Nel corso della storia della matematica, le collaborazioni di lunga durata sono rare. Quella tra Grace Chisholm (1868-1944) e William Henry Young (1863-1942) non solo è stata unica, ma ha prodotto risultati straordinari: circa 220 articoli e saggi, numerosi libri e sei figli.
Una coppia che non ha rinunciato a nulla, nemmeno ai diritti di paternità scientifica.
La loro dinamica intima emerge dalle parole della loro figlia Rosalind Cecily, che traccia un ritratto della coppia che rivaluta la vera natura del loro genio condiviso: “Mio padre aveva idee originali e una visione d'insieme, ma era per natura incapace di decidere: la sua mente lavorava solo quando era stimolata dalle reazioni di un ascoltatore simpatico.
Mia madre invece sapeva prendere decisioni e aveva la determinazione per portare a termine quello che aveva intrapreso. La sua capacità di comprendere e di reagire e la sua voglia di esercitare tale capacità l'hanno portata con naturalezza a svolgere un ruolo unico.
Se non avesse avuto quella capacità, probabilmente mio padre sarebbe stato un genio mancato, e la fama dell'uno non avrebbe oscurato quella dell'altra”.
In queste righe si rivela il vero paradosso della loro partnership: Grace possedeva le qualità che William gli mancavano – il discernimento, la determinazione, la capacità di decidere e agire. Non era la sua complemento, ma la sua fondamenta.
Le intuizioni di William prendevano forma e significato solo attraverso la mente lucida di Grace, la sola che potesse tradurre il suo genio diffuso in risultati concreti.
Senza di lei, William sarebbe rimasto un pensatore brillante ma ineffettuale. Eppure la storia ha scritto il suo nome accanto al suo, non al di sopra.
La loro vicenda continua nell'articolo completo
Sara Sesti
Matematica, ricercatrice in storia della scienza
Collabora con l'Università delle donne di Milano
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