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Sabato, 17 Ott 2026

Il recente speech di Fabio Panetta, componente del board della Bce, ha il pregio di chiarire una volta per tutte quale sia l’entità della posta in gioco nelle silenziosa partita che le autorità monetarie e finanziarie di mezzo mondo stanno giocando al riparo dagli occhi del grande pubblico: nientemeno che la ricomposizione del sistema europeo dei pagamenti. Che significa mettere in discussione il predominio di quello “estero” all’interno dell’Europa che si esprime nel primato di PayPal nei pagamenti on line e in quello di Mastercard e Visa in quelli delle carte di debito e credito.

Parliamo di tecnologie e compagnie made in Usa, quindi, che fino ad oggi hanno regolato aspetti molto importanti della nostra vita, a cominciare dai nostri dati personali e sembra si concilino sempre meno con la ritrovata voglia di autonomia strategica dell’Ue, dove l’euro gioca un ruolo fondamentale. Ma è chiaro che qui non si tratta solo di una moneta.

Quest’ultima circola all’interno di un sistema per garantire lo svolgersi efficace dei pagamenti, che possono avvenire in una pluralità di modi: dal semplice scambio di cash, fino all’utilizzo di strumenti di credito e debito, fino alla frontiera dei pagamenti on line.

Ed è precisamente in questa prospettiva che assumono significato le due principali innovazioni alla quale stanno lavorando la Bce, con il suo euro digitale, e il sistema bancario con il recente lancio della European Payments initiative, che propone di creare un sistema unificato di pagamenti all’interno dell’Europa fissando nientemeno che uno standard in tutti i tipi di transazioni. Quindi una sorta di risposta europea, portata avanti dal sistema bancario europeo, ai servizi combinati di PayPal, Mastercard e Visa, senza dimenticare gli Atm (Automated teller machine).

Chiaro che alla Bce questa idea piaccia. Un sistema integrato di carte di credito a livello europeo, per tacere del resto, consentirebbe di superare i sistemi nazionali proprio come l’euro ha consentito di superare le monete nazionali, arrivando a una sorta di unificazione della moneta bancaria elettronico, ossia veicolata all’interno dei circuiti bancari con strumenti di pagamento elettronico. In questo contesto, l’adozione dell’euro digitale sarebbe la classica ciliegina sulla torta.

Premesso che il cash fisico continuerebbe ad esistere – durante la pandemia si è assistito insieme all’aumento dei pagamenti de-materializzati da una parte e all’aumento della domanda di contante dall’altra – l’euro digitale, come abbiamo più volte osservato, migliorerebbe l’inclusione finanziaria e consentirebbe all’eurosistema di disporre di uno strumento capace di frenare la minaccia incipiente che arriva dall’esterno: quella della global stable coin che le Big Tech, sfruttando il vantaggio competitivo che deriva loro dal possedere clientele vastissime, potrebbero varare “spiazzando” le valute di banca centrale.

Queste ultime, una volta digitalizzate, dice Panetta, sono capaci di offrire maggiori garanzie ai fruitori. Anche solo per la semplice ragione che le banche centrali, a differenza delle grandi Big Tech, non hanno interesse a fare commercio con i dati personali.

Chiara quindi la conclusione: le autorità europee sono molto impegnate a seguire l’evoluzione del sistema dei pagamenti che ha notevoli profili di importanza non solo dal punto economico, ma anche strategico. Ha a che fare con la sovranità regionale e la capacità di “resistere” ai problemi che possono derivare dall’utilizzo di tecnologie e compagnie “esterne”.

In questo contesto le linee di azione sono diverse: dalla fornitura di cash, quindi di euro analogici, fino allo sviluppo dei pagamenti istantanei e, quindi, all’emissione di euro digitale.

Obiettivo finale: “Rafforzare le fiducia nell’euro”. E quindi la sua diffusione, aggiungiamo noi. E non è difficile capire perché.

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giornalista socioeconomico
Twitter @maitre_a_panZer

 

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