15. 12. 2018 Ultimo Aggiornamento 16. 11. 2018

Dalle politiche del governo più armi per tutti. Altro che più reddito

Categoria: Editoriali

Avete presenti le frequenti stragi compiute con armi da fuoco negli Stati Uniti?

Un libro fresco di stampa Un altro giorno di morte in America 24 ore, 10 proiettili, 10 ragazzi di Gary Younge, Add editore, pag. 352, 18 euro, ci chiarisce bene cosa accade negli Usa dove ogni giorno mediamente, nell’indifferenza generale, “sette bambini e adolescenti perdono la vita a causa di un colpo di arma da fuoco (due per suicidio, ndr). Le armi da fuoco sono la principale causa di mortalità tra i neri sotto i diciannove anni e la seconda per la stessa fascia d’età, in generale, preceduta solo dagli incidenti stradali … queste morti quotidiane non sono altro che un monotono stillicidio, un brusio di fondo così debole da permettere al Paese di andare avanti indisturbato”.

Un adolescente americano ha diciassette volte più probabilità di essere ucciso da una pallottola di un suo coetaneo che vive in un altro paese ricco. Una probabilità ancora più alta se è di colore.L’autore ha scelto un giorno qualsiasi, il 23 novembre 2013, ed ha censito e raccontato tutte le morti di bambini e adolescenti avvenute a causa delle armi da fuoco quel giorno.

Uno scenario agghiacciante che presto rischiamo di vivere anche noi data la liberalizzazione nel possesso di armi da fuoco avviata con un decreto legislativo entrato in vigore, apparentemente per recepire una direttiva europea, lo scorso 14 settembre. Nel crescente clima razzista ne abbiamo avuto già dei dolorosi assaggi a Macerata, Firenze, Roma dove un uomo ha sparato dalla finestra ad una piccola rom che resterà paralizzata.

Ma andiamo per tappe.

Era febbraio quando, in piena campagna elettorale, durante la fiera "Hit Show" di Vicenza, il segretario della Lega aveva incontrato il Comitato Direttiva 477 ed aveva sottoscritto un’"Assunzione pubblica di impegno a tutela dei detentori legali di armi”.

Cosa sarà mai questo Comitato? Come spiegato dal suo presidente Giulio Magnani, oltre ad essere “un’associazione che tutela i privati cittadini che hanno armi da fuoco, rappresenta in Italia la Firearms United (Confederazione europea dei possessori di pistole) e collabora con Anpam, Conarmi e Assoarmieri”. Un settore, quello delle armi, che vale più o meno lo 0,7 per cento del Pil, visto che coinvolge, tra indotto e produzione, 2.500 imprese e 92mila occupati e si rivolge a 1,3 milioni di titolari di licenza.

Ma non basta, Salvini si impegnava a coinvolgere la lobby per ogni provvedimento che avesse dovuto riguardarla in futuro, legittima difesa compresa, per la quale sono state depositate in Parlamento tre diverse proposte di legge (Lega, Fratelli d'Italia e Forza Italia), tutte tendenti ad allargarne il perimetro. Per il segretario leghista, occorre “tutelare prioritariamente il diritto dei cittadini vittime di reati a non essere perseguiti e danneggiati (anche economicamente) dallo Stato e dai loro stessi aggressori”. Insomma, niente processo per chi spara al ladro che lo minaccia.

Che il modello leghista sia quello americano è noto da sempre. Piuttosto, stupisce scoprire che per il ministro della Giustizia Bonafede la legittima difesa fosse una delle “priorità di questo governo”.

Per ora, le Camere sulla legittima difesa ancora non hanno legiferato, viceversa “il patto d’onore” salviniano è stato rispettato con il decreto legislativo n. 104 del 10 agosto 2018, in vigore dallo scorso 14 settembre. Con esso l’Italia recepisce la direttiva europea 853/2017, ideata dopo la strage del Bataclan e relativa al controllo sull’acquisizione e la detenzione di armi.

L’Italia è la prima nazione che fa propria la suddetta direttiva e lo fa con un’interpretazione assai discutibile, una deregulation.

L’intenzione del legislatore europeo era di armonizzare, ma in senso restrittivo, l’articolata normativa esistente nell’Unione in materia di controllo delle armi da fuoco. Normativa che in Italia era una delle più rigide.

D’ora in avanti, sarà possibile: comprare un kalashnikov e dichiararne la detenzione anche tramite mail certificata ai Carabinieri o alla Questura; possedere da 6 a 12 armi sportive; avere munizioni pari a 10 caricatori per le armi lunghe e a 20 per le armi corte (prima erano 5 e 15). Quanto, poi, ai fucili da caccia, se ne può detenere un numero illimitato. Non vi è più alcun obbligo di avvisare i propri conviventi del possesso di armi. Viene estesa la categoria dei “tiratori sportivi”, già aumentati nel triennio 2014/17 del 41,63 per cento, autorizzati a comprare armi del tipo da guerra.

E dire che la violenza crescente dovrebbe indurre, piuttosto, ad una stretta sulle armi. Tanto più che, nonostante il possesso di ogni arma debba essere denunciato entro 72 ore, manca un censimento, neppure il Viminale dispone di dati certi. La stima più accreditata è quella dell’organizzazione Small arms survey, secondo la quale (dati riferiti al 2017) in Italia ci sarebbero 8,6 milioni di armi tra legali e illegali, contro, ad esempio, i 15,8 della Germania e i 12,7 della Francia.

Ma da noi le armi si usano in modo improprio più frequentemente, tant’è che ogni 100mila abitanti vi sono 0,9 morti per arma da fuoco. Il 41% degli omicidi viene commesso con armi da fuoco.

Tra i Paesi del G8, solo gli Stati Uniti sono davanti all’Italia.

Salvini, anziché governarle, sembra voler alimentare le paure degli italiani incentivando la nascita del nuovo giustiziere “fai da te”.

A voler pensar male si potrebbe guardare a quel che avvenne negli anni ’20, quando nacquero le squadracce fasciste armate prima di bastone e olio di ricino e, dopo poco tempo, di armi che provocarono tante vittime tra gli oppositori al regime, tra i quali il nostro pensiero va a Giacomo Matteotti.

D’altronde, Mussolini non esaltava forse l’uso delle armi quando diceva “I popoli che non amano portare le proprie armi finiscono per portare le armi degli altri”?

Corsi e ricorsi storici …

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