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Lunedì, 19 Ott 2026

Molto si è detto sull’opportunità di fissare un valore massimo di indebitamento rispetto al Pil. Resta il fatto che, con le regole attuali, se l’Italia sfora il tetto del 3%  la Commissione europea avvia la procedura per deficit eccessivi e si rischia di perdere i possibili benefici derivanti dalle nuove regole sulla flessibilità negli investimenti.

Nella Nota di aggiornamento al Def  il governo ha previsto per l’anno appena trascorso un indebitamento netto della pubblica amministrazione di 49,212 miliardi di euro e un Pil nominale di 1.626,516 miliardi di euro (+0,5% sul 2013). Il rapporto tra le due grandezze è 3,03% che viene arrotondato a 3%. Con questi numeri il vincolo imposto  dal Patto di Stabilità e Crescita sarebbe rispettato. La stima del Pil nominale appare, però, troppo ottimistica.

Alla luce di una flessione del Pil reale (-0,4%) e di un’inflazione al consumo di 0,2%, è plausibile ritenere che il Pil nominale rimanga sugli stessi livelli dello scorso anno e non superi i 1.620 miliardi. Il rapporto deficit/Pil ne risentirebbe ben poco se si considera che perfino una leggera diminuzione non sarebbe comunque sufficiente a far scattare il fatidico decimale in più.

Diverso è il discorso se è l’indebitamento ad essere peggiore del previsto. Il margine a numeratore è, infatti, di appena 200 milioni. Il deficit, come noto, è il saldo tra entrate e uscite. Le entrate per il 2014 dovrebbero essere di  786,1 miliardi (+0,5% rispetto al 2013), per il 90% dovute a imposte e contributi. I dati finora disponibili, aggiornati a novembre,  evidenziano  600 milioni in meno di tasse e 900 milioni in meno di contributi rispetto all’obiettivo.

A meno di un recupero nel mese di dicembre, mancheranno all’appello 1,5 miliardi di gettito. Le uscite, invece, ammonterebbero a 835,3 miliardi (+1% rispetto al 2013), di cui quasi il 70% senza margini di manovra: 163 miliardi di stipendi dei pubblici dipendenti, 332 miliardi per il pagamento di prestazioni sociali e 76,7 miliardi di interessi passivi sul debito pubblico. Se le entrate dovessero essere inferiori al previsto sarà necessario conseguire una corrispondente contrazione delle spese , per non peggiorare il saldo.

Il ministro dell’Economia Padoan ha garantito che il deficit del 2014 non supererà il 3% del Pil e –anche se i margini sono assai ristretti - non ci sono motivi per mettere in dubbio le sue affermazioni.

Non resta quindi che attendere fiduciosi  il verdetto finale, che sarà comunicato dall’Istat il prossimo 2 marzo.

*L’articolo è apparso su il Fatto Quotidiano del 21 gennaio 2015

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