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Lunedì, 26 Ott 2026

di Roberto Tomei

Dopo la "morte della patria" (8 settembre '43), gli italiani sono confusi. Si favoleggia di armi, in possesso dei tedeschi, capaci di rovesciare le sorti del conflitto, ma a crederci sono in pochi. Forte è la resistenza a partire per il Nord, dove devono trasferirsi tutte le amministrazioni.

A novembre '43 tocca all'Istat, non più Istituto centrale di statistica del Regno ma Istituto nazionale di statistica, denominazione che riassumerà nel 1989. Destinazione Venezia prima, Menaggio poi, sotto la guida del commissario Adami, subentrato a Savorgnan.

Chi non vuole partire è licenziato. Identico, nella sostanza, il trattamento riservato agli irreperibili. Avverso l'ordine di trasferimento è escluso ogni "gravame, in via amministrativa o giurisdizionale".

Eppure sono in molti a rifiutarsi di partire, allegando ragioni di salute e di famiglia. Ce ne saranno state certamente anche di carattere ideologico, dato che non  tutti giustamente erano dell’idea, che fu di pochi, di andare a  "cercar la bella morte".

Chi accetta di andare al Nord, può partire da solo o con tutta la famiglia. Poche ore di preavviso e tocca fare le valigie. Per allettarli le pensano e concedono tutte: indennità di bombardamento e di missione; alloggio e vitto in abbondanza, quando si campava con la tessera annonaria. Partono anche il modulame e le calcolatrici, ma di queste, sempre controllate minuziosamente, ben 19 risultano mancanti.

Realizzare il trasferimento, però, si rivela subito problematico: mancano i torpedoni e non è facile trovare treni, che sono pochi e procedono lentamente.

La sede romana dell'Istat chiude alla fine di gennaio del 1944. Solo due scaglioni di impiegati partono dalla stazione di Roma Tiburtina tra il novembre 1943 e il febbraio 1944. Al commissario Adami sembra non sfuggire nulla e sempre da lui bisogna passare per vedere soddisfatta ogni necessità.

La fase itinerante della statistica segna un forte calo della produzione di dati. Innanzitutto, non si riesce a trasferire gli archivi e c'è poi grande difficoltà a interagire con gli altri ministeri titolari di indagini, avendo questi sedi sparse in tutto il Nord Italia. Per di più, già a maggio 1944 c'è penuria di carta per stampare finanche il Compendio e a cercarla bisogna pagare "prezzi sbalorditivi".

Per il resto, la vita degli impiegati segue i ritmi del tempo, talora allietata da qualche Sabato teatrale, talaltra movimentata da raccolte di fondi, come quella per fornire "ali da caccia alla nostra Aeronautica".

Finita l'avventura di Salò, ciascuno tenta di ricominciare come può. L'Istat, orbato del Regno, torna a essere soltanto Istituto Centrale di Statistica.

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