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Lunedì, 24 Ago 2026

di Ivan Duca

Prende forma il progetto della Regione Calabria per favorire un illusorio sviluppo del Cnr. La Regione ha proposto all'ente presieduto da Maiani il comodato d'uso di tre nuovi complessi edilizi da realizzare con 18 mln di euro, erogati dall'Unione Europea nell'ambito dei Progetti Integrati di Sviluppo Regionale Urbano.

Chi si aspettava che il Cnr convertisse il risparmio dei canoni di locazione in fondi da destinare al potenziamento delle strutture operanti nel territorio, rimarrà deluso. Come contropartita all'offerta, il Cnr ha messo sul tavolo un solo milione di euro per l'avvio delle attività e trenta nuovi posti di lavoro a tempo indeterminato.

Di questi, ventidue erano in realtà già destinati alla Calabria dalla legge Mussi e dall'applicazione del turn over, mentre gli ulteriori 8 verranno inseriti nel prossimo piano del fabbisogno. I "nuovi posti" non copriranno neppure i pensionamenti. Quindi nessun potenziamento della ricerca, ma solo un teorico risparmio di cassa, che verrà assorbito dagli inevitabili costi di delocalizzazione.

Alla vigilia delle elezioni amministrative calabresi, gli schieramenti politici locali si stanno contendendo sui media "la sede del Cnr". A rimetterci nella contesa, non saranno solo la Città e la Provincia di Cosenza (governate dal centro-sinistra) a vantaggio di quelle di Catanzaro (a maggioranza di centro-destra), ma anche e soprattutto la ricerca, visto che viene smantellato  l'Istituto di Scienze Neurologiche (Isn), che ha sede a Mangone (a pochi chilometri da Cosenza), una tra le migliori realtà del Cnr (come risulta dalla valutazione dei Panel internazionali) e presidio di eccellenza della sanità pubblica.

E' di queste ore la notizia che il direttore generale del Cnr è intenzionato ad avviare, a breve, in Calabria il processo di riorganizzazione dell'Isn, consistente nel trasferimento dello stesso a Catanzaro. Sono in tanti a non comprenderne i motivi.

A partire da alcuni scienziati dell'Istituto, che rivendicano gli importanti risultati scientifici raggiunti e l'attività in regime di convenzione con il servizio sanitario, svolta senza beneficiare di alcun particolare incentivo, peraltro previsto dal ccnl, per esplicita rinuncia finalizzata all'acquisto di strumentazione per il potenziamento delle attività dell'Istituto.

Anche ad Usi/RdB l'operazione appare illogica, alla luce delle disposizioni dell'Unione Europea secondo le quali i fondi destinati alla ricerca devono prioritariamente servire a potenziare le realtà esistenti e a consolidare le eccellenze, attraverso progetti rispettosi dell'ambiente.

Evitando nuove ed inutili colate di cemento.

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