14. 08. 2022 Ultimo Aggiornamento 13. 08. 2022

La sindrome della flotta inglese contagia la dirigenza dell’Istat

Categoria: Fogliettino

di Roberto Tomei

Fatta eccezione per la creazione degli uffici regionali, avvenuta alla metà degli anni sessanta del secolo scorso, l'Istat, istituito nel 1926, ha conservato intatta la sua struttura per oltre mezzo secolo.

Altrettanto statico è stato l'assetto del personale: ancora nei primi anni ottanta, i laureati entravano come "consiglieri" e sopravvivevano, nei gradi più bassi, le qualifiche fasciste di "ufficiale”, “ufficiale aggiunto" et similia, segno inequivocabile di una statistica pubblica che nasceva sotto l'occhiuta vigilanza del regime.

La svolta epocale avviene nel 1989, quando, presa consapevolezza della "confusione" che regna nella statistica pubblica, che spreca risorse e produce dati non comparabili, l'ente statistico viene riorganizzato e si dà vita al Sistema statistico nazionale, più brevemente noto come Sistan.

Per il personale le cose cominciarono a ingarbugliarsi qualche anno prima, nel 1987, quando fu decisa l'entrata dell’Istat nel comparto "ricerca". Fino a quel momento i "giuristi" facevano gli amministrativi, anche se molti laureati in giurisprudenza erano a capo anche di servizi statistici "di punta" (prezzi, contabilità, ecc.), talora giungendo sino a ricoprire, tutt'altro che indegnamente, il prestigioso incarico di direttore di tutti gli uffici  tecnici. Sì, prestigioso, perche di "Direttore" ce n'era uno solo, l'altro era a capo degli uffici amministrativi.

Ora dei direttori all’Istat si è perso il conto.

E' la sindrome della flotta inglese: quando dominava i mari, aveva due ammiragli; nel secondo dopoguerra, quando il peso dell'Inghilterra nel mondo era assai diminuito, gli ammiragli erano diventati un'infinità.

Ma torniamo a noi. All'indomani del "colpaccio", cioè dell'inclusione dell'Istat tra gli enti di ricerca, i dirigenti amministrativi “puri”, ossia tali anche de jure e non solo de facto, potevano contarsi sulle dita di una mano e per essi si spalancò subito il "ruolo ad esaurimento", vale a dire che, una volta andati in pensione, non sarebbero stati più rimpiazzati.

Nel novus ordo, funzionari e dirigenti vennero così tutti intruppati nelle due  categorie dei tecnologi e dei ricercatori.  Per carità di patria, tralasciamo di intrattenerci sui criteri di assegnazione di tali diversi destini. Sta di fatto che la distinzione si rivelò subito tutt'altro che lineare ma solo tendenziale, dato che non tutti coloro che svolgevano funzioni tecniche erano ricercatori, mentre erano quasi tutti tecnologi coloro che disimpegnavano funzioni amministrative.

La summa divisio della dirigenza -  tanto confusa quanto per tutti, anche se per alcuni di più, vantaggiosa - ha retto fino a oggi, anche se la sua fine è stata decretata dal Dpr 166 del 2010, salutato come la panacea di tutti i mali della statistica ufficiale.

Togliamoci la maschera: questa riforma non è stata decisa e approvata all’insaputa dell’Istat, tutt’altro. E'proprio in via Balbo che, verosimilmente, ha preso corpo l'idea che non si poteva andare avanti se non tornando indietro. Improvvisamente si è scoperto che non si campava senza dirigenti amministrativi “duri e puri”.

Ora, quando un dato assetto non c'è più e il nuovo non c'è ancora, i giuristi usano l'espressione "nelle more”.

Sfornito di dirigenti amministrativi, perché ormai tutti felicemente in pensione, “nelle more” a svolgere tale incarico - della serie come si diventa ciò che si è - sono stati chiamati quelli che lo facevano già, ossia i tecnologi, che finalmente, dunque, potevano continuare a fare, ma con nome diverso,esattamente quello che facevano prima. Sembra un paradosso, ma è la pura verità.

Tutto procede e nessuno si lamenta, perché il mutato nomen juris dei tecnologi in amministrativi non provoca scossoni di sorta.

Ma si sa: dura lex sed lex. Nessun tempo dura e non si può vivere sempre "nelle more", accanto alle quali, come noto, si annidano sempre spine pungenti. Così l’amministrazione Istat, in ossequio al citato decreto 166, non può che dare inizio a una nuova epoca e, quindi, partono i concorsi per reperire incontaminate e cristalline figure amministrative.

La maggioranza dei dirigenti tecnologi-amministrativi decide di snobbare tali concorsi perché, anche a vincerli, sembrava che avrebbero finito per rimetterci economicamente; quelli che vi si sono sottoposti, comunque, non sono risultati vittoriosi. Come dire che non sono degni di fare quello che hanno fatto fino a quel momento. Il paradosso non paradosso si ripete, aprendo forse anche profonde crisi di identità.

Manca poco che l'Istat non li citi in giudizio per chiedere la restituzione dell'indennità di funzione amministrativa riconosciuta loro mentre erano in carica.

D'accordo, si tratta di garbugli giuridici, che ai vertici dell'Istat saranno forse sfuggiti, ma l'operazione, in disparte gli aspetti umani, ha senz'altro innegabili costi economici, materia nella quale dovrebbero essere più ferrati.

E' presto detto: i nuovi dirigenti amministrativi, assunti quasi tutti (7 su 8) dall’esterno, verranno a costare circa 800mila euro l’anno, ma quelli di prima, gli "scaduti”, continueranno a essere pagati lo stesso (a parte l’indennità di funzione, naturalmente).

E' la spending review dell'Istat.

 

 

 

 

Sei arrivato fin qui...continua a leggere

Ti piace quello che leggi?

Se ci leggi e ti piace quello che leggi, puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro sostenedoci con quanto pensi valga l'informazione che hai ricevuto: anche il costo di un caffè! 

 

I cookie ci aiutano a fornirti i nostri servizi. Utilizzando i nostri servizi, accetti le nostre modalità d'uso dei cookie. Per saperne di più