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Martedì, 25 Ago 2026

di Alex Malaspina

Il 9 ottobre prossimo si terrà il XV Censimento della popolazione. Si dice che sarà una rilevazione fortemente innovata nelle procedure. Si potrà rispondere anche via internet. Se sia migliorata la qualità e l'efficienza della procedura, si vedrà alla fine.

Una crescita sicuramente c'è stata: quella dei costi. Nel 2001 si spesero 582 miliardi di vecchie lire (circa 10 mila lire a cittadino), pari a poco più di 300 milioni di euro, e vi furono non pochi errori, che richiesero anni per le dovute correzioni: una per tutte, la popolazione di Roma.

Nonostante il ricalcolo, dovuto esclusivamente alle solitarie azioni di Usi/RdB, la popolazione legale (pubblicata in Gazzetta Ufficiale) è rimasta quella sbagliata.

Quest’anno, invece, si spenderanno circa 10 euro a cittadino, per un totale di 590 milioni (legge 122/2010). A cosa si debba una lievitazione dei costi del 96% rispetto al 2001 (60%, al netto dell'inflazione), lo si vedrà alla fine quando sarà disponibile il rendiconto dei costi delle operazioni censuarie. Di certo, nell'ultimo trentennio abbiamo assistito a una progressiva esternalizzazione delle operazioni.

Allo stato, l'aumento della spesa non appare dovuto al personale, perché nonostante sia noto che i censimenti si debbano tenere ogni decennio e sia alla portata di un istituto di statistica operare le proiezioni per il calcolo dei dipendenti che andranno in pensione, non si è provveduto per tempo a svolgere concorsi pubblici nazionali per il reclutamento a tempo indeterminato.

Se il questionario riuscirà a fotografare gli italiani nel 2011 a partire, ad esempio, da quanti cellulari possiedono o dal tipo di riscaldamento usato nelle loro abitazioni, non lo sappiamo. Quel che è certo è che il censimento non fornirà l'immagine dei cambiamenti intervenuti nelle famiglie italiane, visto che sulle coppie di fatto dello stesso sesso si è preferita la scorciatoia dell'ambiguità, col risultato che alla fine non si conoscerà il numero delle coppie conviventi dello stesso sesso (vedere articolo in basso).

Sul contestato punto, il presidente Giovannini si è appellato a una non meglio specificata normativa internazionale, che imporrebbe la rilevazione solo nei paesi in cui le coppie dello stesso sesso sono riconosciute  dall'ordinamento nazionale.

Sul perché non siano stati recepiti i suggerimenti del Garante della Privacy, nessuna spiegazione ufficiale.

Tornando ai costi, sembra che anche all’Istat, così come “percepito” dalla stragrande maggioranza degli italiani, ciò che nel 2001 costava diecimila lire, oggi costi dieci euro. Un dato che, però, non trova conferma nel calcolo ufficiale dell’inflazione.

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