Giornale on-line fondato nel 2004

Martedì, 25 Ago 2026

Modificare il “microambiente tumorale” per aumentare l’efficacia dei farmaci che combattono i tumori, riducendone al tempo stesso la tossicità. È l’innovativo approccio che emerge da uno studio realizzato dal gruppo di ricerca coordinato dal professor Nicola Baldini del Dipartimento di Scienze Biomediche e Neuromotorie dell’Università di Bologna e svolto all’Istituto Ortopedico Rizzoli. Il team di ricerca è da tempo impegnato nello studio del comportamento dei tumori ossei.

Grazie a ricerche condotte anche a Bologna, è noto da tempo che per molti tumori, come ad esempio l’osteosarcoma, il tumore maligno primitivo più frequente dello scheletro, la resistenza ai farmaci antitumorali è legata alla sovraespressione della glicoproteina P, una pompa transmembrana che riduce la concentrazione di farmaco all’interno delle cellule tumorali, limitandone così l’efficacia. Più di recente il gruppo guidato dal professor Baldini ha chiarito che questa resistenza dei tumori ai farmaci antitumorali non è legata a un singolo fattore, ma deriva piuttosto dal modo in cui le cellule interagiscono all’interno del “microambiente tumorale.

La nuova ricerca, di recente pubblicata sulla rivista Oncotarget, fa un ulteriore passo avanti, descrivendo per la prima volta la resistenza ai farmaci antitumorali come conseguenza dell’acidificazione dello spazio extracellulare causata dal metabolismo alterato delle cellule tumorali.

Il “microambiente tumorale”, dunque, avrebbe un ruolo determinante nel regolare le relazioni tra le cellule. Tanto che – sottolinea il nuovo studio – riducendo il pH (ovvero aumentando il livello di acidità) del fluido che circonda le cellule tumorali, si genera in brevissimo tempo una drastica riduzione della quantità di farmaco in grado di entrare nella cellula, indipendentemente dall’attività della glicoproteina P.

“Questo impressionante fenomeno – spiega il professor Baldini – è conseguente all’alterazione di distribuzione delle cariche ai due lati della membrana citoplasmatica che è in grado di impedire l’ingresso nella cellula delle molecole cariche positivamente come, appunto, i farmaci antitumorali”.

La ricerca svela un approccio innovativo che, combinando il farmaco antitumorale con molecole in grado di impedire l’acidificazione dello spazio extracellulare, rende possibile inibire il fenomeno della chemioresistenza, ovvero la resistenza delle cellule tumorali all’azione del farmaco.

Grazie a questo nuovo metodo, diventa possibile aumentare l’efficacia dell’attività antitumorale del farmaco riducendone al tempo stesso la concentrazione, e quindi la tossicità.

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.


 

 

Ti piace l'informazione del Foglietto?

Se ti piace quello che leggi, puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro sostenendoci con quanto pensi valga l'informazione che hai ricevuto. Anche il costo di un caffè!

SOSTIENICI

empty alt

Dieci anni dopo Amatrice. Rammendare non basta più

Nel decimo anniversario del terribile terremoto di Amatrice e Accumoli, penso con amarezza a...
empty alt

Sindrome di Kabuki, ricerca internazionale fa emergere il ruolo chiave della cromatina

Ritardo della crescita, ipotonia muscolare, anomalie cranio-facciali, deficit cognitivo e...
empty alt

"Non è mai troppo tardi. Alberto Manzi, una vita tante vite", più attuale che mai

Non è mai troppo tardi. Alberto Manzi, una vita tante vite, di Giulia Manzi – ADD editore,...
empty alt

Shanghai Ranking 2026, Sapienza Università di Roma prima in Italia

Per la classificaAcademic Ranking of World Universities (ARWU), stilata dall'organizzazione...
empty alt

I dazi di Trump? Altro che Liberation Day. Tutti i numeri di un flop

L’ufficio statistico Usa ha pubblicato di recente i dati sulla bilancia commerciale statunitense...
empty alt

“Borgo”, film drammatico-thriller, con una grande Hafsia Herzi

Borgo, regia di Stéphane Demoustier, con Hafsia Herzi (Mélissa Dahleb), Moussa Mansaly (Djibril),...
Back To Top