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Mercoledì, 18 Feb 2026

di Rocco Tritto

Dal 28 aprile, dopo il giuramento come ministro del lavoro di Enrico Giovannini, la statistica ufficiale italiana è rimasta acefala. A credere che l’Istat potesse finalmente fare a meno della figura del presidente, peraltro rafforzata dalla riforma del 2010, francamente non erano in molti. Peccato, perché il risparmio sarebbe stato tutt’altro che trascurabile.

Ciononostante, venerdì scorso ha destato una certa sorpresa, per le modalità con cui è avvenuta, la nomina a presidente dell’ente statistico di Antonio Golini, personaggio  assai noto a via Balbo.

Innanzitutto, ancorché fosse di sua spettanza, il governo si è ben guardato dal dare la notizia, che sembra essere stata comunicata alle agenzie di stampa dall’Accademia dei Lincei, della quale fa parte il neo presidente.

Stando sempre alle notizie diffuse dagli organi di informazione, Golini sarebbe stato nominato presidente pro tempore, “per il periodo durante il quale il Prof. Enrico Giovannini svolge le funzioni di Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali”.

Usi-Ricerca, dopo aver cercato invano conferme alla notizia presso le più disparate sedi istituzionali, ha diffuso un comunicato stampa, ripreso dal Correre della Sera e da Il Messaggero, nel quale esprimeva le proprie perplessità circa lo svolgimento della procedura, almeno per quanto era dato sapere, auspicando l’emanazione di una nota ufficiale di Palazzo Chigi.

A distanza di circa due ore, il governo batteva un colpo, con il seguente dispaccio:

"La Presidenza del Consiglio dei Ministri, in relazione alla notizia della nomina di Antonio Golini a presidente pro-tempore dell’Istat, precisa quanto segue:

- Golini reggerà l’Istat per consentire che le funzioni monocratiche del presidente siano assolte e i poteri precipui del presidente siano esercitati;

- la nomina ha carattere temporaneo ed è legata all’avvio dell’iter di nomina del nuovo presidente;

- l’ultimo presidente, Enrico Giovannini, si è dimesso. Attualmente è ministro del Lavoro".

La vicenda, già di per sé ingarbugliata, si complicava ulteriormente, tant’è che Usi-Ricerca prontamente replicava che:

“Il comunicato della Presidenza del Consiglio non precisa se il decreto di nomina di Antonio Golini sia stato o meno formalizzato.

Conferma, invece, dimenticando forse che tutti i presidenti sono pro tempore e non a vita, che Golini rivestirà la carica di presidente pro tempore, senza che vi sia alcun pronunciamento preventivo da parte del Parlamento, siccome previsto dalla legge.

L'iniziativa del governo si appalesa, dunque, del tutto irrituale e finisce col sottrarre al Parlamento stesso il diritto di approvare o bocciare la scelta del presidente dell'Istat.

In attesa di individuare il successore di Giovannini, dimissionario sin dal 28 aprile scorso, il presidente del Consiglio avrebbe dovuto nominare un commissario che, come noto, è figura giuridica del tutto transitoria.

E' auspicabile che in Parlamento vi sia qualche forza politica in grado di contestare l'iniziativa del governo, così rivendicando le prerogative riconosciute alle Camere”.

Insomma, per come stanno andando le cose, sempre in attesa che, come testé invocato, qualche gruppo parlamentare voglia stigmatizzare il comportamento del governo, sembra proprio che quest’ultimo si sia arrogato prerogative che spettano al Parlamento.

Sta di fatto che, a memoria d’uomo, è la prima volta che succede una cosa del genere.

E’ innegabile, infatti, che il governo abbia nominato un presidente dell’Istat, a tutti gli effetti, e che la ciambella del pro tempore, alla quale si vorrebbero aggrappare coloro che hanno esautorato il Parlamento, non solo non salva nessuno, ma espone anche al ridicolo.

Infatti, mai visto sinora un presidente di ente pubblico a vita. Al pari dei parlamentari, dei ministri e degli stessi Presidenti della Repubblica e del Consiglio, anch’egli è, né potrebbe essere diversamente, a termine alias pro tempore.

Ne consegue che il governo ben poteva designare Antonio Golini alla presidenza dell’Istat, ma prima del decreto di nomina avrebbe dovuto acquisire i pareri obbligatori delle competenti commissioni parlamentari, che si sarebbero dovute esprimere a maggioranza qualificata dei due terzi, siccome previsto dall’art. 5 della legge n. 196/2009.

In attesa della conclusione dell’iter, il governo altro non poteva nominare che un commissario, visto che nell’ordinamento non è mai stata prevista la figura del vice presidente dell’ente statistico.

Nella patria del diritto, sono in tanti a confidare che il presidente pro tempore non sia che uno scivolone pro tempore.

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