08. 05. 2021 Ultimo Aggiornamento 08. 05. 2021

Addio a Roma

Addio a Roma, di Sandra Petrignani, Neri Pozza ed., Vicenza, 2012, pp.348, euro 16,50.

 

Recensione di Roberto Tomei

 

Il libro rievoca il mondo culturale che animava la capitale tra gli anni cinquanta e la prima metà degli anni settanta del secolo scorso, cioè fino alla tragica morte di Pasolini (2 novembre 1975).

 

Un arco temporale abbastanza lungo, dunque, che comprende la ricostruzione postbellica, il boom economico e parte degli anni di piombo, che raggiunsero l'acme col rapimento e l'uccisione di Aldo Moro (1978).

 

Nel dopoguerra, ricorda l'autrice, la città non era abitata solo dagli intellettuali romani (Moravia, Morante, Mafai, ecc.), poiché vennero a stabilirvisi, solo per citarne alcuni, tanti altri intellettuali : scrittori, come Gadda, Parise e La Capria; pittori, come Accardi, Consagra e Turcato; registi, come Antonioni, Fellini e Visconti.

 

Al di là dei diversi caratteri che possedevano e delle molteplici opinioni che manifestavano, questi personaggi riuscirono a dar vita a una comunità solidale, tutt'altro che chiusa in se stessa, anzi simpaticamente aperta a tutti coloro che si sentivano pervasi dalle stesse passioni e dagli stessi sentimenti.

 

Luoghi d'incontro per eccellenza erano le trattorie, dove ci si trovava per la cena, senza nemmeno bisogno di darsi appuntamento. Era qui  che i più giovani avevano la possibilità di conoscere idee ed esperienze dei loro "idoli", ancora inconsapevoli di essere tali.

In un clima di sostanziale e generale autenticità, ciascuno aveva coscienza della propria arte ma nessuno mitizzava il proprio ruolo. Quando, poi, alla ricerca della gloria gli intellettuali hanno preferito quella del successo, quel mondo è finito e la "terrazza"(vedi l'omonimo film di Scola) ha preso il posto della trattoria. Ma se qui c'era posto per ascoltare e imparare, sulle terrazze invece gli intellettuali finirono per incontrarsi soltanto tra loro e iniziò così il lento ma inesorabile declino della cultura a Roma.

 

Oggi poi non ci sono nemmeno le terrazze, i rapporti umani tendono a "svilupparsi" attraverso la rete e gli intellettuali sono anch'essi ormai per lo più degli "internettuali".

 

Si capisce così come mai l'autrice abbia scelto di riportare nella quarta di copertina la seguente folgorante battuta di Flaiano: "coraggio, il meglio è passato". (Roberto Tomei).

 

L'opera italiana da due soldi

L'opera italiana da due soldi di Franco Cordero, edizioni Bollati Boringhieri, Milano, 2012, pp.301, euro 17,00

Franco Cordero, professore emerito di Procedura penale presso "La Sapienza" di Roma , è autore di romanzi ( l'ultimo, L'armatura ,è del 2007) e di saggi sugli argomenti più disparati.

Presso Bollati Boringhieri, oltre all'edizione accresciuta di Savonarola ( 2009, 4 voll.) e a un commento a Giacomo Leopardi, Discorso sopra lo stato presente dei costumi degli italiani, ha pubblicato vari libri di saggi sull'attualità politica del nostro paese.

Dopo Aspettando la cometa. Notizie e ipotesi sul climaterio d'Italia (2008) e Il brodo delle undici. L'Italia nel nodo scorsoio (2010), quello che qui si presenta è il terzo volume dedicato alla nostra storia recente. In pratica, gli ultimi tre anni del governo Berlusconi. Un periodo, dunque, che è ancora cronaca ma che egli, con la sua intelligenza acuminata, già riesce a farci vivere come storia.

E' questo, infatti, il proprium dei libri di Cordero, ossia la loro naturale capacità di innalzarsi sopra le contingenze, cogliendo gli aspetti essenziali, che caratterizzano le vicende che stiamo vivendo. Il tutto non senza continui e preziosi rinvii alle epoche che ci hanno preceduto.

Inconfondibile lo stile del Nostro, che usa sempre termini e concetti precisi, che è assai difficile ritrovare presso altri autori.

Una ragione in più per leggere le sue opere, che vivamente raccomando soprattutto ai giovani, che potranno attingervi non solo un'occasione di riflessione ma anche una lezione di stile. (Roberto Tomei)

 

Il politico portatile

Il politico portatile di Carlo Alberto Brioschi, editore Guanda, Napoli 2012, pp.251, euro 12,50.

Recensione di Roberto Tomei

Ho una buona memoria e ricordo tante frasi celebri - comprese alcune apprese addirittura dai libri di scuola - che talora inserisco nei miei discorsi con gli amici o nei miei scritti, cercando di fare sempre attenzione a non andare oltre la portata dell'ascoltatore o del lettore.

A differenza di tanti che conosco, poi, non ho nessuna difficoltà a riconoscermi debitore persino nei confronti dei miei contemporanei, perché non ci trovo niente di male a far mio un pensiero che condivido o a trovare un sostegno più o meno autorevole a un pensiero ( che credevo) mio.

