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Martedì, 25 Ago 2026

di Roberto Tomei

Tra i tanti motivi per i quali l’Ingv è conosciuto nel mondo, vi è indubbiamente anche il dato, poco simpatico, dell’alto numero di personale precario (oltre 400 unità), tant’è che di recente il governo prima e il parlamento dopo hanno ritenuto opportuno intervenire, seppure con un provvedimento non risolutivo, per finanziare e autorizzare l’espletamento di concorsi, scaglionati addirittura in un quinquennio, per assumere 200 dipendenti a tempo indeterminato.

In attesa che i ministeri competenti (Miur e Funzione pubblica) si decidano ad emanare un regolamento per la disciplina di tali concorsi, da via di Vigna Murata si apprende, incredibile auditu, che, in occasione dei decreti di proroga dei contratti a tempo determinato di 225 dipendenti, adottati nelle scorse settimane “senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica”, ai sensi dell’art. 24, comma 3 bis Legge 128/2013, il direttore generale dell’ente, Massimo Ghilardi, si sarebbe spinto ad elargire a tre dipendenti ben due livelli pro capite in più rispetto a quello rivestito in precedenza, facendoli così transitare dal VII al V livello. Per uno dei tre, ci sarebbe stato addirittura un passaggio dal profilo di collaboratore a quello di funzionario.

Dunque, una promozione sul campo, il cui supporto giuridico, però, al momento, non appare chiaro.

Da qui il generale stupore suscitato dalla inopinata decisione assunta dal direttore generale dell’Ingv che, come è facile immaginare, ha provocato non poco scompiglio soprattutto, ma non solo, nella vasta platea del personale precario dell’ente.

In tanti si sono chiesti se quello di Ghilardi sia stato quasi una sorta di motu proprio del direttore generale oppure se sia stato verbalmente condiviso, se non persino formalmente autorizzato, dal presidente Stefano Gresta e dal cda, magari addirittura col parere favorevole dell’ufficio legale, di recente rinforzato.

Si tratta di una estemporanea iniziativa che, forse, rappresenta una delle prime concrete applicazioni di uno dei tre trionfalistici slogan, che lo stesso Ghilardi ebbe a lanciare a novembre scorso, durante un’assemblea con il personale: ”Da oggi in poi il nostro motto sarà: Noi vogliamo fare così, noi faremo cosi”.

Certo, se il direttore generale voleva costruire un modello nuovo di organizzazione amministrativa dell’Ingv, che rendesse la realtà obsoleta, stavolta c’è riuscito perfettamente, andando al di là di ogni possibile aspettativa.

Ma il sindacato Usi Ricerca, che non ha appreso la “novità” dall’ente - il quale si è guardato bene dal darne doverosa informativa, come invece avrebbe dovuto – non ci sta ad accettare un simile fatto compiuto e fa sapere che, ad ogni buon fine, per completezza, ne riferirà agli organi competenti.

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