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Martedì, 17 Feb 2026

Mercoledì scorso, 5 novembre, Luigi Nicolais ha incontrato i dipendenti degli Istituti Cnr della provincia di Cosenza. Lo ha fatto al termine di una sua lectio magistralis per l’inaugurazione dell’anno accademico del Dipartimento di Fisica dell’Università della Calabria di Rende (Cosenza).

E’ rimasto probabilmente deluso chi si aspettava di ricevere da parte del n. 1 del più grosso ente di ricerca del Paese informazioni sui programmi futuri e sulle priorità stategiche nel campo delle attività scientifiche del Cnr.

Il presidente, invece, come risulta dalla registrazione audio del suo discorso in possesso del Foglietto, ha rappresentato il Cnr come un ente ingessato, stretto nella morsa della politica e della burocrazia interna.

Per Nicolais, infatti, “Il problema è quello di dipendere da tre diversi ministeri” … “Io da quando sono presidente sto combattendo per far uscire il Cnr dal sistema della pubblica amministrazione” …  “perché fin quando saremo nel sistema della pubblica amministrazione, ogni volta che bisogna fare uno starnuto occorre chiedere l’autorizzazione al ministero che ci vigila, ma anche al ministero delle finanze, ma anche al dipartimento della funzione pubblica e tutto questo ci crea dei blocchi permanenti”.

Nicolais ha, inoltre, affermato che “stiamo incontrandoci frequentemente con il sottosegretario Delrio” e “stiamo cercando di avviare con forza una riorganizzazione del ruolo del Cnr rispetto alla funzione pubblica, cercando di portare fuori dal comparto pubblica amministrazione non solo il Cnr ma tutti gli enti pubblici di ricerca, in modo tale da avere regole che siano in qualche modo compatibili con il nostro lavoro”.

Ed ancora, ha sostenuto che ”il lavoro è cercare di uscire fuori” dal comparto della pubblica amministrazione “ed avere un comparto ricerca, con le regole della ricerca, che sicuramente vogliamo in qualche modo rispettare, ma che tengano conto del particolare lavoro che fanno i ricercatori” … “lavoro che richiede un differente modo di valutare le missioni, un lavoro che richiede un differente modo di valutare gli acquisti, cose che sembrano normali ma che nel nostro sistema, che è veramente molto rigido, non sono normali”.

In pratica, Nicolais sembra stia operando per una sorta di privatizzazione della ricerca pubblica, ma non chiarisce se l’erario dopo una eventuale uscita dalla P.A., dovrebbe continuare a garantire agli ex enti pubblici di ricerca i sostanziosi finanziamenti annui che, nel caso del Cnr, superano i 600 milioni di euro.

Nicolais, parlando poi del funzionamento interno del Cnr ha sostenuto che “purtroppo la storia dell’ente è una storia un po’ conservativa. I funzionari, anche nella completa buona fede, cercano di essere poco esposti al rischio, quindi se c’è una forma di dubbio si tende per la maggiore sicurezza e non per il maggiore rischio. Allora questa è un’operazione su cui continuamente cerco di intervenire, per spiegare loro che se non è espressamente vietato per noi è possibile. Quando sta scritto: questo non lo può fare il Cnr, allora va bene, ma se non lo dice e l’Università lo può fare, lo possiamo fare anche noi”.

In merito alle progressioni di carriera di tecnologi e ricercatori, le parole che Nicolais ha rivolto ai presenti sono state: ”Voi sapete bene e ne soffrite che gli art.15 sono stai bloccati da una sentenza del TAR a cui noi abbiamo fatto ricorso e aspettiamo la risposta del Consiglio di Stato”. Ed ancora: “questa sentenza del TAR è una sentenza in contrapposizione con un'altra sentenza del TAR che era stata fatta relativamente ad un altro EPR e quindi è una confusione legislativa molto ampia”.

Sul punto v’è da dire che Usi-Ricerca aveva previsto da tempo quanto sarebbe accaduto in merito alla vicenda delle progressione ex art. 15 e non perché fosse dotato di poteri paranormali, ma per semplice applicazione logica di chiare disposizioni di legge.

Giova ricordare che il Cnr effettuava scorrimenti di alcune graduatorie di idonei nei precedenti concorsi ex art. 15, escludendone altre a tutt’oggi vigenti. Interrompere tale corretta procedura per bandire, in carenza di congrue motivazioni, un nuovo concorso, rappresenta condotta illegittima. Da qui l’annullamento disposto dal TAR, proprio per carenza di motivazione.

Non pago di tale bocciatura giudiziaria, il Cnr pubblicava un secondo bando per le progressioni ex art. 15, nuovamente annullato dal TAR, sempre con la medesima motivazione.

Eppure l’Usi, a tempo debito, aveva indicato all’ente una soluzione molto lineare e del tutto legittima: scorrimento delle graduatorie in essere e contestuale bando di nuovi concorsi.

Ma i super esperti giuridici di piazzale Aldo Moro, sostenuti, assistiti e coadiuvati da tutte le altre sigle sindacali, decidevano di procedere diversamente, con il risultato che la procedura è bloccata da due anni e chissà ancora per quanto lo sarà.

In ogni caso, occorre precisare che ai sensi del CCNL vigente, i concorsi interni ex art. 15 dovrebbero essere banditi con frequenza biennale. Se solo il Cnr non avesse accumulato gravissimi e ingiustificati ritardi nel bandirli, a questo punto almeno tre tornate concorsuali si sarebbero già concluse.

Ma questa è altra storia, forse scritta dalla “conservativa burocrazia” interna all’ente.

Peccato che tutta la dirigenza in carica, dal direttore generale Paolo Annunziato (che, peraltro, proviene da una delle più grandi aziende private italiane) ai dirigenti di II livello, sia stata incaricata dall’attuale cda. Presieduto da Luigi Nicolais.

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