26. 04. 2018 Ultimo Aggiornamento 22. 04. 2018

Programmazione urbanistica sicura solo se tiene conto del territorio e dei pericoli cui è soggetto

Categoria: Editoriali

La fondazione delle cittaNegli ultimi decenni, le città stanno crescendo sempre più velocemente senza tener conto dell’ambiente naturale. E v’è di più, spesso ci si dimentica che la storia geologica di un territorio può essere una guida importante per pianificarne il futuro sviluppo.

Viceversa, in passato i fondatori dei centri abitati sceglievano il sito geologicamente più sicuro, più idoneo, anche dal punto di vista della presenza, meglio se abbondante, di risorse.

Un libro, che abbiamo letto di recente (La fondazione delle città. Le scelte insediative da Uruk a New York di Giuseppe Gisotti, Carocci ed.) vuole dimostrare come e quanto questo fattore abbia influenzato e determinato le scelte insediative e il destino delle città. Da Uruk, fondata intorno al 3000 avanti Cristo sulle sponde del Fiume Eufrate, nell’attuale Irak, fino a New York, passando per Atene, Catanzaro, Modena e Vienna.

La conoscenza accurata delle condizioni del territorio, dei vari pericoli cui è soggetto (sismico, idrogeologico, vulcanico) sono tuttora indispensabili per poter gestire in modo razionale i nostri insediamenti, prevedere e prevenire danni cui possono essere soggetti, nel breve e nel lungo periodo.

Le città dell’antichità, ma anche quelle di epoche successive, possono essere considerate come nate da piccoli insediamenti fondati per determinati motivi, di solito difensivi e/o commerciali, oppure per permettere a profughi fuggiti da guerre o carestie di avere un rifugio dove poter fondare una nuova patria.

Gli antichi Greci nella scelta dei siti di insediamento, in patria o nelle colonie, tenevano conto della fertilità dei suoli, della presenza dell’acqua e della difendibilità del luogo.

L’attraversamento di un fiume in corrispondenza di un guado idoneo fornì un tipo di sito desiderabile per alcuni insediamenti permanenti (è stato il caso di Roma). Lo stesso si può dire per i porti alle foci dei fiumi o su coste dove condizioni fisiografiche favorevoli fornivano un buon riparo per le imbarcazioni (come Siracusa).

Quali i fattori che hanno favorito nel tempo la nascita di insediamenti? La disponibilità di acqua potabile, la presenza di buoni terreni di fondazione (che sopportavano i carichi artificiali senza subire cedimenti), la disponibilità o abbondanza di idonei materiali da costruzione. Insediamenti spesso nati come accampamenti militari e poi divenuti insediamenti civili.

Un altro elemento determinante è stata la disponibilità di alcune sostanze minerali: l’ossidiana, necessaria per fabbricare utensili ed armi (i primi insediamenti dell’isola di Lipari nelle Eolie) o il salgemma (allora indispensabile per salare i cibi e consentire la conservazione delle derrate alimentari), la cui presenza fu determinante nella fondazione di Agrigento. Oppure, la vicinanza di siti dove poter realizzare le saline (Mozia).

Occorre distinguere fra posizione e sito.

Con il termine posizione, ci si riferisce agli aspetti politici, sociali ed economici che pongono le città in relazione tra loro o con luoghi produttivi: ad esempio, posizione della città rispetto ai traffici, alle rotte commerciali, ai distretti minerari. Tipica è la posizione di Messina rispetto ai traffici marittimi che attraversano lo Stretto. Non va dimenticata la posizione di un insediamento rispetto alle strategie militari, di conquista, come avvenne per numerose città fondate dai Romani in Europa e nell’Africa del nord, che presero origine da accampamenti militari, come Treviri, nell’attuale Germania. Così come in età nuragica, l’insediamento Tanca Manna, situato nell’area della attuale Nuoro, fra 500 e 700 metri di altezza, aveva una posizione strategica per il controllo delle diverse attività produttive, ma soprattutto per il passaggio di popolazioni transumanti che si spostavano con il bestiame verso territori ricchi di acqua e con un clima più mite.

