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Mercoledì, 14 Ott 2026

Nel cervello, le connessioni tra neuroni, chiamate sinapsi, vengono continuamente controllate e rimodellate: l’eliminazione delle sinapsi danneggiate o non più funzionali è un processo essenziale per mantenere l’equilibrio delle reti neuronali.

Questa funzione è svolta soprattutto dalla microglia, le cellule immunitarie residenti del cervello. Molto meno si sa, invece, del contributo di altre cellule gliali, come gli astrociti, soprattutto quando questi meccanismi diventano alterati nelle malattie neurodegenerative.

Grazie a un finanziamento STARS (Supporting Talent in ReSearch) dell’Università di Padova, la prof.ssa Laura Civiero del Dipartimento di Biologia (che ha ottenuto di recente un finanziamento della Michael J. Fox Foundation per sviluppare strategie terapeutiche innovative a beneficio delle persone affette da malattia di Parkinson) ha avviato e rafforzato una nuova linea di ricerca dedicata proprio allo studio della glia, un gruppo di cellule fondamentali per il funzionamento del cervello. Per molto tempo considerate semplici cellule di supporto ai neuroni, oggi le cellule gliali sono riconosciute come protagoniste attive nella salute del sistema nervoso e nelle malattie neurodegenerative.

La ricerca sviluppata si è concentrata sulla comprensione di come gli astrociti partecipino al controllo e alla rimozione delle sinapsi e in che modo questo processo contribuisca alla perdita di connessioni nervose nella malattia di Alzheimer. Lo studio ha identificato un nuovo meccanismo attraverso cui gli astrociti riconoscono e rimuovono sinapsi alterate: i risultati sono stati pubblicati sulla rivista scientifica «Molecular Neurodegeneration» nell’articolo Atypical chemokine receptor 3 regulates synaptic removal in disease astrocytes.

«Nel cervello, le sinapsi sono continuamente controllate per garantire che le reti neuronali funzionino correttamente. Quando una sinapsi diventa danneggiata o non più funzionale, deve essere riconosciuta ed eliminata. Il nostro studio mostra che, nella malattia di Alzheimer, gli astrociti possono contribuire a questo processo attraverso il recettore ACKR3 – commenta Laura Civiero, prima autrice dell’articolo –. Questo recettore agisce come una sorta di sensore molecolare: riconosce un segnale presente sulle sinapsi alterate e guida gli astrociti verso la loro rimozione. Quando questo meccanismo è eccessivamente attivo, però, può contribuire alla perdita patologica di connessioni neuronali. Ridurre l’attività di ACKR3 nei modelli sperimentali ha permesso di proteggere le sinapsi e di migliorare alcuni aspetti della funzione cognitiva».

Questi risultati aprono nuove prospettive nello studio della neurodegenerazione: comprendere meglio il ruolo degli astrociti significa guardare oltre il neurone e considerare il cervello come un sistema complesso, in cui diverse popolazioni cellulari collaborano al mantenimento della sua funzione. La glia emerge così come un possibile bersaglio per future strategie terapeutiche volte a proteggere le connessioni neuronali e rallentare la progressione delle malattie neurodegenerative.

(Fonte: Università di Padova)

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