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Mercoledì, 18 Feb 2026

di Rocco Tritto

La rapidità con la quale Usi-Ricerca e Il Foglietto hanno criticato, dopo le dimissioni di Enrico Giovannini del 28 aprile scorso, la nomina alla guida dell’Istat di un presidente pro tempore, senza che la stessa fosse stata previamente sottoposta al giudizio obbligatorio delle competenti commissioni parlamentari, che avrebbero dovuto dare il proprio placet con una maggioranza dei due terzi, ha costretto il governo, dapprima a pubblicare una precisazione sul proprio sito istituzionale e, successivamente, a riferire in Parlamento.

Nella seduta del 3 luglio scorso, infatti, il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Dario Franceschini, ha ricostruito tutta la vicenda, che non sembra discostarsi molto da quanto scritto dal Foglietto il 21 e il 25 giugno.

Peccato, però, che a una diagnosi così precisa il governo non abbia somministrato la giusta terapia che doveva essere, nell’immediato, quella della nomina di un commissario e non di un  presidente - figura che è sempre pro tempore - senza il previo esame da parte delle commissioni parlamentari.

L’intervento del ministro è servito tutt’altro che a chiarire la vicenda, visto che, con una sorta di clamorosa retromarcia, il rappresentante del governo non ha più parlato di nomina di un "presidente pro tempore" bensì di un "facente funzioni di presidente" che – come noto – è figura giuridica assai diversa alla prima.

L’unica novità nel discorso di Franceschini, pertanto, sta nel fatto che ora il “presidente pro tempore” è diventato “facente funzioni di presidente”, quasi che la vicenda non fosse già di per sé poco complicata.

Continuando di questo passo, c’è da aspettarsi che, in contrapposizione a tali inesistenti figure, verrà introdotta l’altra del “presidente pleno jure”. Per non parlare della confusione che questa storia rischia di ingenerare nella testa dei presidenti degli altri enti pubblici che, non essendo stati nominati pro tempore, possono essere indotti a credere di fare i presidenti a vita.

Scherzi a parte, fermo restando che, per quei pochi che non lo sapessero, “presidente pro tempore” altro non significa che “presidente in carica”, non era difficile pensare, all’indomani delle dimissioni di Giovannini, alla nomina di un semplice commissario, il cui compito è proprio quello di far funzionare un ente allorquando venga meno, per una qualsiasi ragione, la figura del presidente, senza che sia prevista nello statuto dell’ente stesso la figura del vice. Del resto, anche lo scorso anno la Corte dei conti, di fronte alla dissestata situazione economica dell’ente statistico, aveva suggerito al governo Monti, che non ha raccolto l’invito, di nominarne uno.

Un dato è certo: il provvedimento di nomina del "presidente pro tempore" dell’Istat, adottato dal premier Enrico Letta lo scorso 13 giugno, resta tuttora inconoscibile, tranne che per qualche magistrato contabile, essendo stato trasmesso - così si dice -  alla Corte dei conti per la registrazione.

Non proprio una bella figura per chi, come il governo, dà i voti alla trasparenza degli altri.

Franceschini, infine, ha definitivamente chiarito che con l’uscita di scena di Giovannini il cda dell’ente era nella impossibilità di funzionare.

Ma allora se così è, aveva proprio ragione Il Foglietto quando scriveva lo scorso 12 maggio che la riunione del cda dell’Istat tenutasi il 30 aprile, sotto la presidenza di un consigliere, per l’occasione battezzato senior, era da considerarsi illegittima.

E dire che nel corso di quella riunione venne approvato addirittura il conto consuntivo dell’ente per l’anno 2012 che, ora, bisognerà dunque riapprovare. O no?

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