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Venerdì, 19 Giu 2026

Tra le poche cose concrete venute fuori dalla recente, troppo celebrata riforma della pubblica amministrazione (legge n. 114 del 2014), si deve registrare l’abolizione delle Scuole di formazione delle amministrazioni centrali, veramente troppe e non necessarie, tra cui la Scuola di statistica, costola dell’ultraottuagenario Istat.

Per effetto del richiamato dettato normativo è stata istituita la Scuola nazionale di amministrazione, che però deve ancora emanare gli opportuni atti organizzativi per la prosecuzione, tra le altre, anche dell’attività della citata Scuola di statistica, già tempestivamente soppressa dal presidente dell’Istat.

Fino a che questi atti non saranno emanati, in giuridichese ci troveremo in quella fase che si definisce “nelle more”, nella quale, essendo l’ordinamento affetto dall’horror vacui, per assicurare il prosieguo delle funzioni della cessata Scuola di statistica, le stesse sono state affidate alla Direzione generale dell’ente di via Balbo, che prenderà in carico così anche le relative strutture e il personale.

Ne sono così scaturite  la ricostituzione delle pregresse strutture organizzative, la riconferma degli incarichi ai responsabili, con correlativa assegnazione di personale, e persino una struttura in più per “supportare il direttore generale nel coordinamento delle funzioni della scuola soppressa”. In totale si tratta, udite udite, di ben otto strutture non dirigenziali, di cui due sono costituite da progetti, all’interno delle quali trovano posto circa una quarantina di dipendenti, con una media di appena 5 componenti per ogni singola struttura.

A leggere la relativa delibera, oltre che a supportare, è tutto un coordinare, promuovere, sviluppare, curare e assicurare.

Insomma, come dire, “morta la scuola, viva la scuola”, con il solo ex direttore della Scuola stessa, professor Tommaso Di Fonzo, mancante all’appello.

Quanto a noi, a fronte dei nove mesi indicati dal presidente come necessari per riformare l’Istat, non riusciamo a nascondere lo stupore per il singolare decisionismo manifestato nella riorganizzazione delle strutture di una Scuola che non esiste più.

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