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Domenica, 25 Ott 2026

di Flavia Scotti

Ormai il il malcontento tra il personale dell’Istat si può tagliare a fette.

Come già segnalato dal Foglietto del 29 novembre 2011, il numero dei comitati di protesta cresce in maniera esponenziale. Non c’è provvedimento amministrativo che non venga duramente contestato.

L’ultimo “ammutinamento” è di qualche giorno fa e vede protagonisti la gran parte dei partecipanti al concorso pubblico per dirigente amministrativo di II fascia. Si tratta di dipendenti che, pur rivestendo il profilo di tecnologo o primo tecnologo, da sempre svolgono mansioni amministrative, non per loro diletto, ma per le necessità dell’ente.

Dall’inizio degli anni '90 e fino all’entrata in vigore del dpr 166 del 2010, la dotazione organica dell’Istat paradossalmente non contemplava dirigenti amministrativi, né di I né di II fascia, le relative funzioni venendo svolte appunto dai tecnologi.

A contestare tale anomalia da sempre è stata solo e unicamente Usi-Ricerca.

Dopo un ventennio, col decreto di riordino dell’ente statistico, entrato in vigore alla fine del 2010, la bizzarra situazione formalmente è stata superata, con l’inserimento nella dotazione organica dell’ente di otto posti di dirigente di II fascia e due di I fascia, da ricoprire tramite procedura concorsuale pubblica, con una riserva del 50% per il personale interno.

Pubblicati i bandi, è accaduto che cinque dirigenti tecnologi capi servizio hanno disertato la procedura concorsuale che - se superata - li avrebbe penalizzati sul piano giuridico e economico.

Come se non bastasse, è dell’ultima ora la notizia che più di venti primi tecnologi, partecipanti al concorso per dirigente amministrativo di II fascia, alla vigilia della pubblicazione dell’elenco degli ammessi alle prove scritte e orali, hanno trasmesso ai vertici dell’ente una polemica nota, con la quale rilevano e denunciano l’illegittimità della selezione de qua.

In particolare, i firmatari sottolineano che la clausola di sbarramento, rappresentata dalla valutazione dei titoli, per l’eventuale accesso alle prove scritte, violerebbe l’articolo 28 del decreto legislativo n. 165 del 2001 nonché l’art. 3 del Dpr n. 272/2004, che in applicazione del primo, prevede esclusivamente concorsi per esami.

Rebus sic stantibus, bene farebbe il presidente dell’Istat a mutare la titolazione dell’indagine sul benessere organizzativo tra i dipendenti dell’ente in quella sul malessere tra gli stessi dipendenti.

Sarebbe sicuramente più significativa e più aderente all’amara realtà in cui versa l’ultraottuagenario istituto di statistica.

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