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Giovedì, 05 Nov 2026

Oggi è il 60esimo anniversario dell'alluvione di Firenze del 1966. Ricordo ancora la mia esperienza da "angelo del fango".

Ero una studentessa quando, il 4 novembre del 1966, l'Arno ruppe gli argini e inondò senza pietà case, strade, chiese e musei dopo 18 ore di pioggia incessante.

L'alluvione, oltre a causare 34 morti, danneggiò notevolmente la città e le sue opere d'arte. Allora non esisteva la protezione civile e i fiorentini sembravano abbandonati a loro stessi.

Giornali e televisione mostravano immagini di distruzione e di impotenza: da soli non avrebbero potuto spalare tutto il fango che aveva invaso la città.

Improvvisamente, accadde qualcosa di straordinario: migliaia di volontari si organizzarono e accorsero per salvare tutta quella bellezza che rischiava di sparire. Erano quasi tutti ragazzi e arrivavano da tutto il mondo.

Iniziò allora una mobilitazione di studenti che invitavano alla solidarietà e a partire per recuperare le opere d'arte alluvionate.
Sentii subito che era un dovere portare il proprio contributo e mi dissi: "io vado". Partii il giorno dopo, senza dare un preavviso ai miei genitori.

I miei erano molto severi, soprattutto mio padre: ero figlia unica e minorenne, non mi avrebbero mai dato l'autorizzazione a partire con un gruppo di "beats".

Mi organizzai segretamente, indossai stivaloni di gomma, jeans, un golf, presi una borsa e partii in treno, lasciando sul tavolo della colazione il volantino ciclostilato con le ragioni della partenza di tanti studenti per Firenze e con il riferimento dell'Ostello della gioventù.

Mio padre si arrabbiò moltissimo per essere stato messo di fronte al fatto compiuto, ma con la mediazione di mia madre, insegnante, si rassegnò alla scelta di una figlia "incosciente".

La città era devastata, ci assegnarono al salvataggio dei libri della prestigiosa Biblioteca Nazionale, sommersa dall'acqua. Mi ricordo una dolorosissima antitetanica e che lavoravamo dalla mattina alla sera.

Nei magazzini c'erano migliaia di volumi coperti di fango, preziosi manoscritti e rare opere a stampa. Di mattina facevo parte della catena umana che spostava i volumi dai sotterranei ai piani alti. Il pomeriggio, invece, toglievo il fango con un tagliacarte da ciascuna pagina dei libri antichi rilegati.

Ogni tanto si mangiava qualche panino che alcuni ragazzi offrivano percorrendo tutta la catena. La sera, stanchissima, tornavo all'Ostello della gioventù in tram con i miei compagni di scuola.

A volte riuscivamo anche a riunirci davanti a un falò, cantando canzoni. Era straordinario sentire come tanti ragazzi di diversa nazionalità ed estrazione sociale fossero divenuti un unico corpo.

A quei tempi "impegno" era la parola d'ordine. C'era un desiderio di giustizia sociale sconfinato. Alla tragedia dell'alluvione, ben presto si affiancarono un forte sentimento di solidarietà, il risveglio del senso civico e l'indomito spirito di Firenze.

Fu uno dei più grandi gesti di solidarietà collettiva spontanea e giovanile di sempre: italiani, francesi, americani, tedeschi con gli stivaloni immersi nel fango, impegnati a portare fuori dagli edifici le opere d'arte.

Fu una fantastica esperienza, cominciava a soffiare il vento del '68. Ci chiamarono gli "angeli del fango", ma a noi sembrava di essere solo persone che facevano il loro dovere.

Fu il giornalista del Corriere della Sera Giovanni Grazzini a inventare quel nome. Scrisse infatti: "Chi viene a Firenze, anche il più cinico, anche il più torpido, capisce subito che d'ora innanzi non sarà più permesso a nessuno fare dei sarcasmi sui giovani beats.
Perché questa stessa gioventù oggi ha dato un esempio meraviglioso, spinta dalla gioia di mostrarsi utile, di prestare la propria forza e il proprio entusiasmo per la salvezza di un bene comune. Onore ai beats, onore agli angeli del fango".

Con gli anni mi resi conto che fummo i protagonisti di quella generazione che segnò la nascita delle associazioni del volontariato e della protezione civile.

E seppi che tra di noi c'erano giovani e meno giovani che poi sarebbero diventati famosi, da Ted Kennedy a Joan Baez, da Gerhard Schröder a Joschka Fischer, da Giorgio Albertazzi a Franco Zeffirelli, da Margherita Hack a Sergio Staino, da Antonello Venditti a Francesco De Gregori.

Sara Sesti
Matematica, ricercatrice in storia della scienza
Collabora con l'Università delle donne di Milano
facebook.com/scienziateneltempo/
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