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Venerdì, 20 Feb 2026

Per certi versi l’Istat, nel suo piccolo è uno specchio dell’Italia e una prima, sommaria analisi del bilancio consuntivo 2010, privo della Relazione del Presidente, inviato ai sindacati nei giorni scorsi, ne è una riprova.

In tempi di magra si sa, si deve tirare la cinghia e il presidente Giovannini, al pari dei nostri politici, non ha perso occasione per ricordare al personale i sacrifici a cui si deve andare incontro.

Poi, quando si passa ai fatti, le cose cambiano.

Così, mentre le spese per il personale si sono ridotte del 6,4% per il mancato turnover, quelle per gli organi dell’Istituto crescono. E non di poco.

A fronte degli 802.736 euro impegnati nel 2009, nel 2010 si arriva a 1.040.100, ai quali vanno aggiunti 61.200 euro per la Commissione di garanzia dell’informazione statistica momentaneamente accantonati, ma iscritti in bilancio come importi rimasti da pagare.

In sostanza un aumento del 37%, che supera il 50% se si tiene conto anche degli oltre 100 mila euro spesi in consulenze.

Una buona fetta è dovuta al compenso per il presidente dell’Istat, passato da 172 mila a 300 mila euro (+75%) e a un incremento di 30 mila euro per oneri riflessi.

In compenso le indennità per il Consiglio dell’Istat (101 mila euro), per il collegio dei Revisori dei Conti (26 mila euro), per il Comitato di coordinamento dell’informazione statistica (112 mila euro) e i relativi gettoni di presenza (36 mila euro) sono rimaste invariate.

Incredibile ma vero, l’Istat paga anche i compensi e le indennità ai membri della Commissione di garanzia per l’informazione statistica, l’organo preposto al suo controllo, che sono aumentati del 9% anche se, come detto, una parte è stata accantonata in via cautelativa, in attesa di decidere se deve applicarsi il taglio del 30% per gli organi collegiali previsto dalla legge 133/2008.

E mentre per tutto il personale le spese per missioni a carico del bilancio dell’Istat si sono ridotte da 497 mila euro a 400 mila euro (-20%), quelle per gli organi dell’Istituto sono più che raddoppiate, passando da 40 a 90 mila euro.

A dire il vero un risparmio c’è stato, ma solo di 866 euro per il taglio delle spese di rappresentanza, al quale, però, fanno da contraltare i compensi e oneri di funzionamento delle commissioni, gruppi di studio e di lavoro che passano da 17.300 euro a 62.300 euro (+260%).

Non male, per il primo anno di gestione di Giovannini. Non resta ora che attendere la riorganizzazione e la nomina dei capi dipartimento, che si andranno a sovrapporre agli attuali direttori centrali, facendo lievitare anche le spese per la dirigenza.

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