Categoria: Editoriali

“Tutti i cittadini hanno pari dignita`sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali” (Cost. art. 3).

È solo uno dei 12 diritti fondamentali enunciati da quella Costituzione che con forza abbiamo difeso il 4 dicembre 2016, ma che forse il Ministro Salvini, che pure si era schierato per il No contro la riforma proposta dal governo Renzi, non ha mai letto, altrimenti non farebbe affermazioni come quelle su Rom e migranti. E come lui, tutti quegli italiani (59%?) che avrebbero condiviso i proclami del ministro dell’interno in proposito.

Evidentemente, anni e anni in cui si sono snobbate scuola, istruzione, cultura – forse sarebbe meglio dire anni di ostilità verso la cultura ed i suoi operatori (intellettuali, docenti, giornalisti) - hanno reso gli italiani dimentichi del loro essere uomini, dei doveri di solidarietà con il resto dell’umanità.

Ma tant’è, la propaganda più è becera e più fa presa ed è funzionale a politiche di governo che nulla faranno per cancellare disuguaglianze crescenti per tutti, italiani e non.

Propaganda, perché Salvini non può non sapere che analoga proposta del suo collega di partito Maroni, quando rivestiva la medesima carica di ministro dell’interno, fu bocciata dai giudici ordinari e dall'Europa. Con quel censimento furono rilevati 160.000 mila rom, il 60 % risultarono cittadini italiani, ai quali bisognava aggiungere un numero imprecisato di giovani di seconda e terza generazione, figli di Rom e Sinti di recente immigrazione, nati e cresciuti in Italia che sistematicamente, al raggiungimento della loro maggiore età, si ritrovavano, e si ritrovano in una condizione di apolidìa de facto, con l’impossibilità di essere riconosciuti cittadini italiani ma, al contempo, inespellibili.

Se poi per censimento si intende la ricognizione degli abitanti degli insediamenti di popolazioni Rom, allora possiamo affermare che, in passato, se ne sono fatti un’infinità e con enorme dispendio di risorse. Ad esempio, a Roma ne sono stati fatti con tutti gli ultimi sindaci, dal 2000 in poi. Censimenti non su base etnica, ma sulla base di una condizione abitativa e sociale volti a capire, anche a partire da dati patrimoniali, chi ha diritto a restare nei campi.

Sempre nella capitale, che è il centro con i numeri più elevati, le ruspe hanno solo moltiplicato gli insediamenti come confermato quest’anno dal Rapporto 2017 dell’Associazione 21 luglio.

A Roma, nel tempo tutte le proposte - come la delibera di iniziativa del consiglio comunale n. 31 del 1999 - volte a porre in essere politiche di inclusione delle popolazioni Rom e Sinte sono rimaste lettera morta, travolte prima dal Patto per la sicurezza del ministro Giuliano Amato e, poi, dalle politiche securitarie del leghista Maroni.

Ai piccoli insediamenti posti nel tessuto urbano proposti dal Consiglio Comunale di Roma si preferirono, nel 2007, in epoca veltroniana, 4 mega Campi della solidarietà (sic!), i più grandi d’Europa, previsti dal Patto per Roma sicura. Un accordo che così recitava : «interventi risolutivi delle esigenze di contenimento delle popolazioni senza territorio, nonché inclusione sociale, attraverso, rispettivamente: la costruzione di quattro villaggi della solidarietà in aree attrezzate in grado di ospitare circa 1000 persone – ciascuno da realizzare su aree comunali o demaniali – disciplinati da specifici regolamenti di gestione; programmi di abbattimento di insediamenti abusivi, con successiva riqualificazione delle aree liberate».

Nel 2008, arriva il decreto che dichiara lo “stato di emergenza” in relazione agli insediamenti di “nomadi” in Campania, Lombardia e Lazio e che dà ai Prefetti poteri straordinari e milioni di euro per “gestire l'emergenza”.

