categoria: Editoriali

Secondo quanto emerge dal Rapporto 2016 dell’Osservatorio sulla corruzione nella Pa, i responsabili per la prevenzione della corruzione di 59 delle 66 università pubbliche italiane (89%) non hanno rilevato alcun evento corruttivo e solo l’Università di Sassari ha registrato casi di corruzione nell’area dell’acquisizione e progressione del personale.

Nella stragrande maggioranza di atenei ‘immacolati’ figura anche l’Università di Firenze, da cui è partita l’indagine che ha portato alla richiesta di rinvio a giudizio per 59 professori, accusati di aver manipolato il concorso per l’abilitazione scientifica nazionale per le cattedre di diritto tributario.

Sul sito dell’Università di Firenze, nella sezione ‘Prevenzione della corruzione’ di ‘Amministrazione trasparente’, è possibile consultare il Piano integrato della performance, un documento di 118 pagine e 7 allegati, ricco di dati, diagrammi e tante belle parole.

Nella classificazione dei rischi (allegato 6), l’attività di reclutamento anche di personale docente e ricercatore è valutata a un livello ‘Medio’. Tra i rischi potenziali, la previsione di requisiti di accesso “personalizzati” ed insufficienza di meccanismi oggettivi e trasparenti idonei a verificare il possesso dei requisiti attitudinali e professionali richiesti in relazione alla posizione da ricoprire allo scopo di reclutare candidati particolari; l’abuso nei processi di stabilizzazione, finalizzato al reclutamento di candidati particolari; l’irregolare composizione della commissione di concorso finalizzata al reclutamento di candidati particolari; l’inosservanza delle regole procedurali a garanzia della trasparenza e dell’imparzialità della selezione.

Un intero capitolo del Piano è dedicato alle ‘Misure di prevenzione del rischio’, nelle sue fasi di identificazione, stima e valutazione del grado, trattamento.

L’attenzione è posta maggiormente sulla gestione del rischio di danni economici (mancata regolarizzazione di spese effettuate con carta di credito aziendale, crediti iscritti due volte in bilancio, spese non riconosciute o non rendicontate o di altra natura), di danni reputazionali (per evitare i quali è previsto un Codice di comportamento per i dipendenti, un Piano della comunicazione, un Manifesto dei valori, le indagini di Customer satisfaction), la salute e la sicurezza sul lavoro, i danni ai sistemi informativi.

Il rischio che le Commissioni di concorso possano favorire un candidato a danno di altri più che sottovalutato, sembra proprio essere stato ignorato. Quello dell’Università di Firenze è solo un esempio, ma andando a sfogliare i Piani triennali di prevenzione della corruzione redatti da tutte (o quasi) le Università pubbliche, è assai probabile che si possano leggere splendidi elaborati, ma di scarsa utilità.

Il problema non è solo il ‘deficit etico’ denunciato dal presidente dell’Anac, Raffaele Cantone, ma va anche riconsiderata la sufficienza e l’efficacia delle misure di prevenzione dei fenomeni corruttivi, attraverso un monitoraggio specifico effettuato dall’Autorità competente.

Alla luce della vicenda emersa in questi giorni, si fa poi sempre più pressante la necessità di rafforzare e tutelare ulteriormente la figura del ‘whistleblower’, prevedendo anche un sistema premiale per chi ha il coraggio di denunciare illeciti, mettendo a rischio la propria carriera professionale.

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