Mentre col termine sito si indica il luogo fisico che condiziona la forma della città, la viabilità, le tipologie costruttive, la durata nel tempo dell’insediamento, la pendenza dei terreni, la presenza di corsi d’acqua o mare, l’esposizione, ecc. I caratteri del sito dipendono dai fattori geologici (litologia, tettonica, geomorfologia), idrologici e morfologico-topografici.

L’idrografia o, possiamo dire, la geomorfologia fluviale può essere di primaria importanza nella nascita delle città, sia come scelta del sito che della posizione. L’intersezione della via d’acqua con la via di terra, resa possibile da un guado o da un passaggio sicuro, costituisce un sito di grande interesse. L’ansa di un fiume fu un sito particolarmente privilegiato per far nascere città importanti come Verona, Besançon (Vesontium), Casilinum-Capua. Besançon, ad esempio, occupava un meandro del Fiume Doubs, dotato di straordinarie difese naturali e, nello stesso tempo, di una posizione eccezionale per il controllo economico, politico e militare delle vie d’acqua e di terra verso Lione e la Germania. La scelta del sito basato sulla geomorfologia e sulle risorse naturali favorevoli è emblematica, ad esempio, per Leptis Magna, ma il declino di questa città derivò probabilmente da fattori naturali negativi (innescati da interventi artificiali), cui però la popolazione non seppe o non poté opporsi per indebolimento della struttura socio-economica. Mentre Siracusa, pur soggetta anch’essa a fattori naturali negativi, riuscì a sopravvivere.

Talora la scelta di un sito non fu felice, poiché in un secondo tempo si sarebbe dimostrato vulnerabile a vari pericoli geologici come terremoti, dissesto idrogeologico, eruzioni vulcaniche. Con le loro scarse conoscenze scientifiche, gli antichi non sempre poterono prevedere i rischi. I fondatori e i cittadini di Pompei, ad esempio, non immaginavano che la città fosse situata ai piedi di un vulcano attivo. Solo molto tempo dopo la fondazione, Selinunte fu distrutta dai terremoti. Sibari, alla foce del fiume Crati, fu sepolta da una alluvione, forse causata dagli acerrimi nemici di Crotone che riuscirono a deviare il corso del fiume per indirizzarlo verso Sibari. Mileto, fiorente colonia greca sulle sponde del Mare Egeo e alla foce del Fiume Meandro, dopo alcuni secoli cessò di esistere perché il corso d’acqua con i suoi sedimenti, poco alla volta, colmò la baia nella quale si affacciavano la città e il suo porto, allontanandola dal mare e condannandola al declino.

Viceversa, l’attuale Firenze, nata sui terreni fertili che Giulio Cesare assegnò ai suoi legionari sulla riva dell’Arno, deve le sue fortune, oltre che ad una buona posizione per la difesa militare, a vari fattori geologici favorevoli: è ricca di risorse naturali ed energia derivante dalla corrente fluviale.

Le città del passato possono insegnarci quali fossero al tempo i criteri di scelta dei siti di insediamento e come sulla scelta influissero le possibilità di sopravvivenza nelle nicchie ecologiche.

La lezione che si trae dal libro di Giuseppe Gisotti è che nella fondazione e nello sviluppo di una città occorre un approccio multidisciplinare - tenendo conto in primis delle scienze della terra, nelle loro varie declinazioni: geomorfologia (fluviale, costiera, ecc.), idrogeologia, litologia, sedimentologia, tettonica, petrografia, sismologia, vulcanologia, geologia ambientale - che l’autore riassume con il termine, geoarcheologia.

In conclusione, in una Italia moderna colpita da dissesti e terremoti, l’autore vuole fornire un incentivo ad accrescere la coscienza del rischio, a riflettere sull’espansione delle città e sui limiti di questo sviluppo derivanti dai fattori naturali, compresi quelli geologici.

Un monito utile per indirizzare le scelte urbanistiche su modelli che fanno tesoro dei fattori naturali di rischio forniti dalla millenaria storia delle città stesse.

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