21. 09. 2018 Ultimo Aggiornamento 20. 09. 2018

Accordi commerciali: dopo il Ttip, salta anche il Ceta?

Categoria: Editoriali

Nei mesi scorsi avevamo già parlato dei due accordi commerciali, il Ceta e il Ttip, fra le due sponde dell’Atlantico e li avevamo definiti fraudolenti. Ora, archiviato il secondo, sembra che il nuovo ministro dell’agricoltura voglia affondare anche il primo. Non è mai troppo tardi. Certo è un no intriso di nazionalismo e non certo per la difesa della salute dei cittadini.

L’accordo, infatti, allargherebbe non poco le maglie sul piano della sicurezza alimentare, vista l’interpretazione poco stringente da parte del Canada del principio di precauzione.

Il Ceta, entrato in vigore in via provvisoria lo scorso settembre, con la formazione di un comitato congiunto, Canada-Ue, sulle misure sanitarie e fitosanitarie. Un comitato segreto sulle cui decisioni non hanno poteri ispettivi neppure i parlamenti nazionali, chiamato a discutere le linee guida che determineranno l’equivalenza tra prodotti europei e canadesi. Riunitosi già più volte per armonizzare le norme relative all’autorizzazione dei fitofarmaci (come il glifosato, il cui uso alcuni Stati europei hanno già limitato, mentre la legislazione canadese non pone ostacoli) e al commercio di animali vivi e carni, non è dato sapere quali esiti abbia prodotto.

Su tutte queste complesse questioni la parte canadese chiede di alleggerire le misure previste dall’Europa a tutela dei cittadini.

Tanto meno l’accordo difende i prodotti locali: nell’elenco delle indicazioni geografiche protette tutelate rientrano infatti appena 41 delle 288 denominazioni italiane.

Ma il Ceta non è il solo accordo sul tavolo, come ricordano i promotori della campagna stop Ttip e stop Ceta, «l’Europa sta negoziando un pacchetto di liberalizzazioni commerciali con blocchi di importanti Paesi esportatori – Mercosur, Giappone, Vietnam, Paesi del Mediterraneo – alcuni dei quali non richiedono il passaggio per i parlamenti nazionali, e che potrebbero cambiare per sempre il modo in cui vengono negoziati e fissati standard importanti di produzione, di protezione dei diritti del lavoro, dell’ambiente e della salute, affidandoli a piccoli comitati tecnici fortemente influenzati da esperti che non rispondono alla volontà dei cittadini democraticamente espressa. Oltre a indebolire per sempre la tutela di produzioni importanti a partire dal Made in Italy agroalimentare a Indicazione geografica protetta – Doc, Dop e IG – esponendolo ancor di più alla contraffazione e alla sofisticazione».

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