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Mercoledì, 18 Feb 2026

di Roberto Tomei

A maggio di quest’anno, Il Foglietto aveva dato notizia della querelle insorta tra l’Ingv e la soc. Sviluppo Pisa, società di scopo di proprietà della PisaMo spa, a sua volta posseduta al 100% dall'amministrazione comunale di Pisa, per la  realizzazione completa dell'intervento relativo al piano attuativo per la riorganizzazione funzionale dell'area compresa tra via Quarantola, via Cesare Battisti, via Pietro Mascagni e la sede ferroviaria a Pisa.

In pratica, a causa di asseriti ritardi nella realizzazione della nuova sede pisana dell’Ingv da parte della società, l’ente, presieduto da Stefano Gresta e diretto da Massimo Ghilardi, si era rivolto al Tribunale di Pisa al fine di ottenere la declaratoria di nullità e/o annullamento del contratto preliminare, che prevedeva un costo di 9 milioni di euro, oltre Iva, a carico del medesimo Ingv.

All’epoca, anziché avvalersi del patrocinio notoriamente gratuito dell’Avvocatura dello Stato, il cda dell’ente ritenne di optare per un legale del Foro di Pisa, adducendo motivazioni che suscitarono forti perplessità.

L’Ingv si era giustificato, innanzitutto, adducendo la circostanza che l’Avvocatura erariale “ha sede a Firenze e nessun ufficio a Pisa” e che l’Avvocatura stessa era sprovvista della “conoscenza delle problematiche legate al fatto”, mentre l’avvocato incaricato non solo ne era edotto ma conosceva “nei minimi dettagli i fatti e la storia del Progetto”. Non facciamo fatica a crederlo, soprattutto perché l'avvocato in questione ben conosceva anche i termini del pressoché coevo contenzioso tra lo stesso Ingv e la proprietà dell'immobile tuttora sede della Sezione pisana dell'ente di via di Vigna Murata, contenzioso che, però, lo vedeva schierato a difesa non dell'Istituto di Gresta e Ghilardi ma della controparte.

Forse, il cda avrebbe dovuto porre più attenzione nell'affidamento dell'incarico professionale.

Ad abundantiam, il cda aveva anche invocato “l’estrema urgenza che i fatti richiedono”.

Già allora, facemmo notare che la giustificazione appariva assai debole, dato che il capoluogo toscano dista da Pisa soltanto una cinquantina minuti, sia che lo si voglia raggiungere in treno (partenza da S.M. Novella) che in auto, per cui l’Avvocatura dello Stato non stava proprio dall’altra parte del mondo.

Sta di fatto che a distanza di pochi mesi la storia si è ripetuta, tale e quale, ma con qualche aggravante.

E’ accaduto, infatti, che la società Sviluppo Pisa, assistita dal professor Giuseppe Toscano, è passata al contrattacco, citando in giudizio l’Ingv davanti al Tribunale di Roma, per ottenere dall’ente il pagamento della somma di 2 milioni e 700 mila euro a titolo di stato avanzamento lavori.

Ora, si sa che proprio a Roma ha sede l’Avvocatura Generale dello Stato che, per quanto ignara di storie locali, notoriamente vanta professionisti di tutto rispetto, capaci di leggere ogni sorta di documenti, dunque anche quelli della controversia pisana.

Con una pervicacia degna di miglior causa, che si fa gran fatica a giustificare sotto ogni punto di vista, l’Ingv ha confermato, anche per tale nuovo contenzioso, l’incarico all’avvocato del Foro di Pisa, sempre sul presupposto che l’Avvocatura a Pisa non c’è, dimenticando, però, che il nuovo contenzioso si svolge a Roma; facendo leva, in aggiunta, sulla inarrivabile conoscenza dei fatti, per di più nel loro sviluppo storico, da parte dell’avvocato pisano; con la precisazione, infine, che al medesimo legale non verrebbe corrisposto alcun compenso aggiuntivo rispetto a quanto già concordato per la causa innanzi al Tribunale di Pisa.

Salvo due piccoli ritocchi: uno dichiarato e l’altro rimasto imprecisato.

Il primo, attiene al “rimborso spese per le eventuali udienze ulteriori rispetto alle cinque previste” (sic!); l’altro, riguarda  la nomina di un secondo avvocato, codifensore con funzioni di domiciliatario, sul costo del quale nulla si dice.

Manco a dirlo, ancora una volta si invoca l’estrema urgenza, peraltro indimostrata, ma forse in re ipsa, visto che il provvedimento è stato adottato dal cda, addirittura in quel di Grottaferrata, nel corso del G20 dell'11 settembre scorso.

Purtroppo, crediamo, con una conoscenza "storica" della vicenda di gran lunga inferiore a quella dell'avvocato prescelto.

Che dire? Errare humanum est perseverare diabolicum.

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