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Venerdì, 23 Ott 2026

di Paolo Vita

Come è stato possibile che il direttore generale del Cra abbia scritto nella relazione al bilancio 2009 che le entrate correnti dell’ente sono aumentate del 16% quando invece sono risultate inferiori di 4,553 mln di euro?

Semplice, al direttore generale del Cra è bastato dire nella sua relazione al bilancio 2009 che nel 2008 la voce "altre entrate" era di soli 6,371 milioni, senza più menzionare i 25 milioni ricevuti dall'Inpdap (nel 2008) e senza spiegarlo da nessuna parte.

Cosa è successo? Elementare, la cifra che l'anno precedente (2008) era stata messa sotto la voce “Altre Entrate”, l'anno successivo è stata retroattivamente qualificata come “Riscossione Crediti da Terzi”. Con il bel risultato che il direttore generale ha potuto scrivere per due anni di seguito che le entrate dell'Ente sono in crescita.

E di questo strano passaggio di 25 milioni di euro da una voce all'altra del bilancio non sembra che neppure i revisori dei conti (tre membri a cui il Cra paga ogni anno complessivamente 91mila euro) abbiano avuto nulla da ridire stando a quanto scritto nei bilanci stessi.

Non saranno stati pagati, penserete voi. E invece no, basta leggere il bilancio consuntivo finanziario gestionale 2009 del Cra e alla voce "riscossione di crediti da terzi" troviamo contabilizzati i 25 milioni.

Come non ha avuto nulla da eccepire il magistrato della Corte dei Conti delegato al controllo del Cra, Luisa Motolese, che non era presente né alla riunione che ha approvato il consuntivo 2009 del Cra né alla riunione del collegio dei revisori che ha approvato il bilancio di previsione 2011 (e in questo caso era assente anche il presidente del collegio dei revisori, Gaetano Spampinato).

Ma le sorprese non finiscono qui visto che il direttore generale del Cra ha scritto, nella sua relazione al bilancio 2009, di aver centrato tutti gli obiettivi di taglio dei costi previsti dalla legge che invece ha sforato per circa 8,5 mln.

A pagina 11 della sua relazione al bilancio 2009, Lo Piparo spiega nel dettaglio come sono stati conseguiti tutti i risparmi di spesa previsti dalla norme.

Il tetto massimo per le spese di manutenzione ordinaria e straordinaria degli immobili è stabilito dalla legge nel 3% del valore degli immobili e secondo il direttore generale del Cra il limite da rispettare era di 4,063 mln, ma il patrimonio immobiliare del Cra ammonta a 71 milioni e il 3% di tale cifra è quindi 2,1 milioni e non 4 milioni.

2 - continua

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