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Giovedì, 19 Feb 2026

di Adriana Spera

In Italia, dal dopoguerra ad oggi, si è gestito il territorio in modo sconsiderato, tant'è che per i danni derivanti da frane e alluvioni si sono spesi dal 1944 al 2008 circa 213 mld. mentre per quelli derivanti da terremoti, tra il 1968 e il 2005, oltre 150 mld.

Cifre che si vanno a sommare alla  perdita  incalcolabile di migliaia di vite umane e ai costi sostenuti dalle famiglie per tornare  allo status quo ante.

Ciononostante, si sono fatti ben tre condoni edilizi, più uno mascherato, il cosiddetto piano casa, che consente di aggiungere un 20% di superficie alla abitazione che si possiede; si sono varati piani regolatori secondo i voleri della rendita edilizia, che rendono edificabili zone a rischio idrogeologico, senza tenere conto né della struttura geologica né della storia sismica della penisola.

Il risultato è un territorio in cui i disastri si succedono a ritmo serrato, con costi ciclopici che pesano, oltre che sulle tasche dei cittadini, sullo sviluppo della nazione.

Alla luce del pietoso stato di salute del territorio e del vortice di miliardi che si rischia di spendere in futuro, ora si pensa di scaricare buona parte del costo sugli italiani, introducendo l'obbligo di assicurazione sulla casa da tutti i rischi di calamità naturali, terremoto compreso.

Un'idea che, in realtà, aleggia dalla fine degli anni '80, quando si pensò ad un'addizionale Ici da destinare alla costituzione di un fondo nazionale, per finire qualche mese fa all'art. 36 della bozza del Decreto Sviluppo del governo Berlusconi, non riproposto nel decreto Cresci Italia.

Tuttavia, la Protezione Civile, da sempre governata da sostenitori dell'assicurazione obbligatoria, con in testa Bertolaso, l'8 dicembre scorso ha istituito un Tavolo tecnico per lo studio di strumenti assicurativi contro i rischi da calamità naturale, attorno al quale siedono oltre ai rappresentanti delle associazioni delle compagnie assicurative, anche esperti dei ministeri dell'economia e dello sviluppo.

Se i vari progetti fin qui proposti si sono sempre arenati, ora sembra che sia la volta buona. D'altronde, con un governo attento, anche per la sua composizione, agli interessi di banche e assicurazioni il terreno è fertile.

Un business da 12/15 mld  di euro l'anno, per un patrimonio immobiliare privato di circa 6.300 mld.

Un nuovo pesante balzello, che trova autorevoli sostenitori istituzionali, non solo nella Protezione Civile, ma anche nell'attuale presidente dell'Ingv che, più volte [1 - 2], in Svizzera, ha lamentato la mancanza di "un'assicurazione obbligatoria contro i danni da terremoto".

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