- Dettagli
- di Maurizio Sgroi
Nel gennaio scorso, 147 paesi hanno accettato di esentare le multinazionali americane da gran parte delle regole della tassa minima globale del 15%, quella che avrebbe dovuto mettere un limite alla concorrenza fiscale fra gli stati. Il che ha sollevato il sospetto che questa decisione fosse la fine del progetto di coordinamento fiscale internazionale pensato per scoraggiare la pratica, assai perniciosa per i conti pubblici degli stati, di farsi la guerra usando le aliquote fiscali per attrarre capitali.

Nei giorni scorsi la stampa economica internazionale ha fatto circolare una notizia, probabilmente ispirata da un box contenuto nell’ultimo
Poiché ci troviamo di nuovo nel bel mezzo di una crisi energetica – la seconda in pochi anni – che finirà di erodere il nostro potere d’acquisto, diventa interessante provare a chiedersi quali alla fine saranno i soggetti più colpiti da quest’ennesima crisi anche se in fondo lo sappiamo già.
Alcuni dati raccolti nella relazione annuale di Bankitalia ci consentono di fare il punto sugli effetti della politica daziaria statunitense nel nostro paese, oggetto come gran parte del mondo delle tariffe statunitensi.
La strozzatura di Hormuz inizia a fare vedere i suoi effetti, viene da dire, sfogliando l’ultimo Outlook di Ocse sull’economia internazionale. L’offerta globale di petrolio, a causa della chiusura dello Stretto, è diminuita del 13,5% fra febbraio e aprile 2026, mentre la produzione petrolifera dei paesi del Golfo è crollata del 45% ad aprile.
