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Mercoledì, 18 Feb 2026

di Rocco Tritto

Non c’è pace in via di Vigna Murata, sede dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), ente di ricerca presieduto da Stefano Gresta e diretto da Massimo Ghilardi.

E’ di qualche giorno fa, infatti, la presentazione in Parlamento, ad iniziativa del deputato questore Paolo Fontanelli (Pd) e del suo compagno di partito, Federico Gelli, di una interpellanza urgente al ministro dell’Istruzione, università e ricerca, che dovrebbe rispondere in Aula venerdì prossimo

Oggetto dell’atto di sindacato ispettivo, la sconcertante vicenda, di cui in passato si è occupato Il Foglietto [1-2], di un edificio polifunzionale in costruzione, che a maggio del 2009 l’Ingv si era impegnato con tanto di contratto preliminare ad acquistare, per adibirlo a propria sede nella città di Pisa, al prezzo di 9 milioni di euro, oltre Iva, e che ora, nonostante sia stato ultimato, non vuole più.

Secondo i deputati  interpellanti, l’Ingv sosterrebbe, con alcune missive inviate alla Sviluppo Pisa, “che ‘l’opera non [sarebbe] più collimante con i programmi strutturali ed organizzativi dell’Ente e con le risorse attualmente disponibili’ ovvero che “la crisi immobiliare enfatizz[erebbe] anche il peso di un costo che già in partenza appariva di elevato livello’, giungendo a richiamare anche le norme di spending review che, a suo parere, le impedirebbero di ottemperare alle obbligazioni contrattualmente assunte”.

La costruzione era stata affidata, a seguito di gara pubblica europea, alla srl Sviluppo Pisa, interamente posseduta dalla Pisamo spa, a sua volta società in house del Comune di Pisa.

“Il rifiuto opposto da Ingv - scrivono i deputati Fontanelli e Gelli - sembra porsi in aperta violazione della regolamentazione contrattuale e non appare, altresì, giustificato da alcuna norma dei decreti spending review, i quali disciplinano fattispecie differenti da quelle oggetto del contratto preliminare del 14 maggio 2009 e sono comunque successivi alla stipula di tale contratto”.

“Al contrario – proseguono gli interpellanti - il rifiuto di pagamento opposto da Ingv costituisce per la Sviluppo Pisa, e quindi per il Comune di Pisa, un insanabile elemento di disequilibrio finanziario del piano economico sotteso all’operazione ad iniziativa pubblica della ‘Sesta Porta’ ... “, al quale deve aggiungersi che “ essendo stato l’edificio realizzato esclusivamente per soddisfare le specifiche e peculiari esigenze di Ingv, è estremamente difficoltoso, se non impossibile, reperire in tempi rapidi sul mercato un soggetto alternativo ad Ingv medesimo che sia interessato ad acquistare l’edificio al prezzo previsto nel preliminare, dovuto alle caratteristiche tecniche e funzionali che presenta l’immobile e che sono studiate ad hoc per l’Istituto”.

I due deputati, dopo aver ricordato che per la vicenda accesa in sede giurisdizionale, l’Ingv rischia “di dover sostenere notevolissimi costi, con connesse responsabilità in capo ai vertici dell’Ente … ”, si rivolgono al ministro dell’Istruzione, università e ricerca, per conoscere “quali azioni abbia intrapreso, ovvero intenda intraprendere, nell’ambito dei suoi poteri di vigilanza sull’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, per cercare di ricomporre l’incresciosa vicenda che coinvolge due soggetti entrambi totalmente pubblici e rappresentativi di interessi altrettanto pubblici, nonché per richiamare l’Istituto da esso vigilato dal Ministero all’osservanza delle norme sui contratti e all’adempimento di obbligazioni assunte con un contratto formalmente e liberamente sottoscritto”.

Un vicenda davvero paradossale, se non addirittura kafkiana, ove si consideri che, da notizie in possesso del Foglietto, l’Ingv, che per ragioni di spending review avrebbe deciso di rinunciare all’immobile edificato su sua esplicita richiesta dalla società comunale, in realtà starebbe ora per acquisire un altro edificio, sempre in quel di Pisa.

E’ di qualche settimana fa, infatti, la missione di Ghilardi nella città della Torre Pendente, dove avrebbe visionato un immobile, in zona centrale, da prendere in locazione con diritto di riscatto, con la formula “rent to buy”, sempre da adibire a sede della sezione pisana dell’Ingv.

E sarebbe stato proprio il direttore della locale struttura dell’Ingv, all’indomani del blitz di Ghilardi, ad informare il personale delle intenzioni dell’amministrazione centrale, mostrando alcune foto dell’edificio (scattate col telefono cellulare) e la relativa planimetria.

La possibile nuova allocazione, però, non sembra convincere del tutto il personale, dal momento che le dimensioni della struttura, che in parte risulterebbe occupata da una palestra, non consentirebbero di ospitare tutti i laboratori della sezione.

Un pasticcio, dunque, destinato a complicare ulteriormente il delicato quanto pericoloso contenzioso in atto con la società Sviluppo Pisa, che potrebbe avere pesanti ricadute sulle esangui finanze dell’ente di via di Vigna Murata.

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