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- di Redazione
Cari Lettori,
mentre il 2025 volge al termine tra le ombre di guerre che feriscono l'Europa e devastano Gaza, tra le piaghe della povertà, la lotta per un lavoro dignitoso, la precarietà quotidiana e il grido di chi attende per mesi e mesi cure mediche, vi auguriamo un 2026 illuminato dalla luce della scienza e della cultura.

“La Fisica è la chiesa cattolica della scienza e, in quanto tale, sarà l’ultima ad accogliere le donne nella propria ortodossia.” (Margaret Wertheim, “I pantaloni di Pitagora”, Instar libri, 1996),
La Schlein lancia la sua sfida a Giorgia Meloni: vengo ad Atreju se a sfidarmi sei tu Giorgia. Meloni risponde: deve esserci pure Conte, che acconsente. Schlein rilancia: allora deve esserci anche Salvini (e perché no anche Tajani o, dall'altra parte, Fratoianni o Bonelli di Avs? ndr). Insomma un sfida che è già diventata una sorta di pochade.
Nella lunga ricognizione che abbiamo iniziato sullo stato di salute delle infrastrutture strategiche africane, il digitale è sicuramente l’ultimo arrivato, ma il primo in un’economia che si vuole sempre più smaterializzata. Il che sembra a dir poco ironico per un continente che manca di molte cose essenziali, o ne è molto poco dotato.
Qualunque testo di economia non si stanca mai di sottolineare l’importanza degli investimenti in ricerca e sviluppo come attivatori della crescita di un’economia. E tuttavia, secondo quanto riporta Ocse nel suo ultimo Science, technology and innovation outlook, “ci sono stati recenti rallentamenti nella spesa in ricerca a sviluppo nell’Ocse”.
