20. 08. 2018 Ultimo Aggiornamento 23. 07. 2018

Lo smartphone in pericolo di vita, dopo aver ucciso il pc

Categoria: Editoriali

Un approfondimento pubblicato sull’ultimo WEO del Fmi ci consente di osservare lo stato di salute del mercato degli smartphone, che negli ultimi anni ha dato grandi soddisfazioni ai suoi operatori, pure se adesso inizia a mostrare segni di incertezza malgrado la domanda rimanga robusta.

 

Nel 2017, sono stati venduti 1,5 miliardi di telefonini, praticamente uno ogni cinque abitanti, confermandosi lo smartphone il succedaneo preferito dei consumatori del personal computer, ormai in evidente declino.

Ma il dato più eloquente è quello del peso specifico dell’economia degli smartphone sull’economia globale. La tecnologia dei telefoni mobili, scrive il Fmi, e dei servizi ad essi correlati ha contribuito per 3,6 trilioni alla crescita globale del Pil nel 2017, una percentuale del 4,5%. “L’enorme domanda globale di smartphone ha creato supply chain complesse attraverso l’Asia”. Anche qui, le cifre parlano da sole. “Nel 2017 la Cina ha esportato smartphone per un valore di 128 miliardi di dollari, che equivalgono al 5,7% del suo export”. In Corea del Sud, che è il maggiore fornitore di componenti per gli smartphone, l’export di semiconduttori pesa il 17,1% del suo export totale. Un livello vicino a quello della Malesia (17,4%) e di Singapore (15,9%). Per Taiwan, tale voce pesa addirittura un terzo del suo export globale.

E’ interessante osservare che, nei cinque paesi più coinvolti nel ciclo di produzione degli smartphone (Cina, Corea, Malesia, Singapore e Taiwan), l’export globale è aumentato del 6,7% e pure se le esportazioni collegate all’hi tech pesano meno del 10% dell’export totale, quelle collegate agli smartphone hanno contributo per un terzo alla crescita globale delle vendite.

A livello di commercio globale, gli smartphone pesano circa un sesto dell’incremento degli scambi registrati nel 2017. Una crescita che però è dipesa più dall’aumento del valore per unità di prodotto che dalla crescita dei volumi esportati, che anzi sono diminuiti. “Come conseguenza il prezzo medio di vendita di un IPhone è aumentato dai 618 dollari del 2016 ai 798 del 2017”.

Il riferimento all’IPhone non deve stupire: il peso specifico che il device di Cupertino ha sul mercato degli smartphone ha trasformato questo prodotto in una sorta di indice degli andamenti globali. Così come non deve stupire che l’Irlanda sia, insieme ai paesi asiatici, l’unico paese europeo che gode dei vantaggi del nuovo ciclo hi tech collegato agli smartphone, visto che in Irlanda la Apple ha delocalizzato parte dell’attività di produzione degli IPhone. Ma, “allo stesso tempo – osserva il Fmi – è importante notare che il reddito generato dalla vendita degli smartphone non contribuisce pienamente all’economia irlandese. L’acquisizione dei diritti intellettuali esteri lascia il livello domestico di occupazione pressoché invariato”. In Corea, in compenso, la produzione di smartphone ha contribuito per circa un terzo della crescita del tasso del pil 2017 e a Taiwan addirittura per il 40%.

Se questi sono i numeri, è ragionevole chiedersi quanto sia sostenibile un settore così esuberante e come funzioni il ciclo economico che lo esprime. Una delle caratteristiche peculiari osservate è che la data di rilascio degli IPhone influenza la domanda globale di smartphone. E questo dipende innanzitutto dal fatto che gli IPhone ormai sono al top delle vendite.

Nell’ultimo quarto del 2017, infatti, i melafonini hanno superato per vendite i Samsung, mostrando un andamento di vendite stupefacente: dai 35 milioni di device del 2012 agli oltre 78 milioni alla fine del 2016. Proprio per questa ragione, è ragionevole chiedersi quanto sarà possibile reggere ancora questo livello prima che il mercato si saturi. Alcuni segnali lasciano ipotizzare che quel momento sia più vicino di quanto si pensi.

Nel 2017, le spedizioni globali di telefoniniper la prima volta sono diminuite e alcune analisi mostrano che il mercato potrebbe aver raggiunto il suo picco nel settembre 2015, per cui, adesso, la nuova domanda sarebbe guidata più dalla necessità di sostituire i device che di aggiungerne di nuovi. Tutto ciò a fronte di una domanda, questa sì crescente, di semiconduttori per altre applicazioni hi tech, a cominciare da quelle collegate alle automobili.

Lo smartphone ha ucciso il pc. Qualche altra diavoleria ucciderà lo smartphone.

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giornalista socioeconomico - Twitter @maitre_a_panZer

 


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