22. 07. 2018 Ultimo Aggiornamento 19. 07. 2018

Decreto “ammazza foreste”: nessuno pensi che sia finita qui

Categoria: Editoriali

Il governo a guida Gentiloni, anche se mandato a casa dagli italiani con le recenti elezioni, continua purtroppo a legiferare e a fare danni al Paese: ultima in ordine di tempo, l’approvazione, il 16 marzo scorso, del D.Lgs riguardante le “Disposizioni concernenti la revisione e l’armonizzazione della normativa nazionale in materia di foreste e filiere forestali “ in attuazione dell’art. 5 della legge 28 luglio 2016, n. 154., noto anche come “Testo Unico Forestale”, attualmente alla firma del Presidente Mattarella.

Questo Dlgs parte da un assunto assurdo: riconoscere boschi e foreste solo come potenziale patrimonio economico, ignorandone il valore naturale e l’indispensabile ruolo di fornitori (gratuiti!) di servizi ecosistemici, dall’assetto idrogeologico al mantenimento della biodiversità, dalla purificazione dell’aria e delle acque al contrasto ai cambiamenti climatici.

Foreste e boschi vengono, infatti, visti solo in funzione della “valorizzazione energetica”, ovvero come patrimonio da destinare ad impianti a biomasse (generosamente incentivati con soldi pubblici) per produzione di energia elettrica.

Vivissime sono le proteste che si sono levate perché ai tavoli di lavoro per la stesura del Dlgs si è registrata la partecipazione ampia di rappresentanti del mondo dell’industria, di pochissimi rappresentanti di docenti di materie forestali e completamente assente è risultata la presenza del mondo accademico esperto in ambienti naturali.

Centinaia di accademici, scienziati, forestali, agronomi, ecologi, botanici, zoologi, geologi si sono quindi rivolti al Quirinale e al Governo con lettere, appelli e comunicati stampa, come sottolineato da Giovanni Damiani nell'articolo apparso sul Foglietto della scorsa settimana, chiedendo di riaprire il dibattito e di instaurare un confronto ampio e trasparente su tutti gli aspetti che il Dlgs trascura.

Ma voci critiche si sono levate anche da altri settori della società civile: dai Comuni Virtuosi ad associazioni ambientaliste e non, da medici a giuristi. Il decreto, infatti, presenta diversi aspetti di incostituzionalità in quanto è stato emesso in carenza di potere poiché trattasi di un provvedimento di straordinaria amministrazione che non può essere adottato dopo lo scioglimento delle Camere.

Intanto, in queste ore, tantissimi cittadini si stanno rivolgendo direttamente al Capo dello Stato, affinché non promulghi il decreto licenziato nei giorni scorsi dal governo Gentiloni.

Il Dlgs, infatti, viola gli art. 9 e 117 della Costituzione perché, ignorando l’aspetto ambientale e paesaggistico del patrimonio boschivo, è contro la tutela costituzionale del paesaggio, dell’ambiente e dell’ecosistema. Ma viola anche l’art. 41, il quale dispone che l’iniziativa economica (…) “Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”.

Inoltre, è gravissimo e contrario alla Costituzione il disposto dell’art.12, per cui Regioni e Province Autonome possono procedere al taglio coattivo dei boschi esistenti su terreni privati il cui proprietario abbia lasciato decorrere il turno di taglio e di quelli sui terreni “silenti”, vale a dire, di cui non si è riusciti a rintracciare il possessore.

Il Dlgs va anche contro l’art. 32 della Carta Fondamentale, che riguarda la tutela della salute perché l’incremento delle combustioni di biomasse non potrà che peggiorare la qualità dell’aria, pessima in tante zone del paese. Già oggi in Italia la qualità dell’aria è infatti particolarmente scadente e per questo siamo sotto procedura di infrazione da parte dell’UE. Le biomasse solide contribuiscono (dati ISPRA) per circa il 68% al PM2.5 primario, cui va attribuita una consistente quota dei circa 60.000 decessi prematuri che si registrano ogni anno in Italia per tale inquinante. Ma alla cattiva qualità dell’aria vanno ascritte, oltre alle morti premature per eventi cardiovascolari, numerose altre patologie quali alterazioni della fertilità, della gravidanza, del periodo perinatale, danni al cervello in via di sviluppo nonché numerose patologie croniche cardio-respiratorie, metaboliche e neurologiche, compreso Alzheimer, cancro a polmone e vescica e ricoveri per patologie acute (soprattutto negli esposti più suscettibili come bambini e anziani).

I riferimenti bibliografici di queste affermazioni sono elencati nella lettera aperta inviata il 9 marzo scorso da 264 Accademici al Presidente della Repubblica e al Presidente del Consiglio.

Non vanno poi trascurati i quasi 25.000 cittadini che hanno sottoscritto una petizione, tutt’ora in corso.

L’approvazione di tale Dlgs appare tanto più assurda se si pensa che 3 dei 4 parlamentari che l’hanno voluta (on. Olivero, sottosegretario all’Agricoltura, on. Realacci presidente della Commissione Ambiente, on. Sani presidente della Commissione agricoltura) non sono stati rieletti alle ultime consultazioni elettorali e, sarà certo solo per caso, ma l’unica associazione ambientalista che si è schierata a favore del predetto Dlgs è Legambiente, di cui Realacci è presidente onorario.

E’ davvero paradossale che tutto ciò si traduca in un aumento delle nostre bollette elettriche (l'ultimo aumento, a gennaio). Pensare che tutti noi paghiamo di più l'energia elettrica perché finanziamenti destinati a fonti rinnovabili finiscono per incentivare fonti energetiche che di rinnovabile hanno solo il prefisso “bio” non può certo farci piacere visto che non solo attentano all’ambiente, calpestano la Costituzione, ma ci rovinano anche la salute.

Patrizia Gentilini - International Society Doctors for Environment (ISDE Italia)

La redazione del Foglietto ringrazia la dottoressa Gentili, Oncologa ed Ematologa di chiara fama, per il suo articolo e per le sue tante battaglie contro gli inceneritori, l'ìnquinamento delle falde acquifere e molto altro, sempre a difesa del diritto costituzionale alla salute dei cittadini, scontrandosi anche con potenti personaggi, come l'ex presidente della Provincia di Firenze, Matteo Renzi, poi divenuto anche Presidente del Consiglio.

 


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