Nella capitale, nel 2009, sindaco Alemanno, si vara un Piano nomadi che prevedeva 13 campi autorizzati, tutti ubicati fuori dall’area urbana, in grado di ospitare 6mila persone provenienti dagli oltre 100 campi abusivi, tutti da chiudere. Per crearli, il Governo aiutò il Campidoglio con un tesoretto di circa 20 milioni di euro, altri 12 milioni furono erogati da Comune e Regione Lazio: 32 milioni di euro che si sono aggiunti ai 10 milioni annui della gestione ordinaria. Soldi che avrebbero potuto invece essere spesi per politiche abitative inclusive e diffuse in tutto il territorio, in scuole, servizi socio-sanitari, trasporto pubblico, politiche del lavoro. Invece, si preferì spendere 60 milioni, dal 2009 al 2012, per far vivere quelle popolazioni in condizioni disumane.

Una politica, quella dei mega campi che ha fatto le fortune di Mafia Capitale.

Una politica sorda ai richiami dell’Europa e dell’Alto Commissariato dell’Onu per i Diritti Umani per il mancato rispetto delle norme internazionali in materia di diritti delle popolazioni Rom. La condanna dell’Onu seguiva di pochi mesi quella emessa nel 2006 dal Comitato Europeo per i Diritti Sociali (CEDS), per la sistematica violazione del diritto delle popolazioni Rom ad un alloggio adeguato, in riferimento all’art. 31 della Carta Sociale Europea Revisionata.

Ma l’Italia è il paese dei campi Rom. Leggiamo dal dossier dell’Emergency Response Coordination Centre (ERCC): “l’Italia attua una vera discriminazione razziale perchè la maggior parte dei Rom vive in una condizione di isolamento dal resto della società … in condizioni di estrema povertà e degrado, privi delle minime infrastrutture. ...Possono essere soggetti a sgombero in ogni momento, e questa possibilità si realizza di frequente. Una società razzista spinge questi Rom ai margini e impedisce la loro integrazione”.

Siamo in buona compagnia con i francesi, 400mila Rom e Sinti, pari allo 0,2% della popolazione, sono stati espulsi in massa dagli insediamenti ritenuti abusivi sia da Sarkozy che da Hollande e spediti nei cosiddetti villaggi di inserimento.

Viceversa, gli 800mila Rom spagnoli, pari al 2% della popolazione, dopo trent’anni di programmi governativi, nel 92% dei casi vivono in appartamenti o case normali; il 50% ha l’abitazione di proprietà, solo il 4% abita ancora nelle baracche. Tutti i bambini sono iscritti alla scuola elementare e l’analfabetismo complessivo è molto basso (attorno al 15%), mentre il 44% dei Rom lavora.

Il piano per la Strategia nazionale di inclusione di Rom e Sinti 2014-2020 - presentato nel 2012 dall'allora ministro per la Cooperazione e l'Integrazione Andrea Riccardi in sede europea per usufruire di fondi Ue, sembrava decisamente voler spazzare via "il sistema dei campi nomadi” - è rimasto inattuato.

Oggi, il Pd si scandalizza per le dichiarazioni di Salvini ma, ad esempio, nel 2015, Patrizia Prestipino, oggi la deputata democratica, all'epoca membro della Direzione nazionale dello stesso Pd, dichiarava alla stampa: «O si comincia un censimento forte, come si sta facendo in questi mesi, in tutti i campi rom, sequestrando i beni rubati. Il problema è che possiamo pure sequestrare tutte le macchine, poi ne rubano una il giorno dopo e guidano senza patente. Il problema è anche di coscienza» … occorrono ... Leggi speciali. Questi bambini non sono immigrati, sono romani. Quando nascono a Roma sono nostri cittadini, è questo il problema fondamentale. Sono stanziali, non più nomadi. Quando si hanno nuclei così poco controllati è normale che ci sia delinquenza. Niente ruspe, ma più controlli con leggi speciali su questi campi. Leggi che permettono di recuperarli socialmente se possibile, altrimenti di cacciarli. Leggi speciali sui campi rom, che non vuol dire trasformarli in lager, ma controllarli in maniera serrata».

Non sembra una filosofia tanto lontana da quella dell’attuale ministro dell’interno.

Ma, considerata la nostra Carta fondamentale, ci chiediamo, ormai quotidianamente, come sia possibile che al vaglio del Presidente sia passato come ministro degli interni Salvini (oltretutto molto più pericoloso per la coesione europea), mentre, in nome degli equilibri finanziari si sia stoppato il professor Paolo Savona come ministro dell’economia?

Sono più importanti lo spread o dovremmo piuttosto ricordarci – e chi di dovere lo faccia con Salvini – che “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale” (art. 2 Cost.).

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