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Mercoledì, 26 Ago 2026

A saperli ritrovare, sull’Intranet dell’Istat si possono leggere tre documenti [1, 2, 3] sul prossimo destino della statistica ufficiale nostrana: una comunicazione del presidente, un Executive Summary e un più ampio Progetto di modernizzazione presentato al Comitato di Presidenza allargato (non sappiamo quanto) il 5 dicembre scorso.

Chi abbia trascorso anche solo un lustro di lavoro nell'ente di via Balbo e dintorni sa che la statistica ufficiale vive, e non da oggi, in una sorta di rivoluzione (=riorganizzazione) permanente, che tuttavia anche al più distratto osservatore risulta, alla prova dei fatti, più apparente che reale. Cose, insomma, che già Giuseppe Tomasi di Lampedusa, nel suo Gattopardo, aveva capito molto bene, facendole diventare proverbiali.

Alla regola della riorganizzazione, che da alcuni anni si pretende pure “condivisa”, non si è sottratto nemmeno l’attuale presidente, anch’egli coerente con la tradizione, rinnovata però sul piano della lingua, dato che ora si parla di “un chiaro modello a tendere innovativo e capace di motivare e coinvolgere tutto il personale”.

Come se fosse facile motivare un personale da anni senza rinnovi contrattuali (neppure integrativi). In ogni caso, una rivoluzione, visto che trattasi di quello stesso personale che finora non è stato informato nemmeno delle decisioni del cda, se non con resoconti superliofilizzati.

A parte questo trascurabile, ma non troppo, dettaglio, nella sua comunicazione Alleva dice di aver attivato da luglio scorso (praticamente, dal momento del suo insediamento) “un progetto per elaborare un documento di lavoro, direttamente in capo al Presidente e coordinato da Piero Demetrio Falorsi”, poi approvato dal Comitato di Presidenza l’8 settembre (data evidentemente destinata a ricorrere nella nostra storia) e reso operativo dal 18 dello stesso mese.

Completata entro il mese di novembre, la proposta potrà essere discussa e rivista (da chi e con che margini di trasformazione non si sa) fino a tutto gennaio prossimo, così da essere poi girata al Consiglio, che finalmente deciderà la riorganizzazione nei mesi successivi.

Negli altri due documenti indicati in apertura, di cui il secondo è svolgimento del primo, dopo una pars destruens si passa all’illustrazione di una sintetica pars construens, cioè dell’Istat che verrà.

Ma andiamo con ordine.

Il punto di partenza è ormai un classico di questi documenti: cambia il mondo, la statistica deve adeguarsi, raccogliendo le sfide (copyright dell’ex dg Paolo Garonna) del cambiamento. Negli ultimi vent’anni, stando ai documenti di coloro che si sono susseguiti alla guida dell’ente, l’Istat ha sempre “raccolto le sfide”, ma non è dato sapere quante ne abbia vinte.

Scendendo al concreto, il documento suona la campana a morte all’organizzazione per dipartimenti (paragonati a silos con know-how locale e verticale, di fatto “monadi senza finestre”), giudicata incompatibile con una governance più snella ed efficiente. Si avverte, comunque, non tanto l’esigenza di una rivoluzione quanto di un’evoluzione, da realizzare con una certa accelerazione, compiendo meno indagini e puntando tutto sui registri statistici “con meccanismi di alimentazione nel continuo basati esclusivamente su flussi telematici”.

Il nuovo assetto prevede due poli: produzione e servizi trasversali, di appoggio e ausilio ai primi che, quando ne hanno bisogno, possono sempre contare su di loro. Questo il succo della proposta.

Ora, poiché la manna scende dal cielo solo nella Bibbia, una task force gestirà il progetto di modernizzazione, attenta, tra l’altro, al profilo “reputazionale” (c’è scritto proprio così).

Numerosi gli anglicismi ad adiuvandum presenti nel documento, che nei suoi punti essenziali potrebbe essere illustrato anche solo facendo leva su di loro. Ci proviamo. Fine dei silos col know-how locale e verticale, rafforzamento della governance, nuovo assetto con la Business Architecture, servizi trasversali regolati dal Service Level Agreement, scelte su base corporate con un meccanismo di Portfolio Management e, infine, pure i Quick win. Più chiaro di cosi!?!

Come detto all’inizio, in questi anni le riorganizzazioni si sono sprecate, ma non si può dire che all’Istat siano venute fuori mirabilia. Anzi.

Forse è il caso di ricordare che certe volte il peggioramento dello stato di salute del paziente avviene per sindrome farmacologica.

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