16. 12. 2018 Ultimo Aggiornamento 16. 11. 2018

E voilà, ecco 200mila nuovi posti di lavoro

Categoria: Editoriali

E tutto d’un tratto, capisco che ho sbagliato tutto. Traviato dalla malmostosità gufesca dei commentatori da salotto, mi sono perso l’autentico sentimento che anima una qualunque campagna elettorale che si rispetti, quindi la nostra in particolare: la gioia. E quando ci ricapita di sentire tante buone notizie in un arco di tempo così limitato? In un pugno di settimane ci hanno promesso e raccontato di tutto, dalle pensioni a dodici anni, all’aumento del reddito nell’anno che verrà.

Il tripudio durerà ancora poco, purtroppo. Ancora qualche giorno e poi le urne si chiuderanno e con loro i buoni propositi. Tornerà la mestizia nazionale che dura circa cinque anni, al netto dello scioglimento anticipato delle Camere, purtroppo sempre più raro. Perciò mi sono detto: goditela finché dura, la bella stagione, e regala anche oggi una dose di ottimismo agli amatissimi che perdono il loro tempo a leggere le tue fregnacce raccontando loro quelle dei politici. Serviva giusto una buona ispirazione. E tutto d’un tratto … il coro: è arrivato il ministro Delrio.

Macché bravo, bravissimo: un ministro coi baffi (e pure col pizzo). Qualche giorno fa è toccato a lui accendere il nostro entusiasmo così come poco prima era toccato all’amabile Padoan con la storia dell’aumento di reddito da mille euro nel 2020. E Delrio, bravo com’è, non si è fatto pregare.

Perla numero uno: il piano infrastrutturale decennale messo a punto dal governo creerà 200 mila posti di lavoro in dieci anni (che, immagino, si aggiungeranno al milione già creato col Jobs Act, di cui alla nota vulgata governativa). Una promessa decennale come un Btp. Solo che, a differenza del Btp, dei 200mila posti fra dieci anni non si ricorderà più nessuno, neanche Delrio, che per allora avrà infrastrutturato chissà cosa.

Ma tranquilli, li ritireranno fuori in tempo per la campagna elettorale del 2028 e per allora saranno pure aumentati con gli interessi composti.

Seconda perla: a fine 2017, siamo tornati a 290 miliardi di investimenti per le opere pubbliche, pure se gli investimenti pubblici, strano a dirsi, fanno ancora fatica a decollare, malgrado abbiano tutte le carte in regola per spiccare il volo.

Percepisco un avvio di scricchiolio al buonumore che, per fortuna, viene subito obliterato dalla perla numero tre: “La prossima settimana sbloccheremo un miliardo per la ferrovia Ionica”, sottolineando che l’ultimo a spendersi per questa ferrovia era stato Cavour, che comunque fa tanto Risorgimento.

Se ne parla da un annetto di questa ferrovia, a dirla tutta. Ma tant’è. La quarta perla ve la dico io: il nuovo governo, chiunque esso sia, tutto d’un tratto farà arrivare anche i treni in orario. E’ giunta l’ora fatale.

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

giornalista socioeconomico - Twitter @maitre_a_panZer


Sei arrivato fin qui...continua a leggere

banner iscriviti sindacato

Ti piace quello che leggi?

Se ci leggi e ti piace quello che leggi, puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro sostenedoci con quanto pensi valga l'informazione che hai ricevuto: anche il costo di un caffè! 

 

I cookie ci aiutano a fornirti i nostri servizi. Utilizzando i nostri servizi, accetti le nostre modalità d'uso dei cookie. Per saperne di più