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Mercoledì, 18 Feb 2026

Forse nel disperato tentativo di compiacere a tutti i costi il Governo, dal quale comunque dipende, questa volta l'Istat sembra averla fatta davvero grossa.

Secondo una circostanziata ricostruzione di Stefano Feltri sul Fatto Quotidiano di oggi "Deficit, l'Italia bluffa sui conti", nel trasmettere alla Commisione Europea il 30 settembre scorso i dati sui conti pubblici, l'Istat avrebbe modificato il 3,1% del rapporto deficit/Pil - contenuto nella Nota di aggiornamento al Def del 20 settembre - in 3%.

Un solo decimale, è vero, ma che fa la differenza tra aver sforato le regole del Patto di stabilità o averle rispettate.

Come abbia fatto l'ente statistico è un mistero, considerando che la procedura è codificata nei regolamenti comunitari ai quali è obbligato ad attenersi.

Ma ciò che lascia sconcertati è il fatto che l'Istat, nella sua nota del 21 ottobre, dichiara che per il 2013 sono stati utilizzati i dati contenuti nella Nota di aggiornamento al Def, anch'essa un documento ufficiale che il governo presenta al Parlamento, secondo quanto previsto dalla legge 196/2009 (possibilmente senza sviste, successivamente corrette senza peraltro darne comunicazione).

Dei 36.763 milioni di euro di saldo primario e dei 47.186 milioni di euro di indebitamento netto, nella Nota di aggiornamento al Def non c'è traccia. Tanto che il numero sull'indebitamento non si capisce proprio da dove provenga, anche - quando si dice la combinazione - corrisponde esattamente al 3,03% del Pil, che non si sa bene per quale motivo viene poi arrotondato al 3%, così facendo scomparire quasi 500 milioni di maggiore indebitamento.

La posizione dell'Istat, "abbiamo usato i dati forniti dal Ministero", così come riferito nell'articolo di stampa, appare al di fuori delle regole.

Se quanto riportato dal Fatto e denunciato anche dal Movimento 5 Stelle trovasse conferma, ci sarebbe da chiedersi chi e con quali modalità possa aver imposto o suggerito all'Istat di comunicare alla Commissione europea quei numeri e non quelli effettivamente contenuti nella previsione ufficiale a legislazione vigente.

Per quale motivo, poi, secondo quanto affermato dallo stesso Istat, Eurostat non avrebbe avuto alcunché da osservare?

Si tratta di interrogativi inquietanti sui quali occorre fare chiarezza al più presto, per non ingenerare dubbi sulla lealtà dell'Istituto nazionale di statistica nei confronti della collettività, prima ancora che del Governo.

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