C'è addirittura chi dice che è già stato pensato e detto tutto, sicché non ci resta che ripensarlo, magari meglio.

Sia come sia, non si può negare che ci sono citazioni e aforismi di un'efficacia tale da sostituire interi discorsi. Non si vede dunque perché farne a meno.

All'inizio degli anni settanta del secolo scorso, a Roma circolava una Fiat 500 che sul lunotto posteriore recava una scritta che non ho mai dimenticato:"non seguitemi, mi sono perso anch'io".

All'incirca nello stesso periodo, a Bologna comparve una scritta, che certamente esprimeva un auspicio o quanto meno tradiva una speranza:"Le donne dell'Udi (= Unione donne italiane) vogliono l'apertura a sinistra". Qualche tempo dopo, uno spiritoso non si trattenne dall'aggiungervi la sua opinione: "A me sta bene dov'è". Replica poco urbana ma di sicuro effetto.

C'è chi è rimasto famoso anche per una sola parola, come è accaduto a Cambronne con il celebre "merde"- stringente espressione di uno stato d'animo ma anche sublime sintesi di un ragionamento- subito transitata nei manuali di storia.

Nella sua raccolta di aforismi, spietatamente corrosivi, Brioschi ne ha per tutti, anche se con alcuni se la prende un po’ di più.

E' simpatico comunque vedere che strane "compagnie" si vengono a formare: da Dante al capofamiglia dei Simpson, passando per Berlusconi e Montesquieu.

Una raccolta che più "equilibrata " di così è difficile immaginarla. Dentro ci si può trovare di tutto, ma a prevalere sono gli aforismi cattivi, quelli che, quando va bene, provocano un sorriso amaro. Indimenticabile il motto attribuito a Paperon de' Paperoni : "l'oro non è tutto. Ci sono anche i diamanti". (Roberto Tomei )

Lo strabismo di Venere

Lo strabismo di Venere di Massimo Romagnoli, edizioni Pigmalione, Roma 2012, euro 10.

 

Recensione di Roberto Tomei

 

Osteggiata, e talvolta addirittura bistrattata dai razionalisti, che pretendono di negarle persino il suo indiscutibile fascino, l'astrologia conserva comunque un gran numero di seguaci. Non solo curiosi, ma anche studiosi, come Massimo Romagnoli.

 

Il tratto saliente del suo libro che qui presentiamo, sta proprio nell'ardito tentativo, che ci sembra senz'altro riuscito, di gettare un ponte tra razionalità e astrologia, che egli invita a non considerare necessariamente come dimensioni che si escludono a vicenda.

 

L'astrologia, nella versione di Romagnoli, è perciò cosa assai diversa da quella comunemente conosciuta.

Tutto ruota, secondo l'autore, intorno all'osservazione del ciclo naturale, dalle stagioni, all'anno solare agricolo, dai corpi celesti allo studio dell'uomo, e l'astrologia è intesa come uno strumento che consente di penetrare i segreti della vita.

 

Ben scritto e coinvolgente persino nella sua parte più tecnica, il libro (acquistabile on line sul sito www.ilpigmalione.com) costituisce un'utile e valida "porta d'ingresso" all'astrologia. (Maurizio Bonsignori)



La perfezione cristiana di Bonaventura da Bagnoregio

La perfezione cristiana di Bonaventura da Bagnoregio, a cura di Claudio Leonardi, commento di Daniele Solvi, edizioni Mondadori, Milano, 2012, pp. CXII-420, euro 30.

 

Recensione di Roberto Tomei

 

Nell'ambito delle opere ricomprese nella "Letteratura francescana", la Fondazione Valla ha dedicato un volume (il terzo) agli scritti principali di Bonaventura da Bagnoregio: l'Itinerario della mente in Dio, Vita mistica e altri sermoni.

 

Nell'Itinerario, che è senz'altro il suo capolavoro, Bonaventura descrive l'ascesa dell'anima dal mondo terreno a Dio. Si tratta di un percorso - ordinato secondo uma scala, come nei mistici bizantini- che è consentito a tutti gli uomini, ma solo se capaci di immergersi nella preghiera e, insieme, di farsi avvolgere dal bagliore della speculazione.

 

Secondo Bonaventura, le creature del mondo" sono i segni che Dio ci ha dato" e da esse, cioè dalle cose sensibili che vediamo, possiamo risalire a quelle intelligibili, che invece non ci è dato vedere.

 

Mirabile è l'entusiasmo con il quale Bonaventura descrive il cosmo e discetta sui nostri sensi, la porta attraverso la quale ci è dato di conoscerlo.

Dio sta al di sopra di tutte le cose e di lui conosciamo soltanto il nome, ossia "Colui che è". Oltre non ci è permesso di andare.

 

L'ultimo gradino che possiamo raggiungere nell'Itinerario " è uno stato mistico e del tutto segreto, che nessuno conosce all'infuori di chi lo riceve, e nessuno lo riceve all'infuori di chi lo desidera, e nessuno lo desidera all'infuori di chi  è incendiato nel profondo del cuore dal fuoco dello Spirito Santo, che Cristo ha mandato sulla terra".

 

Mente solida e ordinatrice, Bonaventura si esprime in un latino limpido e preciso, egregiamente tradotto da Roberto Gamberini e Mauro Donnini. (Roberto Tomei)

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